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Pitti, segnali di miglioramento per i filati

di Silvia Pieraccini

Pitti Filati 81 (courtesty Pitti Filati)

2' di lettura

La caduta produttiva si è fermata, ma è ancora troppo presto per dire che la svolta, per le aziende italiane di filati, sia arrivata, dopo due anni difficili caratterizzati da ordini a intermittenza, grande attenzione al prezzo, concorrenza asiatica. Il 2017 si è chiuso con un fatturato dell’industria della filatura praticamente stabile (+0,8%) a 2,8 miliardi di euro e un export in calo (-1%) a 819 milioni, che mantiene il saldo commerciale negativo (-64 milioni). Il 2018 - secondo le aziende che da oggi espongono al Pitti Filati di Firenze le nuove linee per maglieria (115 marchi di cui 18 esteri) - si è aperto finalmente con qualche segnale di miglioramento e ordini in crescita.

Il fattore nuovo è l’interesse del mercato per le fibre naturali, che stanno conquistando anche l’abbigliamento sportivo e quello comodo-chic da città, come l’athletic-leisure. «L’ingresso della lana nel mondo dell’abbigliamento sportivo, finora dominato dall’acrilico, è uno dei fattori che sta spingendo la domanda e dunque i prezzi della materia prima», spiega Paolo Todisco, amministratore delegato della biellese Zegna Baruffa, 103 milioni di fatturato 2017 (-5%) realizzato a parità di volumi. Todisco segnala aumenti del prezzo delle lane che negli ultimi mesi hanno toccato il +20-30% e spiega che «l’altro fattore che sta spingendo i prezzi è la crescita dei consumi di lana nei Paesi emergenti, anche se questo spesso significa aumento delle produzioni di filati cinesi per il mercato della Cina. I consumi occidentali non sono in crescita».

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Il mercato dunque resta complesso, come conferma Cristiana Cariaggi della marchigiana Cariaggi specializzata in fibre nobili, 88 milioni di fatturato 2017 (-5%). «L’attenzione al prezzo è ancora alta – spiega – anche se l’esigenza segnalata dai nostri clienti che hanno esposto al Pitti Uomo lascia ben sperare, perché è focalizzata sulla qualità e sulle materie prime naturali, dalla lana al cachemire, dai lini ai cotoni, da utilizzare anche per i capi che puntano su comfort e comodità, o per quelli più sportivi e giovani: queste materie prime sono il nostro mondo, e per questo vediamo un 2018 più brillante, che fa dimenticare gli ultimi due anni opachi».

Di “consolidamento” delle posizioni dopo le ultime stagioni difficili parlano anche i produttori di filati pratesi (80 aziende, 1.300 addetti, 500 milioni di fatturato per il 40% all’export). «Cominciamo l’anno con più fiducia – dice Raffaella Pinori, coordinatrice del gruppo produttori filati di Confindustria Toscana Nord (Prato, Pistoia, Lucca) – anche se sui listini delle imprese si faranno sentire gli effetti dell’andamento delle valute e in particolare il forte apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro. A questo si aggiunge l’impennata dei prezzi delle materie prime: le aste della lana australiana stanno stracciando ogni record». Anche da Prato si segnala il forte incremento della domanda di fibre naturali da vari mercati, compreso la Cina, e si spera di avere ricadute di ordini: «Al Pitti Filati – aggiunge Pinori - presentiamo collezioni primavera-estate con forte presenza di fibre naturali, di cui a Prato siamo specialisti». Una specialità ormai obbligata, infine, è quella sulla sostenibilità delle produzioni: «È diventata parte del prodotto», dice Cristiana Cariaggi. E Zegna Baruffa annuncia che, prima azienda del settore, farà il bilancio di sostenibilità 2017 certificato da Deloitte.

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