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Pir, da inizio anno balzo dei rendimenti. Ma la raccolta è bloccata dai decreti in ritardo

di Isabella Della Valle


L’alto rendimento premia i PIR e la sostenibilità

2' di lettura

Poco meno del 20% in quattro mesi; tanto ha guadagnato il miglior fondo Pir da inizio anno a oggi. Quello che è andato peggio nello stesso periodo ha spuntato il 3,6 per cento. Peccato che chi avesse voluto acquistare un Pir a gennaio non abbia potuto farlo.

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O meglio, avrebbe potuto ma senza usufruire del vantaggio fiscale. Ed è un peccato anche per chi un Pir lo aveva già, ma ha preferito liquidarlo sulla scia delle performance negative del 2018 e per le incerte prospettive del settore in futuro. Il mercato è ancora ingessato e rischia di restare tale ancora per un po. I regolamenti attuativi che dovrebbero rendere operativi i nuovi piani di risparmio non sono arrivati; forse arriveranno entro la fine del mese, ma visto che sarebbero dovuti arrivare già a fine febbraio , un po’ di scetticismo ci sta.

Indipendentemente dai decreti di attuazione, non è detto che il comparto riparta con lo stesso vigore degli esordi. Sono infatti molti i gestori che non vedono di buon occhio le novità legislative, temendo che venga messa a rischio la natura stessa dei fondi aperti e la loro liquidabilità (soprattutto in seguito all’obbligo di investire il 3,5% sui fondi di venture capital). Probabile, quindi, un minor entusiasmo da parte delle case di gestione a lanciare e a proporre i nuovi Pir alla clientela, come avvenne invece nel 2017 (oggi i fondi Pir sul mercato sono 72 e il rischio è che questo numero non aumenti di molto in futuro).

IL RECUPERO

In questi mesi di parole ne sono state dette tante, sono stati dati molti autorevoli pareri sui nuovi vincoli che la legge di bilancio 2019 ha previsto per i piani individuali di nuova generazione, ma non è servito. L’unica cosa certa è che la raccolta dei Pir ha tirato il freno: dopo il rallentamento evidenziato già a gennaio, a febbraio e a marzo il saldo è andato in territorio negativo. E così nel primo trimestre del 2019 la raccolta stimata a 6 milioni, ben poco rispetto ai 2 miliardi incassati nei primi tre mesi del 2018. Domani l’inchiesta di copertina di Plus24 analizzerà proprio questi dati utilizzando i risultati dell’Osservatorio mensile di Plus24 sull’andamento del settore il mese scorso e tracciando un bilancio a 360° del segmento.

Nella tabella in alto sono stati pubblicati i rendimenti migliori ottenuti dai Pir da inizio anno a oggi. Quello che in assoluto ha reso di più è stato Credit Suisse IF 11 Italian Equity che si è rivalutato del 19,4%, seguito da Axa WF Framlington Italy con una performance del 18,9% e dall’Etf Lyxor Italia Equity Pir che ha reso il 18,7 per cento. Da gennaio scorso nessuno dei 52 fondi analizzati ha registrato una variazione negativa della quota e di questi 26 hanno ottenuto performance a doppia cifra.

Certo in molti casi le performance dall’inizio del 2018 hanno ancora il segno meno, ma anche su questo arco temporale più ampio il recupero è evidente.

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