lettera al risparmiatore

Piovan investe nelle fabbriche e punta a crescere in Asia e Usa

di Vittorio Carlini

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Nicola Piovan, presidente del Gruppo Piovan


5' di lettura

Allargare la base produttiva. È tra le strategie di Piovan Group a sostegno della propria attività. Il progetto, a ben vedere, è caratterizzato da due principali aree d’intervento. La prima riguarda gli Stati Uniti. Negli Usa la controllata Unadyn ha ceduto, l’estate scorsa, il vecchio sito produttivo. Contestualmente ha costruito e avviato in Virginia una nuova fabbrica più grande e maggiormente avanzata tecnologicamente. Il secondo fronte, invece, è l’Italia. Qui il progetto è in fase di realizzazione. L’obiettivo è allargare e rendere più efficienti i siti produttivi presso il quartiere generale del gruppo a Santa Maria di Sala (provincia di Venezia). La previsione è che l’intervento dovrebbe concludersi nell’estate del prossimo anno. Al di là delle tempistiche l’impegno finanziario è intorno a 15 milioni lordi, da contabilizzarsi nel 2018 e 2019. Al netto della cessione dell’impianto statunitense la cifra diminuisce a circa 11 milioni.

L’espansione estera
Si tratta di denari finalizzati, per l’appunto, all’incremento dell’output che da un lato è a sostegno dell’aumento dei volumi a dell’allargamento del portafoglio prodotti; e, dall’altro, serve anche a sostenere l’espansione internazionale. Riguardo a quest’ultimo aspetto è utile ricordare che al 30 settembre scorso l’incidenza delle varie aree geografiche sui ricavi era la seguente: l’Emea pesa per il 66% e il Nord America per il 18%; il Sudamerica e l’Asia, invece, valgono rispettivamente il 5% e il 12% del f*atturato. Il break down indicato è conseguenza, tra le altre cose, del positivo momento dell’Emea (incremento a doppia cifra nello storico settore delle “plastiche” e accelerazione nel “food”). Senza dimenticare, poi, il rialzo delle vendite in Asia.

Già, l’Asia. Questa, insieme agli Stati Uniti, è la zona geografica rispetto alla quale il gruppo, al netto della volontà di crescere in tutte aree, si attende nel medio-lungo periodo l’incremento dell’incidenza sui ricavi. In che modo? Piovan, va ricordato, ha un impianto in Cina. Si tratta di un sito che, seppure sfruttato anche per l’export, è soprattutto al servizio del mercato locale. Ciò detto il gruppo è presente direttamente in diversi altri Stati orientali: dall’India alla Thailandia fino all’Indonesia e il Giappone. Orbene: l’obiettivo, puntando su settori d’applicazione quali l’automotive, le costruzioni o l’elettronica, è di crescere in Cina e di guardare sempre di più al Sud-est asiatico (a gennaio il via alla presenza diretta in Malaysia). Detto dell’Asia, quali invece mosse negli Stati Uniti? Qui una mano dovrà darla la nuova, e più ampia, base produttiva. Il target è, attraverso l’allargamento del portafoglio prodotti, acquisire quote di mercato. In particolare nel settore della lavorazione delle plastiche.

Sennonché proprio riguardo al Nord America l’occhio cade sui dati dei primi nove mesi del 2018. Vediamo di spiegarci. Il gruppo, in generale, al 30/9/2018 ha visto ricavi e redditività consolidati salire. Il fatturato reported è aumentato del 24,7% rispetto allo stesso periodo del 2017. L’Ebit (13,9% dei ricavi) e l’utile netto sono rispettivamente cresciuti del 39,7% e 57,3%. Guardando tuttavia il fatturato per area geografica si nota che quello generato nel Nord America ha rallentato (-8%). Il che induce dei dubbi rispetto ad un mercato cui, invece, si punta. Piovan, sottolineando che si tratta di un evento contingente, non condivide i timori. Il dato, spiega, è quasi esclusivamente da attribuirsi all’intervento sui siti produttivi. Ciò detto il gruppo sottolinea anche che, a parità dei cambi valutari, la variazione sarebbe comunque limitata ad un calo dell’1,3%. Il gruppo quindi, da un lato, non vede particolari problemi sul tema in oggetto; e, dall’altro, esprime ottimismo per lo sviluppo del business negli Stati Uniti.

