MODELLI

Pitti prova la via alternativa

Piattaforme e nuove regole serviranno anche in futuro

di Silvia Pieraccini

Un’immagine di Milano Unica dello scorso ottobre. La rassegna dedicata al tessile è stata una delle poche che nel 2020 si sono tenute in presenza

3' di lettura

Tra gli organizzatori italiani di fiere che, pur consapevoli dell’andamento dell’epidemia Covid, hanno sperato fino all’ultimo di poter allestire i saloni invernali applicando un rigoroso protocollo di sicurezza sanitaria c’è Pitti Immagine, la società fiorentina leader nelle rassegne internazionali della moda, tra cui la “regina” Pitti Uomo, Pitti Bimbo e Pitti Filati.

La doccia fredda - arrivata col decreto del 14 gennaio scorso che ha prolungato la sospensione di fiere, congressi, convegni e altri eventi fino al 5 marzo 2021 - ha costretto Pitti Immagine a trasferire sul web i saloni che già erano stati posticipati da gennaio a febbraio. Ma non ha vanificato il grande lavoro di riorganizzazione, digitalizzazione e potenziamento della sicurezza fatto puntando alla fiera “fisica” e mantenendo i contatti con espositori e compratori. «Dell’esperienza di questi dieci mesi non buttiamo via neanche un grammo», assicura il direttore generale Agostino Poletto.

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Innanzitutto perché quel lavoro potrà servire il prossimo giugno, quando si terrà l’edizione estiva. Se, come sembra, la pandemia non sarà ancora stata arginata col vaccino, tornerà utile il protocollo Safer with Pitti, messo a punto per rendere sicura la presenza di espositori e compratori nei padiglioni fieristici: incontri programmati in anticipo per evitare code e assembramenti; ricorso a badge e carte per accedere alla fiera e pagare al bar e ai ristoranti; check point esterni per misurare la febbre; corridoi più larghi tra gli stand (da 2,5 metri a 4 metri); stand più “aperti”; distanziamento nelle zone relax e nelle sale riunioni; corridoi verdi per l’arrivo in Italia degli operatori stranieri.

In secondo luogo la preparazione di una fiera fisica al tempo del Covid potrà servire a migliorare la (futura) fiera fisica senza più Covid. E questo perché la riprogettazione del layout, ad esempio con gli stand preallestiti (moduli uguali per tutti da raddoppiare al bisogno), pensata per Pitti Filati quando ancora si sperava di ospitarla in febbraio alla Stazione Leopolda di Firenze, potrà servire per altre fiere nei prossimi mesi - spiega Poletto - quando nelle aziende di moda in cui la pandemia ha prodotto crepe si faranno sentire problemi di budget.

«La cosa certa è che c’è voglia di tornare a incontrarsi – spiega il direttore generale – e che la fiera fisica, d’ora in poi, conviverà e si integrerà con quella digitale». Sul fronte web la base di partenza sarà la piattaforma Pitti Connect, che ha debuttato nel giugno scorso e che sta evolvendo col passare dei mesi con l’obiettivo di trasformarsi da semplice marketplace a strumento per valorizzare gli espositori e selezionare i compratori.

Nel frattempo la pandemia ha fatto capire che non è facile comprare moda senza toccare i tessuti, vedere le cuciture, sentire il peso del capo. È per questo che negli ultimi mesi hanno ripreso vigore sia gli show room in cui andare a vedere le collezioni dei marchi, sia gli agenti “viaggiatori” con le collezioni al seguito, come si faceva una volta. «La strada però è tracciata – conclude Poletto - in un futuro non lontano diremo alle aziende non solo di venire alla fiera, ma di caricare le collezioni sulla piattaforma digitale 15-20 giorni prima, così da fornire un servizio ai compratori. Mentre Pitti Immagine potrà offrire agli espositori servizi di marketing, di selezione dei buyer o servizi video per stare in collegamento per tutto l’anno e non solo nei sei-otto giorni delle fiere. Significa che dovremo aggiungere competenze e professionalità, ma questa è la trasformazione che abbiamo davanti per integrare il business fieristico».

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