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Pil 2020, Italia peggio della Germania ma meglio di Regno Unito e Spagna

Nella gara del valore aggiunto ai tempi del coronavirus, il podio va all'Irlanda, che al momento vanta addirittura una crescita media annuale del 3,2%. A seguire, ma con valori negativi, sono il Lussemburgo (-1,4%), la Lituania e la Norvegia (-1,6%)

di Davide Colombo

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(AFP)

Nella gara del valore aggiunto ai tempi del coronavirus, il podio va all'Irlanda, che al momento vanta addirittura una crescita media annuale del 3,2%. A seguire, ma con valori negativi, sono il Lussemburgo (-1,4%), la Lituania e la Norvegia (-1,6%)


3' di lettura

A dieci giorni dalla verità sulla variazione del Pil nell'ultimo trimestre del 2020, che tutti i previsori danno in negativo per via della recrudescenza dei contagi, il podio dei vincenti (si fa per dire) nella gara del valore aggiunto ai tempi del coronavirus va all'Irlanda, che al momento vanta addirittura una crescita media annuale del 3,2%. A seguire, ma con valori negativi, sono il Lussemburgo (-1,4%), la Lituania e la Norvegia (-1,6%). I valori rappresentano la variazione del Pil in termini destagionalizzati rispetto al livello del 2019 partendo dai tendenziali dei primi tre trimestri dell'anno più buio messi in fila da Eurostat.

I DATI EUROSTAT SUL PIL 2020
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Italia meglio di Regno Unito e Spagna

Assumendo una variazione nulla negli ultimi 90 giorni, questi valori sono molto vicini alla misura effettiva della recessione finale che ogni paesi avrà subito nel 2020. L'Italia, con un valore annuale pari a -8,3% si colloca nella parte bassa della classifica, in buona compagnia con la Francia (-8,0%), ma in condizioni migliori del Regno Unito, che dovrebbe chiudere l'anno con un -10,1% e della Spagna (-11,1%). Più resilienti alla crisi sanitaria si mostrano invece paesi come la Polonia (-2,5% il Pil di fine anno) che dal punto di vista della struttura economica sono molto più rappresentativi dell'Irlanda, di fatto considerato un off-shore che sta anche beneficiando dei traslochi di diverse società Uk dopo Brexit.

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Conta la velocità di uscita dalla recessione

L'eurozona in questo momento registrerebbe una recessione 2020 del 6,7%, mentre già sappiamo che la Germania ha chiuso con un arretramento del Pil del 5%, visto che Destatis, l'Ufficio federale di statistica tedesco ha bruciato tutti gli altri istituti nazionali comunicando la prima stima ufficiale a Eurostat nei giorni scorsi. Al di là delle propagande politiche, più o meno eleganti, sul chi ha vinto o chi ha perso in questa gara al ribasso, valgono per il momento due considerazioni. Primo: conta il dato dell'ultimo trimestre perché ci dirà quale eredità statistica lascia sulla crescita dell'anno in corso. Bankitalia, che settimana scorsa ha stimato un -3,5% tra ottobre e dicembre, prevede ora una crescita del Pil italiano non superiore al 3,5% quest'anno, contro stime governative molto più ottimiste. Seconda considerazione: conta la velocità con cui i diversi paesi usciranno dalla recessione perché se i rimbalzi si rivelassero troppo asimmetrici sarebbe un problema per la Bce calibrare l'uscita dalle misure di politica monetaria eccezionali che sono state attivate. “Probabilmente - spiega Fedele De Novellis di Ref. - l'uscita dei diversi paesi dalla crisi sarà contestuale. Questo perché il fattore chiave rappresentato dalla realizzazione di una campagna di vaccinazioni di massa sarà comune. Per un pieno superamento della crisi occorrerà attendere il 2022, ma già la seconda metà del 2021 potrebbe andare meglio. Per l'Italia sarebbe importante una normalizzazione delle tendenze in vista della stagione estiva, data la nostra specializzazione nel comparto turistico”.

Bankitalia non va oltre un +3,5% per quest'anno

Bankitalia nel Bollettino economico diffuso venerdì indica una ripresa a partire dal secondo semestre per gli investimenti, mentre i consumi seguirebbero più lentamente. Nel 2022 la crescita nelle proiezioni di Bankitalia arriverebbe al 3,8% per poi piegare a +2,3% nel 2023. Negli scenari più recenti – diffusi rispettivamente in novembre e in dicembre – la Commissione europea e l'OCSE si attendono un aumento del Pil italiano lievemente superiore al 4% quest'anno, prossimo al 3 nel 2022. Le differenze rispetto a questi previsori sono riconducibili in prevalenza alle valutazioni sull'impatto della seconda ondata di contagi (maggiormente negative nel breve termine ma con un rimbalzo più pronunciato in seguito, secondo le stime di Bankitalia) e all'inclusione degli effetti degli interventi nell'ambito della NGEU (esclusi dal quadro formulato dalla Commissione europea). Bankitalia attribuisce alla piena attuazione delle misure legate al Recovery Fund un impatto espansivo di 2,5 punti nel triennio 2021-2023.

Italia indietro anche nella corsa dei prezzi

Eurostat ha comunicato anche l'inflazione annua dei paesi dell'Ue confermando un valore medio negativo (-0,3%) che coincide con quello dell'Italia. Il nostro indice dei prezzi al consumo segna, nell'anno del coronavirus, l'ottava variazione consecutiva al di sotto delle medie europee. Una deflazione che corre di pari passo con le debolezze strutturali della nostra economia e che certo non aiuterà il governo nel disegno dei piani di rientro del debito/Pil negli anni che verranno. Nelle aspettative di inflazione e crescita registrate dalle indagini trimestrali di Bankitalia, infatti, l'inflazione rimarrebbe molto bassa per poi riprendersi un pò nel '22 e nel '23, ma sempre rimanendo al di sotto di quel 2% che vorrebbe la Bce.

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