LETTERA AL RISPARMIATORE

Pininfarina è pronta all’M&A per spingere design e ingegneria

di Vittorio Carlini

5' di lettura

Crescere nel “Design” ma, anche, nell’ “Engineering”. Poi: essere pronti all’M&A. Ancora: sfruttare la semplificazione societaria realizzata. Infine: proseguire nell’espansione dell’uso del marchio. Sono tra le priorità della “nuova” Pininfarina a sostegno del business. Il gruppo, il cui titolo in Borsa è sottile e deve essere maneggiato con attenzione, si è messo alle spalle un periodo difficile. La multinazionale tascabile torinese, oggi controllata dal gruppo indiano Mahindra, nel 2017 ha archiviato il primo anno in utile dopo diversi esercizi. E anche per il 2018 è prevista la chiusura in nero. Ora la società, anche grazie alla stabilità finanziaria raggiunta, punta alla crescita.

Il mondo dello stile...
Già, la crescita. Ma quali le strategie per perseguirla? Un focus è ovviamente sul “Design”. Il gruppo, che vuole consolidarsi quale marchio del lusso, nell’automotive guarda soprattutto ai veicoli premium. Inoltre c’è l’interesse ad intercettare la domanda di “stile” per gli interni degli autoveicoli. Un esempio? Quelli per l’auto condivisa utilizzata nel “care sharing” o nelle flotte aziendali. In simili situazioni, dovendosi adattare al singolo utente gli interni usati da più persone, il ruolo recitato dal “design” diventa essenziale.

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Ma non è solamente il mondo delle quattro ruote. Altrettanto importanti sono gli sforzi sul fronte del “non motor”. Così, tra le altre cose, Pininfarina vuole ulteriormente crescere nell’architettura, l’ “Industrial design” o negli altri mezzi di trasporto (barche, treni e metropolitane). A ben vedere questi settori, diversamente dall’automotive, sono ancora piuttosto “vergini” in termini di applicazioni di “stile. Di conseguenza dovrebbero accelerare maggiormente.

...e quello dell’ingegneria
Detto del“design”, e al di là delle residuali “operations” (legate alla produzione di auto personalizzate o in piccole serie), bisogna guardare al cosiddetto “Engineering”. Questo, in parole semplici, è costituito dai servizi con cui il disegno di un’auto viene tradotto in tutti i suoi componenti metallici, elettronici e meccanici (escluso l’apparato motore). È un ambito rilevante per l’azienda. Un comparto dove un focus è quello sui materiali innovativi: dagli acciai speciali fino alla fibra in carbonio. Si tratta di un impegno utile a presidiare il business sempre più importante delle auto a combustibile alternativo (ad esempio la trazione ibrida o elettrica). Peraltro, al fine di sostenere la strategia, Pininfarina ha investito sulle stampanti tridimensionali. Ne sono state comprate 3 ed una quarta entrerà in funzione nel 2019. L’impegno finanziario complessivo dell’operazione è intorno ai 4,5 milioni.

Al di là del “printing” tridimensionale l’ “Engineering” dovrà però trarre beneficio dalla stessa riorganizzazione aziendale. La società, oltre alla fusione per incorporazione di Pininfarina Extra (settore design) in Pininfarina Spa, ha creato la newco Pininfarina Engineering. Appannaggio di essa è l’ingegneria dell’intero gruppo. Un’operazione che ha dato vita ad una governance in forza della quale, da un lato, i responsabili dell’ area in Italia e in Germania (unitamente alle strutture in India) riportano ad un unico direttore. E, dall’altro, il gruppo si attende maggiori efficienze nell’ “Engineering” stessa.

Quest’ultima a ben vedere, alla fine del 2017, incideva per circa il 55% sul valore della produzione. Orbene Pininfarina stima che, al netto dell’obiettivo di crescere in entrambe le due aree d’attività, l’ ingegneria dovrebbe, nel medio periodo, arrivare ad incidere intorno al 60%. Cioè: il settore, seppure il”Design” ha una marginalità complessiva più alta, è previsto accelerare maggiormente.

