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Pirelli sconta in Borsa la crisi Ucraina: può impattare su risultati 2022

Profittabilità e generazione di cassa rischiano di essere nella parte bassa delle stime della società. Il ceo Tronchetti: effetti solo indiretti da situazione

di Andrea Fontana

Le sirene suonano nel centro di Kiev, l'Ucraina e' sotto attacco

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Pirelli & C è il titolo più penalizzato della Borsa di Milano ed è arrivato a cedere quasi il 6% a causa dell'inizio della guerra in Ucraina con l'avanzata delle truppe russe. Proprio ieri Pirelli ha presentato conti 2021 sopra le previsioni del mercato e della società e una guidance 2022 giudicata nelle attese dagli analisti su cui però pesa proprio l'incognita Ucraina, cioè l'impatto della crisi nell'est Europa.

Profittabilità e generazione di cassa, target a rischio

Pirelli ha già predisposto azioni per mitigare tali conseguenze e ha indicato che l'acuirsi della crisi potrebbe portare la guidance 2022 nella parte bassa del range indicato in merito a profittibilità e generazione di cassa: in particolare, l'ebit adjusted potrebbe attestarsi a circa 890 milioni (a fronte di una guidance di circa 890-940 mln) e la generazione di cassa ante dividendi a circa 450 milioni (450-480 mln il range indicato nella guidance 2022).

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Tronchetti, impatti solo indiretti da crisi Russia-Ucraina

Nel corso della presentazione agli analisti, il ceo Marco Tronchetti Provera ha precisato che gli impatti della crisi Ucraina su Pirelli, in virtù della sua presenza in Russia, saranno principalmente indiretti: "Non vediamo impatti significativi sulle operations locali, l'impatto diretto riguarda i prezzi del petrolio e dell'energia. Possiamo avere qualche problema a livello di logistica ma non impatti significativi a livello locale" ha dichiarato ricordando che la Russia conta per circa il 3% dei ricavi di gruppo e per meno del 4% del margine ebitda.

Gli analisti di Equita, pur confermando la raccomandazione "buy" sul titolo, limano leggermente il target di prezzo sul titolo scendendo a 6,8 euro. Secondo Citigroup, che ha una raccomandazione "neutral" e un target a 6,30 euro, i numeri 2021 sono stati nelle aspettative, grazie a un quarto trimestre particolarmente positivo, e le prospettive del 2022 sono in linea con le attese. Jefferies ha invece alzato il target di prezzo a 5,90 euro (da 5) mantenendo il giudizio "hold" e lo stesso ha fatto Deutsche Bank ("hold" con target alzato a 6,50 euro). Gli analisti di Banca Akros hanno abbassato la raccomandazione a "neutral" da "accumulate".

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