I dazi commerciali
Al di là di ciò, tuttavia, può ricordarsi che Washington ha varato una politica protezionistica che può impattare l’attività della multinazionale tascabile italiana. Il gruppo rigetta l’ulteriore obiezione. La presenza di capacità produttiva in loco, ora rafforzata, consente alla società di “bypassare” il tema dei dazi. Quelle tariffe doganali che peraltro, spiega sempre Piovan, creano nessun serio problema anche sul fronte del rialzo delle materie prime. L’acquisto di quest’ultime, ricorda sempre l’azienda, avviene dopo la conclusione del contratto con il cliente. Il limitato sfasamento temporale tra la firma dell’intesa e l’acquisto della “commodity” consente, salvo situazioni imprevedibili, di avere contratti coerenti con le variazioni dei prezzi delle materie prime stesse.

I focus aziendali
Fin qui alcune considerazioni rispetto all’articolazione internazionale del gruppo e agli investimenti sulle fabbriche. Quali, però, le attività cui il gruppo punta maggiormente? La società, va ricordato, opera nei sistemi di automazione stoccaggio, trasporto e trattamento di materie plastiche e delle polveri alimentari. Oltre, poi, nell’assistenza tecnica e commercializzazione di ricambi e servizi. Il settore storico è rappresentato dalle plastiche che, allo stato attuale, vale circa il 90% del giro d’affari. Fermo restano la centralità di questo business la volontà dell’azienda, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, è tendere nel lungo periodo ad un peso sui ricavi di plastica e “food” rispettivamente di circa il 60 e 40%.

IL GRUPPO PIOVAN IN NUMERI

IL GRUPPO PIOVAN IN NUMERI

Ciò detto Piovan vuole puntare maggiormente sulle nicchie a valore aggiunto per fare valere la sua specializzazione tecnologica. In tal senso un focus è sui sistemi per il risparmio energetico. Altro fronte è la tracciabilità dei processi. Cioè: soluzioni che automaticamente consentono di individuare, ad esempio nel packaging dei medicinali, i passaggi effettuati nella lavorazione. C’è poi il riciclo dei rifiuti. Qui, tra le altre cose, si fa riferimento alla tecnologia che, da una parte, separa la plastica dall’altra spazzatura; e, dall’altra, diversifica i vari tipi della stessa plastica per poi trattarla. Più futuribile, infine, è il mondo dei materiali composti. La strategia, giocoforza, richiede un impegno sul fronte della ricerca. E, in tal senso, Piovan investe mediamente intorno al 4% dei ricavi proprio nel Research & Development (R&D).

Già, l’R&D. Questa a ben vedere è in larga parte localizzata in Italia. Quell’Italia che, al 30 giugno scorso, valeva il 23% del fatturato. Si tratta di una percentuale non indifferente rispetto alla quale può farsi il seguente ragionamento: il “rischio Italia” va aumentando e con esso le possibilità di un rallentamento economico del Belpaese. Se ciò accadesse potrebbe esserci un impatto sul business di Piovan. La società smorza la preoccupazione. Il gruppo, dapprima, sottolinea che circa la metà dei ricavi ricondotti all’Italia è generato da aziende che vendono all’estero. Inoltre, aggiunge sempre il gruppo, l’altra metà rimanente riguarda clienti-multinazionali che sono focalizzati sulle esportazioni. Quindi l’eventuale volatilità del Pil italiano, conclude Piovan, ha una rilevanza limitata.

A fronte di un simile contesto, quali allora le prospettive per la fine del 2018? Il gruppo, confermando l’obiettivo di crescere come ricavi e redditività rispetto al 2017, non si aspetta scostamenti rispetto all’andamento generale dei primi nove mesi.

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