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«Pistacchio economy», le feste di Natale fanno lievitare il fatturato

Produzione, fatturato ed esportazioni in crescita per le aziende siciliane come Pistì, Fiasconaro e Condorelli che utilizzano l’«oro verde» di Bronte per panettoni, dolci e torroncini. A Bronte sono 3mila gli ettari coltivati a pistacchieto e 16 le aziende coinvolte nella lavorazione del prodotto

di Silvia Marzialetti

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La raccolta dei Pistacchi a Bronte (Ct)

Produzione, fatturato ed esportazioni in crescita per le aziende siciliane come Pistì, Fiasconaro e Condorelli che utilizzano l’«oro verde» di Bronte per panettoni, dolci e torroncini. A Bronte sono 3mila gli ettari coltivati a pistacchieto e 16 le aziende coinvolte nella lavorazione del prodotto


3' di lettura

In un mercato natalizio sempre più orientato sui prodotti speciali (+5% le vendite di panettoni farciti nel 2018, secondo Aidepi), cresce il fatturato delle aziende artigianali dolciarie specializzate sulle eccellenze territoriali. È il caso di Pistì – 60 ettari di pistacchieti alle pendici dell’Etna e 50 milioni di fatturato stimato nel 2019 – o di Fiasconaro – 21 milioni di fatturato, una partnership con Dolce & Gabbana e l’occhio rivolto all’Asia – che dai frassini delle Madonie estrae l’ingrediente must dei suoi impasti: la manna.

Persino un’azienda della tradizione come Condorelli – fatturato 2018 in crescita a quota 13,5 milioni di euro – ha lanciato sul mercato dallo scorso anno una collezione tutta nuova tra cui dolcetti e praline al pistacchio, oltre ai consueti gioielli di famiglia, i famosi torroncini, che registrano i maggiori valori monetari.

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L’oro verde di Bronte
A Bronte (3mila ettari di pistacchieto, sedici aziende dedite alla lavorazione, 1% della produzione mondiale) la raccolta si è appena conclusa. Nino Marino, fondatore di Antichi Sapori dell’Etna, azienda che produce dolci artigianali e creme spalmabili con i marchi Pistì e Vincente Delicacies, è soddisfatto: la produzione è passata dalle 1.200 tonnellate del 2017 , alle 1.600 di quest’anno (la raccolta del pistacchio è biennale).

Nel 2018 secondo Aidepi si è registrato un rialzo del 5% per la vendita di panettoni farciti

Il prezzo del prodotto senza guscio ha toccato quota 30-32 euro al chilo, in crescita rispetto alla forbice 24-25,5 euro del 2017. L’azienda – che lavora circa il 30% della produzione totale di pistacchio di Bronte – ha chiuso il 2018 a 30 milioni, in crescita del 25% rispetto all’anno precedente. Dal laboratorio artigianale scavato nella lava dell’Etna, i prodotti raggiungono 41 Paesi nel mondo (35% del fatturato): in questo periodo il motore è al massimo.

Grande fermento anche più a sud, nell’area di Raffadali, dove un centinaio di produttori e una ventina di trasformatori sparsi tra ventinove comuni della provincia di Agrigento e due della provincia di Caltanissetta, gestiscono 500 ettari di pistacchieti vicini al traguardo della Dop: «Il via libera da parte di Bruxelles è atteso a giorni – racconta Carmelo Bruno, agronomo dell’Associazione per la tutela del prodotto – dopo che il 10 novembre sono state fornite le ultime risposte alle osservazioni della Commissione europea».

La crescita di Fiasconaro
L’oro verde è uno degli ingredienti must anche in casa Fiasconaro, leader nella produzione di dolci da forno artigianali tipici della tradizione siciliana, la cui produzione è schizzata del 15% rispetto al 2018. Per l’azienda di Castelbuono (Palermo) arrivano le prime manifestazioni d’interesse da parte di alcune finanziarie e si valuta l’apertura di store in Italia e all’estero.

Vola il fatturato, che negli ultimi due anni è passato dai 15 milioni del 2017 – di cui il 18% era valore da addebitare al mercato estero – ai 18 milioni del 2018, con un incremento del mercato internazionale di circa il 20%. Le stime sul 2019 parlano di 3 milioni in più. Canada, Francia, Stati Uniti, Germania e Inghilterra i Paesi con le maggiori quote di mercato. E ora si punta sulla Cina.

«Trasmettere l’eleganza culinaria a un popolo così distante dal nostro è intrigante e mi inorgoglisce», commenta Nicola Fiasconaro, che insieme con i fratelli Martino e Fausto, guida l’azienda fondata nel 1953 dal padre Mario. Intanto l’obiettivo è chiudere quanto prima i cantieri del primo polo agroalimentare di Sicilia, in cui trasferire l’attività che oggi viene effettuata in undici laboratori sparsi nelle nove province siciliane. Si pensa anche a un cantiere di tecnologia per la trasformazione agrumicola e a campi sperimentali per la produzione di uva sultanina, oggi importata da Australia e Turchia.

Il legame con la terra e con la cultura è forte. Pochi giorni fa Nicola Fiasconaro è stato insignito del Premio Telamone 2019, tributato in passato a grandi siciliani: Leonardo Sciascia, Letizia Battaglia, Andrea Camilleri.

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