ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùParla l’organizzatore Fran tomasi

Pink Floyd a Venezia, 30 anni fa il concerto delle polemiche: ecco quanto costò

Il 15 luglio 1989 la band di Cambridge suonò in Laguna per la festa del Redentore, davanti a 200mila spettatori. L’evento, prodotto dalla Rai e trasmesso in mondovisione, per De Michelis doveva essere una prova generale in vista della candidatura a Expo 2000. Finì tra spazzatura e polemiche ma «rifarei tutto», rivendica il promoter

di Francesco Prisco


Pink Floyd, il concerto a Venezia per la festa del Redentore 1989

5' di lettura

«Ne abbiamo lette di ogni su quella notte, i tre mesi che la precedettero e i due giorni che seguirono: articoli di giornale, sentenze, persino tesi di laurea. La verità però non l’ha ancora scritta nessuno». A parlare è Fran Tomasi, 76 anni, promoter che portò i Pink Floyd a Venezia per la festa del Redentore. Il 15 luglio 1989, esattamente 30 anni fa. Evento epocale, per la grandezza della band di Cambridge, l’unicità della location, le polemiche su come i 200mila spettatori lasciarono la città.

GUARDA IL VIDEO. Il live a Venezia dei Pink Floyd

De Michelis «grande sponsor»
La verità di Fran Tomasi poggia su tre gambe: «Il grande sponsor politico di quell’operazione fu Gianni De Michelis», all’epoca vicepremier del governo De Mita in procinto di diventare ministro degli Esteri del sesto governo Andreotti. Figura di primo piano del Psi craxiano, veneziano doc, «volle i Pink Floyd - ricorda Tomasi - perché l’evento doveva rappresentare la prova generale in vista di quella che doveva essere la candidatura di Venezia a Expo 2000».

La pulizia fu ritardata
Il secondo punto del discorso del manager ha a che fare con gli interventi di pulizia: «Per eventi del genere devono partire immediatamente. Oggi ai concerti funziona così. Piazza San Marco andava spazzata la sera stessa di sabato. L’Amiu», Azienda municipalizzata per l’igiene urbana, «invece raccolse i rifiuti di lunedì pomeriggio». E perché mai? «Evidentemente - risponde Tomasi - c’era la volontà politica di spedire al mondo intero la cartolina di piazza San Marco deturpata dai rifiuti».

Fran Tomasi ispeziona il «cantiere» del concerto dei Pink Floyd

La testimonianza del questore
La terza «gamba» della verità del promoter sta in una ormai celebre intervista al Gazzettino di quello che all’epoca dei fatti era il questore di Venezia: «Il dirigente di polizia - ricorda l’organizzatore - disse di non aver mai visto un’assemblea di giovani così numerosa e civile. Che gli unici danni furono una scritta di pennarello su una colonna e la vetrina sfasciata a un bar. Un bar che vendeva l’acqua a 10mila lire a bottiglia».

Quando la politica «usa e abusa» del rock
Ma come? Lo scempio di piazza San Marco? La sentenza della Corte dei conti che individuò negli amministratori i responsabili dell’accaduto, pur limitando il conto dei danni al costo delle operazioni di pulizia più poche centinaia di euro per il restauro della suddetta colonna? E il dibattito nazionale che durò mesi e finì per travolgere tanto la giunta comunale rossoverde (Pci-Psi-Psdi-Pri-Verdi) guidata da Antonio Casellati quanto la stessa attività imprenditoriale di Fran Tomasi che nel 1991 fu dichiarata fallita? «Rispondo con le parole di Bill Graham, il più grande promoter della storia: la politica fa uso e abuso del rock. Ed è esattamente così che andò con i Pink Floyd a Venezia».

Bill Graham, il più grande promoter di sempre, diceva che la politica fa uso e abuso del rock. Ed è esattamente così che andò con i Pink Floyd a Venezia

Pink Floyd, 30 anni fa il live a Venezia

Pink Floyd, 30 anni fa il live a Venezia

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Guerra di tutti contro tutti
Erano tempi di grande litigiosità. Tra i Pink Floyd, prima di tutto: David Gilmour e Nick Mason uscivano da una causa con l’ideologo della band Roger Waters, le cui intenzioni erano di chiudere la parabola floydiana con The Final Cut (1983). Di tutt’altro avviso Gilmour e Mason che, tirandosi dentro pure Richard Wright, «licenziato» da Waters due anni prima, avevano pubblicato A Momentary Lapse of Reason (1987) e si erano imbarcati nell’avventura di un tour quadriennale. Nella primavera del 1989 Fran Tomasi portò il tour in Italia e, contestualmente, annunciò che per la festa del Redentore il terzo sabato di luglio i Pink Floyd si sarebbero esibiti gratis a Venezia. «A livello politico - ricostruisce il promoter - si giocava tutto sull’asse che collegava De Michelis all’assessore Nereo Laroni, favorevole all’iniziativa. Il sindaco era contrario». A riunire attorno a sé quanti si opponevano alla manifestazione, dentro e fuori Ca’ Farsetti, ci pensò l’ex assessore Augusto Salvadori, artefice di una vera e propria crociata contro i «saccoapelisti». Insomma: «Una guerra di tutti contro tutti», secondo Tomasi.

