IL DELITTO DI ROMA

Pistola, distintivo, radio: le mancate «difese» del carabiniere ucciso

Forse si poteva salvare non solo con la pistola («dimenticata» secondo il comandante provinciale dell’Arma Francesco Gargaro) il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Di certo con radio e placca distintiva, il killer americano avrebbe visto con certezza, senza più dubbi, un uomo delle forze di polizia

di Marco Ludovico


Folla a Somma Vesuviana per i funerali del carabiniere

3' di lettura

Forse si poteva salvare non solo con la pistola. «Dimenticata» secondo il comandante provinciale dell’Arma Francesco Gargaro. Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega finisce ucciso da undici coltellate inferte da Finnegan Lee Elder. Mentre il suo complice, Christian Gabriel Natale Hjorth, aveva una colluttazione violenta con l’altro carabiniere intervenuto, Andrea Varriale, secondo le ricostruzioni fin qui emerse . Ma gli elementi di riconoscibilità e di protezione delle forze di polizia sono più d’uno. La pistola ci vuole. Anche se deve essere proprio l’ultima a essere usata.

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La placca di riconoscimento
Molti avranno visto agenti in borghese indossare al collo una placca: è tipica, per esempio, della Polizia di Stato in azione durante l’ordine pubblico. Ma anche i carabinieri dei reparti dove sono autorizzati a lavorare in borghese ce l’hanno, lo stesso vale per la Guardia di Finanza.
La placca è un elemento di certezza della riconoscibilità: se agire in borghese può essere necessario per contare sull’effetto sorpresa – come lo era giovedì notte a Roma nell’intervento di Cerciello e Varriale – il distintivo visibile, esibito non appena occorre, è un segnale mirato nei confronti del criminale.

Distintivi non per tutti
Ma non tutti i carabinieri sul territorio, a differenza dei poliziotti – molto più spesso in borghese - hanno a disposizione la placca. Operare in borghese senza questo elemento può aumentare i rischi. Pericoli, peraltro, in crescita per le forze dell’ordine. Non si può dimenticare come l’Italia sia tuttora a un livello “2” di allerta antiterrorismo, il più alto, solo un gradino sotto quello “1” che scatta durante e dopo un attentato. Nel luglio 2016 Franco Gabrielli, direttore generale Pubblica sicurezza, dopo la strage di Nizza scrisse a tutti i questori e avvertì: “Ogni agente è un potenziale obiettivo”.

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Radio in disuso
Sembrano strumenti scalcagnati, se ne vede ancora qualcuno sempre tra i poliziotti durante le manifestazioni. Le radio sono usate sempre di meno a favore dei cellulari. Eppure sono immediate, collegamenti diretti, operatività in tempo reale. Non possiamo dire se avrebbero potuto salvare Cerciello dalla follia omicida di Lee Elder. Di certo, tra radio e placca distintiva, l’americano avrebbe visto con certezza, senza più dubbi, un uomo delle forze di polizia. Forse avrebbe avuto qualche esitazione in più prima di scatenarsi.

“Sono Yuri, perdo sangue”
Molti hanno già dimenticato un caso di un mese fa soltanto: il 29 giugno il poliziotto Yuri Sannino interviene con un altro agente per sedare una lite nel quartiere di Tor Bella Monaca, uno dei più a rischio criminale della capitale. Viene accoltellato al torace, in profondità: ha rischiato di morire. «Sono Yuri, perdo sangue» dice alla radio della polizia mentre il collega lo porta di corsa in ospedale. Roma, centro fiorente di traffico di stupefacenti, può mostrare segni di una violenza feroce. Inaspettata e spietata.

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L’attesa per il Taser
Ci vorranno ancora mesi ma il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato tempi brevi per le consegne della pistola elettrica: è un altro strumento di protezione. Di certo restano la generosità quotidiana delle forze dell’ordine. A partire dai carabinieri, quelli nelle stazioni, articolazione strategica dell’Arma. Conoscono tutti, il territorio palmo a palmo. La loro generosità è nota, leggendaria. Ma addestramento pieno e dotazione di tutti gli strumenti e i protocolli di protezione e prevenzione devono essere garanzie certe. Di questo si dovrebbe occupare la politica, non possono esserci tagli o spending review. Di solito, invece, si avventa sulle tragedie come quella di Cerciello e ne fa strumento di scontro o presunto consenso. Oltre le polemiche e i presunti retroscena forse è questa, soprattutto, la «dodicesima coltellata» che il comandante generale, Giovanni Nistri, ha chiesto di non dare al povero Cerciello. E a tutta l’Arma.

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