Le nuove linee guida

Piste sempre aperte, per le Regioni sì allo sci anche in zona rossa e arancione

A prevedere l’aggiornamento delle indicazioni per la nuova stagione sciistica sono le linee guida sulle riaperture delle attività economiche appena riviste dalle Regioni e validate dal Comitato tecnico scientifico nella seduta dello scorso 5 novembre

di Marzio Bartoloni e Andrea Gagliardi

Covid, l'Alto Adige spera di evitare un altro addio allo sci

4' di lettura

Controllo a campione dei green pass negli impianti di risalita e obbligo di mascherina da indossare su funivie, cabinovie (riempite all’80%), ma anche seggiovie e altri impianti all’aperto (con capienza al 100%). Eccole le indicazioni per gli amanti della montagna che in questi giorni stanno affilando le lamine degli sci per tornare sulle piste che saranno aperte dal prossimo 26 novembre senza limitazioni di ingressi e skypass se il comprensorio sciistico è in zona bianca o gialla. In caso di zona arancione o rossa - questa la richiesta delle Regioni al Governo nelle nuove linee guida appena approvate - le piste resteranno aperte ma con un tetto agli ingressi. A prevedere l’aggiornamento delle indicazioni per la nuova stagione sciistica sono le linee guida sulle riaperture delle attività economiche appena riviste dalle Regioni e validate dal Comitato tecnico scientifico nella seduta dello scorso 5 novembre.

La normativa attuale in zona bianca e gialla

In base alle norme attuali gli impianti sciistici possono essere aperti solo in zona bianca e gialla. Di fatto le piste sono rimaste chiuse per tutta la passata stagione invernale. Oggi tutte le speranze sono puntate sul green pass. Perché in zona bianca e gialla ai possessori di certificato verde è consentito l'accesso agli impianti tramite funivie, cabinovie e seggiovie con cupole paravento. Le linee guida appena approvate aggiungono la possibilità per i gestori di effettuare controlli a campione del certificato verde, considerata la possibilità che i titoli di viaggio siano acquistati online o tramite altre soluzioni digitali e abbiano validità plurigiornaliera.

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Sciare in zona arancione e rossa

Alla vigilia della stagione invernale, che avrebbe tutte le premesse per un riscatto dopo il “blackout” dell’anno scorso, ci sono regioni come l’Alto Adige che sperano di essere ancora in tempo per invertire la corsa verso il giallo ma soprattutto verso l’arancione, con annessa chiusura degli impianti di risalita, almeno secondo le norme in vigore.

La chiusura degli impianti sciistici in zona arancione o rossa sarebbe «il disastro per l’economia di montagna. Noi siamo chiusi da marzo 2020 e i mesi invernali, per molte località, rappresentano il 90-95% del fatturato totale. Pensare di dover affrontare un’ulteriore stagione chiusa vorrebbe dire distruggere l’economia della montagna ma anche la possibilità di reperire risorse umane che vengano a lavorare stagionalmente», denuncia Andy Varallo, presidente di Dolomiti Superski Alta Badia in merito a un eventuale stop delle attività sciistiche in Alto Adige a seguito del passaggio di fascia.

Di qui il pressing delle regioni per tenere aperti gli impianti anche in zona arancione e rossa, sia pure tetto massimo di titoli di viaggio vendibili.

Il pressing delle regioni e le linee guida aggiornate

Le linee guida sulle riaperture delle attività economiche appena riviste dalle Regioni e validate dal Comitato tecnico scientifico ampliano la possibilità di accedere agli impianti. Il documento tra le altre cose, infatti, apre alla possibilità - che potrebbe essere confermata dal Governo nel nuovo provvedimento sul Covid atteso la prossima settimana in Cdm - di consentire lo sci anche in zona rossa e arancione prevedendo «qualora sia prevista l'apertura degli impianti di risalita - si legge nelle linee guida - di limitare il numero massimo di presenze giornaliere mediante l'introduzione di un tetto massimo di titoli di viaggio vendibili, determinato in base alle caratteristiche della stazione/area/comprensorio anche sciistico, con criteri omogenei per Regione o Provincia Autonoma o comprensorio anche sciistico, da definire sentiti i rappresentanti di categoria e delle strutture ricettive e concordati con le Aziende Sanitarie Locali competenti per territorio».

Non solo. Soprattutto per la pratica degli sport invernali, sempre in zona arancione e rossa, «il tetto massimo di skipass giornalieri vendibili - si legge ancora nelle nuove linee guida - deve tenere conto non solo delle quote giornaliere ma anche di quelle settimanali e stagionali. A tale scopo, i gestori dovranno adottare sistemi di prenotazione che siano in grado di consentire una gestione strutturata del numero di utenti che possono effettivamente accedere agli impianti di risalita per ciascuna singola giornata, coordinandosi con le Aziende Sanitarie Locali e con le strutture ricettive. Nei comprensori che si estendono oltre i confini regionali e/o provinciali, le Regioni e/o le Province autonome confinanti devono coordinarsi per individuare misure idonee di prevenzione per la gestione deflussi e delle presenze».

Le capienze degli impianti

Per quanto riguarda le capienze degli impianti di risalita le linee guida distinguono gli impianti chiusi da quelli aperti: per i primi (funivie, cabinovie) è prevista «una portata massima all'80% della capienza del veicolo con uso obbligatorio di mascherina (mascherina chirurgica o dispositivo che conferisce superiore protezione come gli FFP2) a protezione delle vie respiratorie». Per quanto riguarda gli impianti aperti (seggiovie, sciovie) la portata massima sarà invece «al 100% della capienza del veicolo con uso obbligatorio di mascherina a protezione delle vie respiratorie (mascherina chirurgica o dispositivo che conferisce superiore protezione come gli FFP2)». Con una indicazione in più: «La portata è ridotta all'80% se le seggiovie vengono utilizzate con la chiusura delle cupole paravento».

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