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Pietro Giuliani e la corsa di Azimut: «Ma restiamo sottovalutati»

Il presidente, alla guida da 30 anni: «La critica al mercato è rivolta a chi continua a ignorare il valore di Azimut, ma mentre qualcuno chiacchiera noi presentiamo i numeri»

di Isabella Della Valle


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Pietro Giuliani, presidente di Azimut Holding e del patto Timone Fiduciaria

3' di lettura

Pietro Giuliani è saldamente al comando di Azimut da 30 anni. Una presenza consolidata nel tempo non solo nell’ambito del risparmio gestito, che lo vede tra i pionieri dei fondi comuni di investimento, ma anche in Borsa, quando nel 2004 decise di portare Azimut sul parterre di Piazza Affari.

Ora rimarca il successo dell’operazione che si è appena conclusa e che ha determinato la cessione dell’1,78% del capitale sociale di Azimut da parte di Timone fiduciaria (che rappresenta gli aderenti al patto di sindacato di Azimut). Più nel dettaglio sono state vendute 2,55 milioni di azioni a 23,7 euro per azione, a distanza di meno di due anni dall’altra operazione del maggio 2018 quando gli stessi 1.206 azionisti aderenti al patto di sindacato acquistarono 7 milioni di azioni ordinarie di Azimut Holding (pari al 5% del capitale sociale) al prezzo di 14,37 euro per azione.

Giuliani parla nella duplice veste di presidente del Patto di Sindacato di Timone Fiduciaria e di presidente di Azimut Holding.

Ingegner Giuliani, l’offerta era riservata a investitori istituzionali. Com’è andata?
La domanda che abbiamo ricevuto nella vendita delle azioni realizzata per chiudere la leva, è stata 6 volte superiore all’offerta, buona parte della quale arriva dagli Stati Uniti e Uk.

Lei ha scritto una lettera a tutti gli aderenti al patto rivendicando di aver più che raddoppiato il valore dell’investimento effettuato in Azimut nel maggio del 2018 e non risparmiando qualche critica nemmeno troppo velata al mercato.
Rivendico con forza un fatto oggettivo: 1.206 persone che lavorano in Azimut e che meno di 2 anni fa hanno investito 50 milioni di tasca loro, senza stock option, oggi hanno circa 107 milioni in azioni e, grazie al successo della leva, gli viene contabilizzata una plusvalenza del 200% che rimane investita in azioni Azimut. Azioni che restano nel patto, nessuno ha monetizzato nulla. La critica al mercato è rivolta a chi continua a ignorare il valore di Azimut, ma mentre qualcuno chiacchiera noi presentiamo i numeri.

Si spieghi meglio.
Da tempo facciamo i conti con signori che continuano a mandare informazioni a tutti i media che certo non mettono Azimut sotto una buona luce. Peccato che da anni i fatti li smentiscano. Al di là di questa operazione, vorrei ricordare che da quando ci siamo quotati, cioè da 15 anni, abbiamo guadagnato oltre il 1000% sul capitale investito e nel 2019 Azimut è stato il titolo che è salito di più in assoluto, nonostante sia anche stato tra quelli più shortati. Mi viene da pensare che ci siano anche delle asimmetrie informative sul mercato che ne compromettono a volte il funzionamento.

Vale dire?
Ci sono società che operano nello stesso settore di Azimut e che da anni chiudono il bilancio con utili inferiori, ad esempio nel 2019, di almeno 100 milioni in un paio di casi. Ecco, quello che non riesco a capire, e da qui il mio dubbio che sul mercato ci siano asimmetrie, è questo: se i profitti sono inferiori, e la crescita è inferiore o uguale, come è possibile che la capitalizzazione in Borsa sia invece molto più elevata?

E quale risposte si è dato?
Che siamo sottovalutati. Per questo noi investiamo nel nostro titolo e continueremo a farlo.

Per questo ha anche annunciato che prima della presentazione del piano a 5 anni farete un’altra operazione?
Sì, ma non solo. Stiamo preparando una nuova operazione perché oggi ci sono più di 200 nuovi colleghi rispetto a due anni fa e vogliamo dare anche a loro la possibilità, partecipando a un’operazione analoga, di investire in Azimut e guadagnare come è sempre successo a tutti quelli che lo hanno fatto dalla quotazione a oggi.

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