Le incognite sulla ripresa

Ue pronta ad alzare le stime di crescita del Pil. Con 3 rischi all’orizzonte

Giovedì 11 novembre, la Commissione europea pubblicherà le nuove stime di crescita. Pare scontata una revisione in meglio del Pil per l’Eurozona, 4,8% e 4,5% nel 2021 e 2022, mentre per l’Italia le cifre più recenti di Bruxelles indicavano un +5% per il 2021 che saranno ritoccate all’insù

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Una ripresa robusta, con il Pil che recupera entro dicembre i livelli precedenti la pandemia, e il tandem Bce-Recovery fund che dà tempo ai Paesi per le riforme, in modo da rilanciare le economie oltre il mero traguardo di recuperare i livelli pre-Covid. È lo scenario che Francoforte, Bruxelles e le capitali dell’Eurozona puntano a confermare.

In settimana, giovedì 11 novembre, la Commissione europea pubblicherà le nuove stime di crescita. E sarà quella l’occasione per fare il punto sullo stato di salute delle economie. Pare scontata una revisione in meglio della crescita per l’Eurozona, 4,8% e 4,5% nel 2021 e 2022, mentre per l’Italia le cifre più recenti di Bruxelles indicavano un +5% per il 2021 che saranno ritoccate all’insù.

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Gentiloni: crescita forte ma anche alta incertezza

Anche perché allo stato attuale non mancano le incognite, che potrebbero influire sulla ripresa. La crescita economica in Ue «continua ad apparire forte», ma le prospettive sono dominate da «un’alta incertezza», con «alcuni notevoli rischi di peggioramento», ha detto di recente il Commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni. «Noi - ha aggiunto in occasione dell’Eurogruppo - siamo in una forte ripresa, con un outlook positivo. Ma allo stesso tempo seguiamo attentamente all’evoluzione» di due elementi: «l’andamento della pandemia e l’inflazione, dovuta anche all’aumento dei prezzi dell’energia.

La terza incognita che potrebbe pesare sulla ripresa sono le strozzature al commercio globale, che rischiano di frenare il settore manifatturiero.

Incognita inflazione

La prima sfida si chiama “inflazione”: tornata al galoppo negli ultimi mesi,sulla spinta dei rincari energetici, potrebbe scombussolare la roadmap della Bce. Anche perché la corsa dei prezzi al consumo potrebbe essere meno temporanea del previsto. Una corposa revisione verso l’alto delle stime d’inflazione della Commissione è certa. A doverci fare i conti nell’immediato è la Bce, che ha rinviato ogni decisione sulle prossime mosse di politica monetaria al meeting del 16 dicembre.

Quando, appunto, la presidente Christine Lagarde avrà sul tavolo le nuove proiezioni economiche di Francoforte. Con - secondo gli economisti - la sesta revisione consecutiva al rialzo dello scenario dei prezzi per il 2021-2023, che già sta agitando gli animi in Germania. Con l’inflazione al 4,1% a ottobre, Lagarde nell’ultimo meeting ha dovuto riconoscere che l’inflazione più alta durerà più del previsto, anche se ha rassicurato sul fatto che il sostegno monetario continuerà. Un problema per la Bce, per due motivi: la ripresa nell’Eurozona è più fragile che negli Usa, dove la Fed già a fine novembre comincerà il “tapering” riducendo globalmente gli acquisti di debito. Inoltre, il programma pandemico della Bce (Pepp) sta finanziando il deficit che sorregge la crescita di paesi come l’Italia. Non sarà facile procedere nella lunga strada verso la normalizzazione monetaria (il Pepp scade a marzo) senza allarmare i mercati, dove lo spread Btp-Bund torna ad essere il sorvegliato speciale.

I rischi connessi alla quarta ondata di contagi

Senza dimenticare i rischi connessi alla “quarta ondata”. A preoccupare è l’intreccio tra aumento dei contagi e vaccinazioni ancora troppo basse in alcuni Paesi. Se dall’area euro si allarga il campo all’Unione europea a 27, specie al blocco orientale, ci sono rischi di lockdown duri: un nuovo colpo per la crescita che può avere ripercussioni anche nel nucleo centrale dell’euro.

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