violenza di genere

Pisa, primo arresto grazie al Codice Rosso. Il Viminale: «Intervenire subito»

Circolare del ministero Dell’Interno: «Serve massima rapidità e attenzione»

di Marco Ludovico


Arriva codice rosso per le donne, indagini sprint

2' di lettura

«Intervenire con la massima rapidità e attenzione». La circolare urgente del dipartimento di Pubblica sicurezza sul Codice Rosso, la legge per la tutela dalle violenze domestiche e di genere, è stata diramata a tutte le questure una decina di giorni fa. E oggi la Polizia di Stato ha fatto il primo arresto a Pisa per il reato di induzione al matrimonio: un bosniaco avrebbe picchiato, maltrattato e segregato le figlie. Perché si erano fidanzate con uomini diversi dai cugini del padre, accusato anche di averle già vendute per denaro ai suoi parenti.

“Violenze trasversali al corpo sociale”
Le “Nuove prassi operative” definite nella circolare dal numero uno della Dac (direzione centrale anticrimine), Francesco Messina, ricordano ai questori come la violenza di genere e domestica segna “con frequenza le cronache quotidiane”. E non possono essere ricondotte soltanto a “determinate condizioni economiche, culturali, religiose o di appartenenza etnica”. L'incubo tra le pareti domestiche non conosce censo, semmai è pervasivo: siamo davanti a una “persistenza dei fenomeni di devianza ancora così radicati”. Inevitabile, anche alla luce delle novità normative, rinnovare la circolare sulla violenza di genere emanata dalla Ps poco più di un anno fa.

Decisivi “tempi e modalità” di intervento
La direttiva del Dipartimento di pubblica sicurezza, guidato dal prefetto Franco Gabrielli, sottolinea la necessità di “assicurare la più rapida ed efficace tutela delle vittime” comunicando subito all'autorità giudiziaria i fatti criminosi “anche per mezzo del telefono”. Tutti gli atti e le informazioni raccolte dagli agenti vanno consegnati al pubblico ministero “senza ritardo”. Sui minori, tra l'altro, va posta “particolare attenzione anche a segnali apparentemente impercettibili ma rivelatori di violenza subita o assistita”.

Nel mirino l'induzione al matrimonio
Ai questori il direttore Messina raccomanda “particolare attenzione per il delitto di costrizione o induzione al matrimonio” introdotto dal Codice Rosso “ che, ricorda, “contempla anche la punibilità anche del fatto commesso all'estero da cittadino italiano o cittadino straniero residente in Italia”. Ormai la consapevolezza del fenomeno è alta: ci sono molte “situazioni di particolare vulnerabilità” e nella direttiva si ricorda il caso del matrimonio forzato della minorenne pakistana Sana Cheema, cresciuta a Bresca e uccisa in Pakistan perché rifiutava le nozze combinate. Giovedì scorso proprio a Brescia la Procura ha indagato un pachistano per maltrattamenti, lesioni e induzione al matrimonio della figlia: “Sposati o farai la fine di Sana Cheema” le diceva.
Revenge porn: “massima attenzione”. I casi di diffusione di immagini esplicite della vittima sono ripetuti, gli agenti devono “acquisire con la massima cura tutti i supporto informatici e telematici” rilevanti per l'indagine. La circolare di Messina poi rileva sul reato di “deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso” come sia necessaria un'attenzione “particolare alla documentazione sanitaria”. E ricorda che “in alcune strutture le vittime di violenza beneficiano, fin dall'arrivo in pronto soccorso, di un percorso di accoglienza” garantito dall'attivazione “del Codice Rosa” con sale apposite destinate alle vittime accessibili solo “al personale medico e le forze di polizia”.

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