Conti da rifare

Pil, inflazione, aiuti: la crisi ucraina riscrive i calcoli del Def

Difficile per ora prevedere l’impatto di quello che sta succedendo in Est Europa, ma le prime previsioni parlano di correzioni al ribasso del Prodotto interno lordo che si protrarranno fino al 2024

di Gianni Trovati

(LaPresse)

3' di lettura

L’attacco russo all’Ucraina rischia di cambiare radicalmente anche le prospettive dei conti pubblici italiani. Che fin qui puntavano a un orizzonte di ripresa solida nonostante le incognite inflattive; e sulla spinta di un’eredità 2021 che la scorsa settimana ha permesso al governo di finanziare un decreto da 8 miliardi per bollette e incentivi all’auto confidando nella possibilità di spendere più del previsto senza modificare gli obiettivi di deficit, grazie agli spazi fiscali aggiuntivi attesi alla certificazione del Def in arrivo. La quota di crescita aggiuntiva acquisita grazie al 2021, più brillante delle previsioni, ovviamente resta blindata in un passato che non può cambiare. Ma si innesta su uno scenario che impone di rifare daccapo i conti con le nuove incognite su energia e inflazione, e con le loro ricadute sul ritmo dell’attività economica.

Nessuno è in grado oggi di misurare l’entità dello smottamento, che dipenderà dalla durata della crisi, dalle possibilità residue di riaprire la via diplomatica chiusa bruscamente nella notte fra mercoledì e giovedì, dall’architettura delle sanzioni che sarà sviluppata dopo le prime mosse di questi giorni e dalla reazione di Mosca a queste decisioni.

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I primi calcoli di Oxford Economics

Con parecchia tempestività ieri Oxford Economics, fra le fonti internazionali più autorevoli in fatto di previsioni macroeconomiche, ha pubblicato i primi calcoli sul ribasso delle prospettive della crescita mondiale causate dall’invasione in Ucraina. Il colpo principale sarebbe per la Russia, con un freno al Pil dello 0,7% quest’anno, dell’1,2% il prossimo e dell’1,1% nel 2024. Ma anche nell’Eurozona il taglio alla risalita del prodotto rispetto alle previsioni di 48 ore fa sarebbe dello 0,3% quest’anno, e di un ulteriore 1% abbondante fra il 2023 e il 2024.

La rapidità con cui il quadro è cambiato in questi giorni, e soprattutto la nebbia fitta che circonda le prossime tappe della crisi impongono di prendere queste cifre con largo beneficio d’inventario. Ma già queste stime istantanee mostrano due caratteristiche del prezzo economico di questa guerra: che promette di essere non solo alto, ma anche destinato a pesare per lungo tempo.

La crisi ucraina ritarderà l’uscita dall’emergenza

Un quadro del genere, in sintesi estrema, rinvia a data da destinarsi l’uscita della politica economica dalla condizione di emergenza che l’accompagna da due anni. Questo inciderà inevitabilmente sull’evoluzione delle regole fiscali comunitarie, e anche sulla politica monetaria. Ieri è bastata l’ipotesi avanzata dal governatore della Banca centrale austriaca Robert Holzmann di un rallentamento della Bce nel piano di uscita dal programma straordinario di acquisti dei titoli di Stato per schiacciare a 164 punti uno spread che era schizzato vicino a quota 180 e riportare il rendimento dei BTp decennali all’1,81%.

I problemi specifici dell’Italia

Ma per un Paese ultraindebitato come l’Italia più delle regole pesa la realtà dei numeri dell’economia e della finanza pubblica. Fin qui il governo puntava a confermare il deficit al 5,6% anche con un obiettivo di crescita più vicino al 4% che al 4,7% calcolato a ottobre. In termini contabili l’inflazione dà una mano alla discesa del debito, che è calcolato sul Pil nominale. Ma il punto centrale è rappresentato dai livelli su cui si assesterà la previsione di crescita, colpita dalla nuova tappa di una crisi energetica che ora rischia di mandare in fuorigioco anche la struttura dei costi dei progetti Pnrr, cioè del principale motore per spingere su terreni più strutturali la ripresa italiana.

La bolletta energetica grande punto di domanda

Ma questa è solo la prima delle due variabili che incideranno sul deficit effettivo di quest’anno. L’altra è rappresentata dalla possibile necessità di mettere in campo nuovi aiuti a famiglie e imprese schiacciate da una bolletta energetica ancora in rialzo (ieri il future di riferimento per il prezzo del metano europeo è salito del 51,1%). Perché nei piani del governo il colpo di reni contabile che ha dato vita al decreto della scorsa settimana avrebbe dovuto essere l’ultimo. Ma nessuno oggi è in grado di assicurare che i quasi 15 miliardi stanziati in 5 mesi per ammorbidire i colpi del caro energia non avranno bisogno di altri rinforzi: oggi impossibili da finanziare senza cambiare gli obiettivi di deficit.

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