ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùpolitica 2.0

Pil, nord e sicurezza: il governo M5S-Pd sfida Salvini a tutto campo

L'agenda del Conte bis è fortemente condizionata non dalle promesse elettorali delle due forze alleate ma dall'obiettivo di contrastare il leader leghista sui temi su cui lui ha costruito il suo consenso

di Lina Palmerini


default onloading pic

3' di lettura

Il Governo che ha giurato al Quirinale in realtà ha un unico punto programmatico: la sfida a Salvini. E dunque l'agenda del Conte bis è fortemente condizionata non dalle promesse elettorali delle due forze alleate ma dall'obiettivo di contrastare il leader leghista sui temi su cui lui ha costruito il suo consenso.

Il nodo dello sviluppo e infrastrutture, della rappresentanza delle aree produttive del Nord, dell'autonomia regionale e, non ultima, la questione della sicurezza e dell'immigrazione. Su questi terreni deve misurarsi l'Esecutivo e anche in fretta. È vero che da tempo sono problemi in lista d'attesa ma ora premono le scadenze di alcune elezioni regionali, dall'Umbria al grande scontro sull'Emilia-Romagna dove fino a un po' di tempo fa era impensabile un testa a testa con la Lega.

Si tratta di primi test di popolarità in cui il Governo deve trovare una legittimazione a quella che è stata la “ragione politica” della sua nascita: proseguire la legislatura ed evitare le elezioni anticipate. Oltre a Conte che si è conquistato sul campo il ruolo dell'anti-Salvini attaccando l'ex ministro in Parlamento e poi chiudendo il dialogo con la Lega dal G7 di Biarritz, ci sono alcuni ministri e ministeri in prima fila in questa sfida. E un peso consistente l'ha preso in carico il Pd. Innanzitutto dalla postazione dell'Economia dove arriva Roberto Gualtieri che, anche per la sua esperienza e provenienza, rappresenta una ricetta in antitesi a quella leghista. Europarlamentare, europeista, formazione politica di sinistra, è quello che guida la più grande scommessa di questo Governo: realizzare quella “manovra espansiva” di cui si parla nei punti programmatici.

LEGGI ANCHE / Il programma di governo

In sintesi, deve spuntare un negoziato vantaggioso con l'Europa, portare a casa quei margini finanziari per evitare non solo l'aumento dell'Iva ma accedere pure a quel taglio delle tasse sul lavoro che sta diventando la bandiera del Conte bis. Qui sta il primo punto di domanda nella sfida con Salvini: quanto riuscirà a ottenere dalla nuova Commissione Ue. E poi c'è la madre di tutte le battaglie: quella della sicurezza e dell'immigrazione su cui è stata fatta una scelta precisa. In primo luogo, di indicare un ministro non politico ma tecnico, l'ex prefetto di Milano Luciana Lamorgese. La ratio è chiara, togliere l'enfasi politica a un tema che è stato il palcoscenico del leader leghista, da dove ha potuto lanciare la sua parola d'ordine “porti chiusi” per rimetterlo nei ranghi di un problema da gestire e non di un'emergenza da spettacolarizzare. E, soprattutto, scegliendo la strada di non duellare con l'Europa ma cercando una soluzione comune. Tra l'altro, accanto alla neo titolare degli Interni, ci saranno due ministri Pd, alle Infrastrutture e alla Difesa che, ai tempi di Salvini, venivano tirati dentro a ogni braccio di ferro sul divieto di sbarco.

LEGGI ANCHE / Le prime 10 misure in agenda

Anche qui, un posto in prima fila per il partito di Zingaretti mentre i 5 Stelle tengono la guida di un dicastero molto scottante: lo Sviluppo economico. Esce Di Maio, entra Stefano Patuanelli, uno dei ministri del Nord (sono in minoranza), ingegnere con un approccio più pragmatico, che deve reggere la prova di riuscire a rappresentare un'area produttiva del Paese che trovava nella Lega un interlocutore più credibile dei 5 Stelle. Una partenza già in salita.

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...