la grande frenata

Confindustria gela il governo: «Crescita zero nel 2019». Nessun vantaggio da reddito di cittadinanza


Csc: crescita zero, occupazione ferma e consumi lenti in Italia

3' di lettura

Crescita zero quest’anno e un leggero rialzo, appena lo 0,4%, per il Pil italiano nel 2020. Sono le previsioni del Centro studi di Confindustria, tagliate di 0,9 punti rispetto alle ultime sull’anno in corso. Consumi e investimenti fermi, “destano preoccupazione”, ha detto il capo economista Andrea Montanino. Nel primo trimestre il Pil continua ad essere leggermente negativo, prossimo allo zero e piatto resta nel l'orizzonte del primo semestre. Il divario con l'Eurozona torna ad allargarsi, ha sottolineato Montanino. Il rapporto deficit/Pil salirà al 2,6%, mentre il lavoro è «fermo» e non si vede inversione di tendenza. E il reddito di cittadinanza, aggiunge Csc, non avrà effetti sul Pil.

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Scenari geoeconomici

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Salvini alle imprese: fateci lavorare
L'analisi pessimistica del quadro economico firmata Confindustria divide inaspettatamente il Governo.«Agli amici di Confindustria che dicono "Paese fermo, crescita zero" ho detto: "Ragazzi, fateci lavorare. Siamo qua da poco, abbiamo fatto mosse economiche che vedranno i loro effetti nei prossimi mesi», attacca in diretta Facebook il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini. «C'è una manovra economica approvata a dicembre, siamo a marzo: se il Paese è fermo, probabilmente qualcuno doveva svegliarsi prima, in passato, quando l'economia cresceva e l'Italia frenava», ha poi aggiunto il leader del Carroccio, convinto che «con i soldi che rimettiamo in tasca agli italiani si torna non dico a correre ma a crescere».

Di Maio: Confindustria non è un gufo
«Le preoccupazioni di Confindustria sono le nostre» replica a sorpresa l'altro vicepremier, Luigi Di Maio, secondo cui Confindustria non è un gufo: «L'epoca dei gufi era quella di Renzi». «Lega e 5 Stelle sono corresponsabili di una situazione economica pericolosissima e dannosa per imprese e cittadini italiani» scrive invece su Twitter il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, commentando i dati del report Confindustria.

Deficit/Pil a 2,6% in 2019 e 2020
Secondo le previsioni di Confindustria il rapporto deficit/Pil salirà al 2,6% quest’anno, sopra il livello del 2018 e il target concordato con l’Europa al 2%, e resterà allo stesso livello il prossimo anno. Anche il debito rispetto al Pil è atteso in salita al 133,4% nel 2019 e al 133,6% nel 2020. «La finanza pubblica è stata ipotecata con la Legge di bilancio del 2019 - spiega Montanino - non ci sono soluzioni indolori: o il governo aumenta l'Iva oltre il 25% con effetti recessivi o si va al 3,5% di deficit e visto che siamo sotto osservazione dei mercati non possiamo permetterci di andare oltre il 3 per cento». «La Manovra 2020 parte da 23 miliardi per le clausole Iva e 9 per la correzione strutturale, sarà inevitabile un aumento delle tasse», ha aggiunto, il capo economista, che giudica invece da evitare una manovra bis quest’anno: «Peggiorerebbe il rallentamento dell'economia, bisogna liberare invece le risorse che già ci sono per la crescita».

Lavoro è fermo e non si vede inversione di tendenza
Sul fronte del lavoro, le previsioni Csc dicono che il tasso di disoccupazione salirà quest'anno dal 10,6% al 10,7% e nel 2020 tornerà al 10,6%. L’occupazione è attesa sostanzialmente ferma. Già nel 2018 la componente a termine ha smesso di crescere, non compensata da quella a tempo indeterminato. Non c'è nessun segnale di inversione di tendenza, ritiene il Centro studi.

Reddito di cittadinanza? Impatto zero sul Pil
Secondo Csc, poi, il Reddito di cittadinanza non avrà effetti sul Pil, perché il contributo stimato sui consumi e' di fatto annullato dal calo di fiducia determinato dal suo finanziamento in deficit. Il Reddito darebbe un contributo a valere sui consumi di 0,8 punti cumulati in tre anni, concentrato sul primo, ma il rialzo dei tassi sovrani e il calo di fiducia determinati dal loro finanziamento in deficit hanno un impatto negativo sulla crescita. Quindi i due effetti si compensano determinando un impatto 'zero'. Stesso ragionamento per quota 100 per cui viene stimato un contributo potenziale di 0,6 punti in tre anni.

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