I rilievi della procura

Pioltello, scatta l’inchiesta. Il macchinista: «Ho azionato il blocco»

di Raffaella Calandra


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Il sopralluogo del ministro Delrio a Pioltello (Ansa)

2' di lettura

Una strage provocata da un pezzo di 23 centimentri. L’hanno trovato tra fango e ghiaia – come abbiamo potuto vedere dalle foto degli investigatori - schizzato via ad almeno venti metri di distanza dai binari: è il pezzo mancante della rotaia, il punto d’inizio del peggior disastro ferroviario successo in Lombardia.
Da qui è cominciato il deragliamento del treno 10452 Cremona-Milano Porta Garibaldi e da qui, a circa un chilometro da Pioltello, prendono il via le indagini per disastro ferroviario colposo, condotte dalla Procura di Milano. Il cielo è coperto, c’è poca luce, anzi è quasi ancora buio quando il treno dei pendolari entra nella stazione. E allora è già avvolto da una lunga scia di scintille, che brillano nei filmati delle telecamere, acquisiti dagli inquirenti.

Sulla banchina – stando al racconto di chi ha visionato le riprese ora agli atti dell’indagine - un uomo salta all’indietro e si allontana per paura, davanti al convoglio che sembra quasi andare a fuoco. Pochi secondi dopo e un chilometro più avanti, il treno dei pendolari deraglia. E dopo aver travolto tre pali della luce, ferma la sua corsa contro il quarto. Un impatto violentissimo, il terzo e il quarto vagone vanno fuori asse, tre passeggeri, che si trovavano nella terza carrozza, muoiono. Molti altri, un centinaio, restano feriti tra le lamerie. Ma un impatto di sicuro attutito - riflettono gli inquirenti - dal freno azionato dal macchinista, che si trovava in testa al treno, spinto in coda dalla motrice. «Quando ho sentito vibrazioni troppo forti e che il treno era come frenato, ho azionato il sistema di blocco», racconta subito ai vigili del fuoco l’uomo, rimasto illeso. Quelle stesse fortissime vibrazioni erano state avvertite già anche dai passeggeri. Il primo interrogatorio del macchinista confluisce nel fascicolo per disastro ferroviario colposo, destinato a restare solo per pochissime ore a carico di ignoti: come atto dovuto i pm iscrivono i responsabili legali e della sicurezza di Rete Ferroviaria Italiana, proprietaria dell’infrastruttura, per poter svolgere i primi necessari accertamenti. Proprietario del treno invece è TreNord.

Sarà molto lunga la lista di quesiti che i magistrati porranno ai due consulenti appena nominati- esperti di infrastrutture, già coinvolti tra l’altro anche nelle indagini sulla strage ferroviaria di Viareggio degli anni scorsi - per aver un rapporto tecnico e riuscire a rispondere a tutte le domande su un disastro che è stato terribile, ma che forse – riflettono gli investigatori – «poteva essere di gran lunga peggiore, a giudicare dall’inferno di lamiere che abbiamo visto».
Ora dovrà essere esaminato tutto: la scatola nera, tutti gli atti sulla manutenzione, tutti i documenti già sequestrati. E tutti i rilievi già fatti sui due chilometri circa di trascinamento evidenti sul percorso, dal punto del pezzo mancante fino al deragliamento. Su questa tratta ferroviaria restano per ora i sigilli. Ha voluto andare personalmente a Pioltello, sul posto dell’incidente, il procuratore aggiunto, Tiziana Siciliano, che coordina le indagini, prima di ricevere atti, relazioni e verbali. Lei che - tra l’altro – quella stessa linea a lungo l’ha percorsa da pendolare. Come i passeggeri e come le tre donne vittime del treno 10452.

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