Sfilate

Pitti Uomo chiude con ottimismo: aziende soddisfatte e quasi 5mila buyer da 60 Paesi

La manifestazione ha riunito a Firenze 548 collezioni per l’autunno-inverno 22-23, quasi una su tre di marchi internazionali, con 8mila visitatori e buyer da Paesi inaspettati come Cina e Giappone

di Marta Casadei

3' di lettura

Se quella di giugno 2021 era stata l’edizione della resilienza, con la ripartenza all’orizzonte e le maniche rimboccate per sfruttare al massimo il rimbalzo, l’edizione di Pitti 101 che si è chiusa ieri si potrebbe definire quella della resistenza: al virus che impazza nella sua nuova ennesima variante; agli annullamenti dell’ultim’ora (di eventi, ma anche di viaggi e appuntamenti). Insomma, il settore moda uomo – gli organizzatori in prima fila, ma anche le aziende e i buyer che hanno scelto di partecipare – ha tenuto la posizione nonostante tutto.

Approfondisci: La fiera (in sicurezza) è un presidio al servizio di aziende e buyer

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Napoleone: «Da Pitti un segnale di ottimismo e tenuta dell’industria»

Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, la società che organizza le fiere di Firenze (Uomo, Bimbo, Filati e altre ancora) la definisce piuttosto «un’edizione giusta, perché era giusto farla: c’era bisogno di sostegno forte, di fiducia, in un momento in cui i contagi sono aumentati, ma le fiere per legge si possono fare, e l’economia reale legata ai settori specifici che noi rappresentiamo aveva bisogno di un segnale di tenuta. Noi l’abbiamo dato: i numeri della moda uomo che non è ancora tornata a livelli pre Covid ma cresce ci hanno molto motivato».

L'amministratore delegato Pitti Immagine, Raffaello Napoleone (ANSA/GIORGIO ONORATI)

La manifestazione ha riunito alla Fortezza da Basso di Firenze 548 collezioni per l’autunno-inverno 22-23, il 28% delle quali internazionali: «È stata un’edizione complessa e positiva allo stesso tempo: abbiamo perso il 10% degli espositori rispetto a un mese prima dell’apertura, ma abbiamo accolto buyer da tutto il mondo. Alcuni sono arrivati da Paesi “impensabili”, eppure la forte motivazione li ha spinti fino a Firenze», aggiunge Napoleone.

Pitti Uomo 101 e Pitti Bimbo 94 hanno registrato 8.000 visitatori di cui 4.900 buyer da 60 Paesi. In testa l’Europa, con Olanda, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Tra gli «impensabili», come li ha definiti Napoleone riferendosi alle difficoltà dovute alle restrizioni, ci sono Paesi come Cina, Giappone, Corea del Sud e Hong Kong.

Le aziende: «Superate le nostre aspettative»

Anche il feedback delle aziende è positivo: le aspettative, non certo alte, sono state superate. E lo spirito di squadra ha vinto sul timore delle defezioni. Baldinini, azienda romagnola di calzature e accessori con oltre 100 anni di esperienza alle spalle, ha deciso di mantenere non solo la propria presenza in Fortezza, nella sezione Dynamic Attitude, ma anche l’evento di presentazione della prima capsule collection firmata da Arthur Arbesser: «Abbiamo voluto dare un segnale di collaborazione con Pitti e siamo stati contenti di aver fatto sistema – spiega l’ad Christian Prazzoli –. Ovviamente ci siamo attenuti alle regole di sicurezza, abbiamo cancellato il catering e dilazionato l’afflusso durante l’evento, ma è andato bene». La manifestazione in generale, secondo il manager, «ha superato le aspettative. Abbiamo visto molti buyer, seppur con mancanze importanti da Asia e Stati Uniti».

Visitatori a Pitti Uomo 101 (ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI)

Soddisfatto pure Raffaello Severini, direttore commerciale di Manuel Ritz, brand di abbigliamento il cui stand si trovava nella sezione Fantastic Classic: «Non c’eravamo posti obiettivi ambiziosi, sapevamo che sarebbe stata una fiera non paragonabile con le edizioni pre Covid – spiega –, ma abbiamo visto segni di vitalità: per quanto ci riguarda il bilancio è positivo». Merito anche delle presenze straniere: «Abbiamo avuto visite dall’estero, anche molto interessanti: da Paesi ex Urss, Corea, Medioriente, Spagna, Germania, Uk e Francia».

I buyer: «Comprare in presenza è fondamentale»

Presenti, ovviamente, i compratori italiani. A caccia di prodotti per la prossima stagione autunnale, con una buona dose di incertezza ma anche ottimismo: «Pitti per noi è una tappa imprescindibile – spiega Marco Inzerillo, titolare e buyer della boutique Inzerillo di Palermo e presidente dell’associazione di boutique Histores –. Con il buying stiamo cercando di tornare alla normalità, comprando anche capi formali. La sezione più interessante di questa edizione? Futuro Maschile». Trentacinque delle 42 boutique italiane di Histores hanno mandato i propri buyer a Pitti: «Comprare in presenza è fondamentale – chiosa Inzerillo – perché non basta vedere il capo, va toccato. La prossima tappa infatti sarà Milano, per la fashion week maschile».

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