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il settore dell’auto è contraddistinto da molteplici incognite. C’è l’onda lunga dei vari “dieselgate”; per non parlare, poi, della volatilità sulle vendite dovute al rallentamento dell’economia mondiale (in seguito alla guerra commerciale tra Usa e Cina). Un contesto che può incidere sugli investimenti delle case automobilistiche e, di conseguenza, impattare l’espansione di Pininfarina. La società, pure consapevole della situazione, raffredda le preoccupazioni. Il gruppo, è l’indicazione, è pronto ad affrontare un eventuale contesto negativo. In primis perchè, viene spiegato, l’azienda, unitamente alla diversificazione del design nel “non auto”, già coglie la nuova domanda di stile ed ingegneria legata alla combustione alternativa(ad esempio nelle auto elettriche). Poi perchè, ricorda Pininfarina, il suo posizionamento è sul segmento premium dei veicoli. Una condizione che, è la conclusione, la rende più resiliente alla volatilità del mercato.

La crescita per linee esterne
Fin qui alcune considerazioni sulle strategie organiche del gruppo. Il gruppo però vuole sfruttare anche la leva dell’M&A. L’obiettivo è cogliere eventuali opportunità, ma a “prezzi sensati”. In particolare, nell’ “Engineering” si guarda a realtà situate in Paesi lungo la “Via della Seta”: dall’India alla Cina fino al Vietnam e il Giappone. Senza dimenticare, in Occidente, gli Stati Uniti. Le società target, a ben vedere, dovrebbero permettere o l’espansione, in un’ottica di complementarietà, dei clienti; oppure di completare la copertura geografica. Riguardo, invece, al “design” il focus geografico è sull’Asia, Europa e Usa. Il target, oltre all’espansione geografica o della clientela, è anche di acquisire know how sul “design” digitale.

Già, il “design digitale”. Ma in quale dei due settori si guarda con maggiore attenzione per l’M&A? Pininfarina dice che il focus è sul “design”, seppure è probabile che, anche a causa della maggiore ampiezza del mercato di riferimento, l’operazione straordinaria possa più facilmente realizzarsi nell’ingegneria.

Ciò detto l’M&A contribuirà a quell’accelerazione del valore della produzione che, nelle intenzioni di Pininfarina, dovrebbe nel medio periodo triplicarsi rispetto a fine 2018.

A fronte di un simile target il risparmiatore però, considerando che la società si è appena lasciata alle spalle una difficile situazione finanziaria, si interroga se l’asticella dell’incremento del valore della produzione non sia stata posta troppo in alto. Il dubbio è che l’M&A preventivato possa portare a un eccessivo impegno economico-patrimoniale. Pininfarina non condivide il timore. Il gruppo ricorda di avere un solido socio, il gruppo Mahindra, pronto a sostenere le sue strategie. Così ad esempio, viene sottolineato, se in ipotesi dovesse concretizzarsi la necessità di un aumento di capitale il sostegno finanziario non verrebbe certo a mancare.

Ma non è solo l’M&A, lo stile o l’ingegneria. Altra priorità è la cosiddetta espansione del marchio. Vale a dire: il suo utilizzo, anche attraverso la concessione in licenza, in settori e su prodotti differenziati (ad esempio per una matita che, ossidando la carta, non si consuma mai). La volontà, nel medio periodo, è arrivare ad avere circa il 5-7% di valore della produzione generato da quest’attività.

Insomma: il gruppo cerca l’ampliamento e anche diversificazione dell’uso del brand. Quella diversificazione che, rispetto ai clienti e al valore della produzione, non pare invece così sviluppata. Alla fine del 2017 i 4 più importanti utenti valgono il 60% del valore della produzione stessa. Una situazione che pone il tema della concentrazione del rischio. Pininfarina smorza il timore. Le mosse in campo, quale quella dell’ampliamento del portafoglio della clientela, sono finalizzate anche diminuire la concentrazione sui singoli utenti. Inoltre il gruppo ricorda la sua strategia di espandere l’attività in ambiti simili, o contigui, a quelli dove già ha delle commesse. Così facendo, nel caso nascesse un problema con qualche contratto, la sostituzione del cliente risulterebbe facilitata.

A fronte di un simile contesto Pininfarina conferma il valore della produzione e i margini operativi a fine 2018 in rialzo sul 2017. La posizione finanziaria netta positiva, invece, è prevista in diminuzione.

IL GRUPPO PININFARINA IN NUMERI

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