ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGIORNATA DELLA MEMORIA 2021

Pietre di inciampo, a Milano altre 31 vittime «tornano a casa»

La memoria depositata nelle strade dal capoluogo lombardo. Ci racconta il progetto Marco Steiner, presidente del Comitato per le Pietre d'inciampo di Milano

di Maria Luisa Colledani

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(Ansa)

La memoria depositata nelle strade dal capoluogo lombardo. Ci racconta il progetto Marco Steiner, presidente del Comitato per le Pietre d'inciampo di Milano


3' di lettura

Di nuovo a casa, nella loro Milano. «Le pietre d'inciampo questo significano: riportare a casa le vittime della violenza nazi-fascista», esordisce Marco Steiner, presidente del Comitato per le Pietre d'inciampo di Milano. Con il Giorno della Memoria 2021, la città si arricchisce di 31 nuove pietre che faranno anche parte del progetto Instagram History, in collaborazione con Imille Agency, Ctrl Magazine, Comune di Milano e gli studenti degli istituti Galdus, Carlo Porta, Manzoni e Marconi (https://youtu.be/IqLCP8b1Hcc) .

La memoria sotto forma di nomi e cognomi, date di nascita e morte, di vite ritrovate: perché, camminando nelle nostre strade, nelle nostre piazze, la storia sia un libro aperto, accessibile a tutti e si scoprano le vite di chi ha lottato per darci un Paese libero.

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Nelle vie di Milano, adesso, abitano di nuovo Vincenzo Aulisio, Luigi Azria, Carlo Bianchi, Sebastiano Cappello, Arturo Colombo, Angelo Colombo, Tullio Colombo, Angelo Fabello, Cesare Finzi, Iginia Fiorentino, Samuel Emilio Fiorentino, Giulio Levi e la moglie Olga Luigia, Mario Luzzatto, Aquilino Mandelli, Luigi Monti, Edoardo Orefice, Romano Perelli, Ottaviano Pieraccini, Sebastiano Pieri, Cesare Pistelli, Giulio Ravenna, Olga e Ines Revere, Mario Riva, Michele Tarantino, Rebecca Abolaffia Varon e le figlie Allegrina e Ida, Luigi Vercesi e Dante Villa.

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«Il Comitato riceve ogni anno decine di richieste da parte di familiari, circoli, associazioni, privati – spiega il presidente -, poi valutiamo le storie e operiamo una scelta che tenga conto di un giusto equilibrio fra deportati politici e deportati per causa razziale perché il progetto di Gunter Demning riguarda tutti coloro che sono stati uccisi dal nazismo. A Milano, ad esempio, le due tipologie si equivalgono a livello di numeri».

Attorno ai nomi, poi, si ricostruiscono le storie, gli incontri, i luoghi: fondamentale è l'aiuto del Cdec, il Centro di documentazione ebraica contemporanea, prezioso per ricostruire il percorso di deportazione dei cittadini di “razza ebraica”.

Spesso quel che manca è la vita precedente di queste persone e allora si scava e si scopre, archeologi della memoria: «Nei mesi scorsi – prova a spiegare Marco Steiner – il professor Francesco Carelli ci ha segnalato due nomi sui quali abbiamo lavorato: Ottaviano Pieraccini e Sebastiano Cappello. Del primo, telefonata dopo telefonata, passo dopo passo, abbiamo trovato anche alcuni familiari e ricostruito l'impegno come socialista, tanto che Pieraccini nel 1943 divenne responsabile del Movimento di Unità Proletaria.

Sebastiano Cappello, siciliano d'origine e arrestato nell'agosto del 1944, potrebbe aver pagato la renitenza alla leva della Repubblica di Salò». Passaggio dopo passaggio, queste vite disperse si ricompongono come un puzzle, dai cassetti escono le foto di volti ragazzini, qualche diario e anche le famiglie si ritrovano, come è accaduto a casa Revere.

«Grazie alle ricerche sulle sorelle Olga e Ines si sono incontrati cugini persi da trent'anni».Vite che non sono le nostre diventano nostre, protagonisti del nostro andare di fretta: ci ammoniscono affinché il passato tragico non torni. In Italia, le pietre d'inciampo sono oltre 1.300 distribuite in 130 comuni. In questa mappa cerchiamo di raccogliere città per città.

Tanta strada è stata fatta dalla prima posa, a Roma nel 2010. «Sono migliaia le persone che aspettano di tornare a casa, come Sebastiano Pieri, di cui nulla sapevamo. Ora, dopo la pietra che dal 2020 ricorda Andrea Schivo, agente di custodia nel carcere milanese, avrà la sua pietra a San Vittore: Pieri era una guardia scelta, apprezzato per il suo lavoro. Si offriva anche di aiutare i detenuti a mantenere rapporti clandestini con i parenti nascondendo i messaggi nella fodera del berretto di ordinanza, fino a quando non è stato scoperto, arrestato e deportato a Fossoli e poi a Mauthausen».

La voce di Steiner si commuove, gioisce, sogna, pensa al domani perché sa che la ricerca sui deportati nei campi di sterminio è l'unica, potente risposta alla violenza, alle prevaricazioni, ai rigurgiti antisemiti.

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