fondi comuni

Pir, nel terzo trimestre raccolta in rosso per 354 milioni

l mercato è sempre al palo e ora scende anche il numero dei prodotti , passati da 72 a 69. C’è molta attesa sulle mosse del Governo che in sede di manovra potrebbe rivedere l’attuale normativa

di Isabella Della Valle


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2' di lettura

Stesso copione. Anche nel terzo trimestre 2019, secondo le consuete statistiche trimestrali elaborate da Assogestioni, i Pir hanno chiuso i battenti con i conti in rosso (-354 milioni), anche se in maniera lievemente inferiore rispetto a quanto fuoriuscito nei tre mesi precedenti (-361 milioni), mentre il patrimonio si è mantenuto stabile a quota 18,5 miliardi. Gli unici prodotti che hanno incassato qualcosa da giugno a settembre (3,7 milioni) sono stati quelli che appartengono alla tipologia degli obbligazionari, che in totale sono tre.

Le attese sulla revisione della normativa

Nonostante si ripeta ormai da mesi - e abbia trovato conferme proprio in questi giorni - che il Governo probabilmente in sede di manovra metterà mano all’attuale normativa sui piani individuali di risparmio, sono comunque molti ad allontanarsi dal settore. L’encefalogramma del mercato dei Pir da gennaio è piatto: non sono più nati nuovi prodotti (anzi ora sono scesi da 72 a 69) e non ci sono più nuovi flussi di capitale che affluiscono nel settore.

Mercato bloccato

Ma in verità ad alimentare i piani individuali non arrivano più nemmeno i capitali di chi questi prodotti li ha sottoscritti prima del gennaio 2019, quando cioè la normativa non era ancora stata modificata dalla legge di bilancio 2019. Non solo. Escono anche i “vecchi” sottoscrittori, gli unici per i quali valgono ancora le vecchie regole (che non obbligano i Pir a investire il 3,5% rispettivamente su Aim e fondi di venture capital).

Il beneficio fiscale

E uscendo rinunciano al beneficio fiscale che invece maturerebbero se restassero investiti per almeno cinque anni. Tradotto, significa che non sembra esserci molto ottimismo circa le prospettiva di rendimento dei Pir da qui ai prossimi 3 anni, vale a dire trascorso il primo lustro dopo il quale i sottoscrittori possono beneficiare della detassazione sugli eventuali rendimenti ottenuti. Il fatto che da gennaio a oggi la maggior parte di questi strumenti viaggi con performance a doppia cifra, che hanno anche permesso di recuperare quasi in toto le perdite realizzate nei periodi precedenti, non basta a tamponare le uscite.

I gruppi

A perdere più consensi in termini di raccolta com'era prevedibile sono stati i leader del mercato, vale a dire Mediolanum, Intesa Sanpaolo e Amundi che nel terzo trimestre hanno registrato saldi negativi rispettivamente per 25, 155 e 60 milioni. E anche i dati di ottobre non sembrano essere migliori per nessuno dei protagonisti del comparto. In tutto questo i rendimenti da inizio anno continuano a viaggiare con il vento in poppa.

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