Le previsioni

Pil globale sopra 100mila miliardi nel 2022. Ma l’Italia uscirà dalla top ten

Cina prima economia al mondo nel 2030, India verso il terzo posto globale. Con l’inflazione cresce però il rischio recessione

Gentiloni: "Pil italiano a +6,3% nel 2021"

2' di lettura

L’economia mondiale supererà per la prima volta i 100.000 miliardi di dollari nel 2022, con due anni di anticipo rispetto alle previsioni. A fare i conti è il Centre for Economics and Business Research, secondo il quale la Cina strapperà agli Stati Uniti lo scettro di prima economia al mondo nel 2030, con 24 mesi di ritardo sui calcoli precedenti. Va detto che, nel frattempo, anche il debito globale è schizzato in avanti, raggiungendo i 226mila miliardi di dollari.

India verso il terzo posto

Il prossimo anno vedrà l’India superare la Francia mentre nel 2023 batterà la Germania, per divenire la terza economia al mondo nel 2031, un anno dopo le stime. Dal canto suo Berlino sopravanzerà il Giappone nel 2033, mentre nella seconda metà del 2030 la top ten delle potenze economiche dovrebbe vedere l’ingresso della Russia nel 2036 e dell’Indonesia al nono posto nel 2034.

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L’Italia scivolerà fuori dalla top ten

L’Italia manterrà il suo ottavo posto in classifica nel 2022. «L’ex presidente della Bce Mario Draghi ha guidato con successo il Paese negli ultimi mesi. Ma non è chiaro quanto questo periodo di relativa stabilità politica continuerà», spiega il Centre for Economic and Business Research citando le incognite per l’elezione del presidente della Repubblica. «Nei prossimi 15 anni prevediamo un lieve peggioramento della posizione dell’Italia» nella classifica World Economic League Table: «Scenderà dall’ottavo posto del 2021 al 13esimo del 2036», calcola il centro studi.

Con l’inflazione rischio recessione nel 2023

La crescita dell’economia mondiale è attribuibile agli stimoli elargiti per far fronte alla pandemia e alla ripresa che hanno innescato. Una ripresa però accompagnata da un balzo dell’inflazione che, se si dimostrerà persistente, rischia di causare un recessione nel 2023 o nel 2024, avverte l’istituto di ricerca. Il caro prezzi è ormai un fenomeno diffuso a livello globale, accentuato dalle strozzature alle catene di approvvigionamento, alle quali si è aggiunta una meno passeggera inflazione salariale.

Accelera il ritiro degli stimoli

La recente galoppata dei prezzi sta spingendo le banche centrali ad accantonare il concetto di “inflazione temporanea” e accelerare il ritiro degli stimoli messi in campo per salvare l’economia dal Covid. La Bank of England è stata la prima fra gli istituti centrali delle maggiori economie ad optare per un rialzo. La Fed ha invece annunciato un’accelerazione del processo di riduzione degli acquisti di asset, che ha condotto a una velocità di 120 miliardi di dollari al mese dall’inizio del Covid, spianando di fatto la strada a una stretta del costo del denaro nella prima metà del 2022.

Più cauta invece la Bce che dice addio (con riserva) al programma pandemico che tanto ha sostenuto l’Italia, senza però parlare di un aumento del costo del denaro. Strade diverse che mostrano riprese diverse accomunate però dalla corsa dei prezzi, che ognuna delle grandi banche centrali decide di affrontare con i suoi tempi.

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