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Pil, Confindustria: scenario si deteriora con la guerra in Ucraina, prospettive cupe

Il Centro studi di Confindustria, nel suo rapporto “Congiuntura Flash”, aggiorna l’impatto della guerra tra Ucraina e Russia e la coda dell’emergenza sanitaria sul tessuto economico del Paese.

Risale la produzione industriale, ma la guerra mette a rischio il Pil

3' di lettura

Lo scenario economico italiano appare «deteriorato». Gli indicatori congiunturali a marzo infatti «hanno confermato il netto indebolimento dell'economia italiana: il conflitto in Ucraina amplifica i rincari di energia e altre commodity, accresce la scarsità di materiali e l'incertezza». E questo, sommandosi agli effetti dei contagi, «riduce il Pil nel primo trimestre 2022 e allunga un'ombra sul secondo: l'andamento in aprile è compromesso e le prospettive sono cupe». Così il Centro studi di Confindustria, nel suo rapporto “Congiuntura Flash”, aggiorna l’impatto della guerra tra Ucraina e Russia e la coda dell’emergenza sanitaria sul tessuto economico del Paese.

Visco: recessione poco probabile, guerra è circoscritta

Una recessione in Italia però è «poco probabile», il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, perché quello in Ucraina «è un conflitto gravissimo, un evento terribile, ma è circoscritto e al momento non ha quella dimensione globale che ha avuto la crisi finanziaria del 2009 o la pandemia stessa». Visco ha spiegato anche che «per i prossimi mesi continueremmo ad avere alti prezzi del gas e del petrolio, oscilleranno intorno a questi livelli alti per poi scendere nel corso del secondo semestre, e con più decisione alla fine dell’anno».

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Csc: shock materie prime

Tornando al rapporto del CsC, il deterioramento attuale segue lo shock sulle materie prime, che continua a pesare su costi e gli investimenti delle imprese e sulla spesa delle famiglie. Il prezzo del petrolio si è impennato, toccando un picco di 133 dollari al barile a marzo e poi assestandosi in aprile a 105 (da 74 a dicembre). Profilo simile per il gas naturale in Europa: picco a 227 euro/mwh a marzo e assestamento a 104 in aprile, che significa ancora +698% sul pre-Covid. Il prezzo dell'elettricità in Italia continua a risentirne molto (+523% nello stesso periodo). I prezzi delle altre materie prime, con il conflitto, hanno accentuato i rincari: metalli +86%, cereali +77% a marzo da fine 2019. Tutto ciò pesa su costi e investimenti delle imprese e sulla spesa delle famiglie.

Interventi parziali del governo

A fronte del caro-energia,si segnalano gli «interventi parziali» che «ha finora stanziato, «per la prima metà del 2022 e senza ricorrere a deficit aggiuntivo, circa 14 miliardi di euro, 11 a sostegno di famiglie e imprese (di cui 1,2 per le grandi imprese solo per il 1° trimestre) e 3 per primi interventi strutturali su gas, energie rinnovabili e a sostegno delle filiere dell'automotive e dei micro-processori».

Fiducia delle imprese deteriorata

Ma il quadro resta nero sul fronte dell’industria che a marzo, vede «accentuata l'erosione della fiducia delle imprese manifatturiere», già in atto da fine 2021: «peggiorano tutti gli indicatori: dopo la volatilità di gennaio-febbraio, l'impatto del conflitto sulla produzione è atteso approfondirsi a marzo: ciò significa un calo significativo nella media del 1° trimestre, che contribuisce molto alla flessione del Pil», si legge ancora nella nota.

Servizi in stallo

Resta debole anche la domanda di servizi che, causa covid, comprime la mobilità delle famiglie e che si somma «a un recupero ancora parziale del turismo fino a febbraio (-15% i viaggi di stranieri in Italia)».

Export debole

Anche l’export , dice ancora Confindustria, «è atteso debole». I primi effetti della guerra in Ucraina «sono già visibili negli ordini manifatturieri esteri, in forte calo a marzo. Inoltre, la dinamica del commercio mondiale, già piatta a inizio anno per il calo degli scambi in Asia e l'aumento in Europa, ha prospettive negative, secondo il Pmi sugli ordini manifatturieri esteri globali, caduto a marzo (48,2 da 51,0)». Sull’Eurozona pesano inoltre incertezza e sfiducia. Anche il sentiment degli imprenditori è stato eroso e si è indebolito l'indice Pmi (da 55,5 a 54,9). «Il ridotto ottimismo impedisce quella piena ripresa della domanda interna dell'area che in precedenza era attesa», stimano gli economisti di viale dell’Astronomia. E se l’inflazione penalizza gli Usa, il Covid frena la Cina dove la manifattura a marzo, dove si registra la caduta più ripida dell'output e dei nuovi ordini da inizio 2020.

L’impatto del rialzo dei tassi sull’economia

Mentre la B tiene fermi i tassi ufficiali, i tassi di mercato a lungo termine nell'Eurozona stanno già salendo rapidamente. Il rialzo dei tassi a lunga è un problema per l'Italia (e gli altri paesi). «Farà crescere gradualmente la spesa per interessi - avvia il CsC - man mano che le nuove emissioni avverranno a tassi più alti. Perciò, l'Italia avrà meno spazi di bilancio per mettere in campo una nuova manovra espansiva di finanza pubblica. Dato l'alto debito, le politiche dovranno essere prudenti anche per evitare ulteriori balzi dello spread. Inoltre, se il rialzo del BTP si trasferisse al costo della raccolta bancaria e facesse crescere anche il costo del credito, ciò determinerebbe un ulteriore aggravio di costi per imprese e famiglie, già colpite dal caro-energia. Questo penalizzerebbe sia gli investimenti che i consumi privati, zavorrando il PIL italiano».

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