A livello politico si giocava tutto sull’asse che collegava De Michelis all’assessore Nereo Laroni, favorevole all’iniziativa. Il sindaco era contrario

Il rimpallo di responsabilità
Si sa che in Italia, quando c’è clima di grandi divisioni, lo sport nazionale diventa il rimpallo di responsabilità. Figuriamoci a Venezia, con un consenso così risicato sul tema scivolosissimo del concerto rock nella location più fragile che si possa immaginare per un concerto rock. «Il comune - ricorda Tomasi - tirò in ballo la Soprintendenza». Quest’ultima ordinò che la diffusione sonora non superasse i 60 decibel «e che non venissero allestiti bagni pubblici, giudicati anti-estetici. Ci rendiamo conto?», prosegue il manager.

Tomasi dopo la fine del concerto

«Le forze dell’ordine poi arrivarono alle 5 del pomeriggio di sabato, nonostante i cablogrammi da me inviati già la notte precedente, nei quali avvertivo che piazza San Marco si stava riempiendo. Per carità: qualche errore lo abbiamo fatto anche noi, non lo nego. La location su cui avevo scommesso inizialmente, la punta della Giudecca, sarebbe probabilmente risultata meno impattante per gli equilibri della città. Il problema era che poteva accogliere poche persone. Alla fine optammo per San Marco. Non fu una decisione delle più facili». Quanto al palco galleggiante, «era un’idea attinta dalle feste del Redentore settecentesche, tempi di ponti di barche che ospitavano orchestrine. Solo che noi, come orchestrina, avevamo quel po’ po’ di Pink Floyd».

Il palco galleggiante era un’idea attinta dalle feste del Redentore settecentesche, tempi di ponti di barche che ospitavano orchestrine. Solo che noi, come orchestrina, avevamo quel po’ po’ di Pink Floyd

Un evento da un miliardo di lire
Ma quanto costò il concerto? «La Sacis, - risponde il promoter - concessionaria Rai che si occupava della commercializzazione dei prodotti televisivi della Tv di Stato, investì 1 miliardo di vecchie lire. La produzione costava però alcune centinaia di milioni di lire in più: la differenza ce la misero i Pink Floyd stessi». Non fu, tuttavia, un’operazione a perdere: «Il progetto prevedeva la vendita della diretta in Mondovisione. Roba da 100 milioni di spettatori. La band sul mercato americano vendette la visione in pay per view a 10 dollari. E fece 27 milioni di spettatori. Giudicate un po’ voi se l’operazione fu o meno un successo».

Stiamo parlando di uno dei concerti più iconici della storia del rock. Roba irripetibile che, a mio giudizio, fa meno male a Venezia del passaggio delle crociere

Certo, a Venezia andò in scena un live act in forma ridotta (solo 90 minuti) rispetto alle altre date del tour floydiano. Si sa che l’acustica, per il pubblico presente, non era delle migliori, anche a causa dei vincoli di decibel imposti. Chi era lì poi patì non pochi disagi, «a cominciare dall’assenza di bagni che oggi non sarebbe tollerata per una manifestazione del genere». Le cronache narrano che il Maiale gonfiabile, partner della band dai tempi di Animals (1977), neanche spiccò il volo. Certo, tutti quei rifiuti e le polemiche che seguirono, con i giornali a titolare «Mai più così» ma «dipendesse da me», sottolinea Tomasi che oggi organizza mostre e concerti benefici, «rifarei tutto. Con qualche cura e molta determinazione in più. Dopo tutto, stiamo parlando di uno dei concerti più iconici della storia del rock. Roba irripetibile - conclude il manager - che, a mio giudizio, fa meno male a Venezia del passaggio delle crociere». Se non altro, la sirena di una grande nave suona peggio di Comfortably Numb.

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    Francesco PriscoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: economia della cultura e dell'entertainment, musica, libri, cinema, cultura, società

    Premi: Premio Giornalistico State Street 2018 - Categoria: Innovation

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