Eccellenze agricole

Pistacchio di Bronte, poca manodopera: a rischio tempi e qualità del raccolto

Campagna in ritardo di dieci giorni. Nino Marino di Pistì: «Colpa del reddito di cittadinanza». Intanto prepara lo sbarco in California

di Silvia Marzialetti

(siculodoc - stock.adobe.com)

2' di lettura

Slitta di dieci giorni per mancanza di manodopera la raccolta del pistacchio a Bronte. Nino Marino, fondatore di Antichi Sapori dell'Etna, azienda che produce dolci artigianali e creme spalmabili con i marchi Pistì e Vincente Delicacies è critico: «I 160-170 operai che due anni fa raccoglievano il prodotto nei nostri 3mila ettari di pistacchieto si sono ridotti a 70. Colpa del reddito di cittadinanza, al quale i più non vogliono rinunciare».
E così i tempi di chiusura del raccolto slittano ai primi di ottobre «col rischio che il prodotto stramaturo - prosegue Marino - cada a terra».

Poco più a Sud, a Raffadali, produttori e trasformatori, sotto la guida dell’ente certificatore, sono alle prese con la riorganizzazione legata al riconoscimento del marchio Dop da parte di Bruxelles. Il via libera della Ue è arrivato a fine marzo e da allora la macchina è al massimo per consentire alla produzione in corso (che quest’anno nei 500 ettari tra la provincia di Agrigento e Caltanissetta corrisponde alla cosiddetta “annata di scarica) di uscire sul mercato con il bollino Dop.

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A Bronte, ritardi a parte, le stime di raccolta dell’eccellenza che da sempre rappresenta il pistacchio made in Italy nel mondo, sono in linea con l'ultima raccolta, avvenuta due anni fa. Marino, che con sedici aziende dedite alla lavorazione copre il 35% dell'intera produzione di Bronte (l'1% della produzione mondiale), è ottimista: la produzione viaggia verso i 1.600 chilogrammi a ettaro, con punte più alte in alcune zone; il prezzo dovrebbe attestarsi sui 12 euro al chilogrammo per il prodotto in guscio e intorno ai 30 euro al per quello sgusciato. «Anche il confronto qualitativo con il prodotto importato da altri Paesi come Spagna, Turchia, Grecia, Iran - puntualizza Marino - gioca a favore di quello di Bronte».

Forte dei suoi numeri – fatturato di 55 milioni di euro nel 2020 – e del suo know how, l’azienda Antichi Sapori si prepara a spiccare il salto in California, mediante una partnership con una azienda Usa.
«Il progetto è di aprire un hub in loco nel prossimo biennio per la produzione di creme e paste per gelato», racconta in anteprima Marino. Negli ultimi anni la società ha registrato una crescita continua, sostenuta dalla presenza su mercati esteri strategici come Spagna, Australia, Spagna.Corteggiato da numerosi private equity, la società sarebbe in trattativa con il gruppo finanziario Whitebridge , per trovare un nuovo partner di maggioranza.

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