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Piombo, zinco e acciaio fermi per colpa dei costi dell’energia. In crisi Sardegna e Sicilia

Nelle due isole mancano misure compensative per ammortizzare i costi troppo elevati, le aziende ad alto consumo fermano gli impianti e aprono la cig

di Davide Madeddu

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3' di lettura

Il caro energia mette in crisi le produzioni di piombo, zinco e acciaio tra Sardegna e Sicilia. E nelle due isole, dove mancano misure compensative per ammortizzare i costi energetici troppo elevati, le aziende ad alto consumo fermano gli impianti e aprono la cig.

Glencore, prezzi energia alle stelle

In Sardegna il caso più significativo riguarda la Glencore che opera nel porto di Portovesme (nel Sulcis Iglesiente) che con la controllata Portovesme srl produce piombo, zinco, oro, argento, rame e acido solforico. Da tempo l’azienda ha avviato un piano di razionalizzazione per contenere i costi, attivando la cassa integrazione per 400 lavoratori diretti. A questi si aggiungono poi quelli degli appalti. Una scelta motivata dallo schizzare in alto dei costi energetici, passati Da una cifra che oscillava tra i 40 e i 50 euro a megawatt/ora, a cifre che oggi arrivano a 500 euro a megawatt/ora.

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Un’ulteriore stretta

Una situazione che non sembra destinata a migliorare. Non a caso i giorni scorsi, nell’ambito dell’incontro con i rappresentanti di Confindustria e le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dell’azienda hanno illustrato le condizioni in cui si opera: assenza di misure compensative per fronteggiare i rincari energetici e cig in scadenza. E annunciato anche una fermata all’80 per cento degli impianti a partire dal primo ottobre, qualora non ci fossero misure alternative. Che tradotto, come sottolineato nel corso della riunione, vuol dire ammortizzatori sociali per 550 diretti (cui andrebbero a sommarsi 600 degli appalti).

L’asse con la Sicilia

Proprio per affrontare l’emergenza, i giorni scorsi, le organizzazioni sindacali sarde, con le Rsu aziendali, hanno incontrato i delegati sindacali e le segreterie sindacali di riferimento del gruppo siciliano Alfa acciai dove il costo dell’energia pesa per il 40 per cento. L’incontro con i delegati di Acciaieria Siciliana del gruppo Alfa Acciai e le rispettive Segreterie Territoriali di riferimento (chimici e metalmeccanici) è stato organizzato per fare il punto sulla vertenza che accomuna le due attività. E che nel caso siciliano ha visto la fermata degli impianti a Giugno e luglio cui è seguita la «programmazione per agosto, attivando la solidarietà per 250 lavoratori con conseguenze anche sui circa 250 lavoratori dell'indotto».

Le misure compensative

A determinare la situazione il fatto che le due regioni non possano giovarsi delle cosiddette misure compensative. Quella che un tempo era la cosiddetta super interrompibilità da cui sono escluse proprio la Sicilia e la Sardegna. E le varie azioni messe in campo per trovare soluzioni alternative, come l’energy release. Provvedimenti ancora in attesa di soluzione che hanno visto mobilitarsi anche le Confindustrie di Sardegna e Sicilia proprio per superare la differenza con il resto del Paese.

Una occasione potrebbe arrivare dall’inserimento del principio di insularità in Costituzione, ma il percorso sembra ancora lungo.

Regione fa ricorso contro Decreto Sardegna

A complicare il quadro relativo alla questione energetica in Sardegna ora si presenta un altro problema. La Regione ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il Decreto Energia del Governo Draghi . Per il governatore Christian Solinas il decreto «non tutela il diritto dei sardi ad avere una soluzione definitiva e strutturale al problema energetico, tale da poter garantire un futuro adeguato al territorio e al sistema produttivo».

A rischio gli investimenti

Con il ricorso contro il decreto energia potrebbero essere a rischio gli investimenti che riguardano il settore produttivo ed energetico. A sollevare il problema attaccando la Regione, sono le organizzazioni sindacali che hanno definito il provvedimento “inopportuno”. «Se fosse stato impugnato il decreto nella sua interezza – commenta Francesco Garau, segretario della Filctem regionale - ci troveremmo davanti a un atto di totale irresponsabilità che metterebbe a rischio ogni prospettiva di sopravvivenza del sistema produttivo, compresi gli ingenti investimenti privati che da anni stentano a decollare». Tra questi anche il piano da trecento milioni di Eurallumina che per il suo riavvio ha bisogno di energia prodotta dal vapore che può arrivare solo con l’impiego di Gnl.

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