siderurgia

Pittini investe 100 milioni nel sito di Verona

di Matteo Meneghello

(Olycom)

3' di lettura

Diventare “il” produttore nazionale di vergella. È l’ambizione del gruppo friulano Pittini che ieri ha presentato un progetto per il rilancio del Galtarossa di Verona, storico stabilimento siderurgico rilevato poco più di un anno fa da Riva Forni elettrici: l’obiettivo è trasformarlo in un’acciaieria 4.0, grazie a un piano di investimenti da 100 milioni in tre anni, con il rifacimento completo di un laminatoio e di una colata continua.

Già oggi il gruppo di Osoppo (Udine), è leader in Italia nella produzione di laminati lunghi (3 milioni l’output annuale), con una quota del 37% (era il 30% l’anno scorso), e un fatturato che nel 2016 ha superato il miliardo di euro (l’ebitda è in crescita a 75 milioni), con una quota estero salita al 60% (all’inizio degli anni 2000 il mercato interno pesava l’80% dei ricavi). Una strategia di riposizionamento sulle direttrici che vanno verso Germania, Austria e Slovenia che il gruppo intende realizzare anche con le Acciaierie di Verona. «L’obiettivo del piano – ha spiegato il presidente del gruppo, Federico Pittini -, è rendere il sito competitivo nel mercato siderurgico e specializzarlo nella produzione di laminati di qualità, consentendo a Verona, attraverso gli investimenti, di aprirsi a nuove opportunità all’estero».

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Il focus principale del piano è nel rinnovamento degli impianti che la dirigenza friulana, dopo un’analisi durata mesi, ha giudicato obsoleti e non adeguati agli standard del gruppo. «Lo stabilimento – ha spiegato il presidente delle Acciaierie di Verona, Paolo Felice -, non ha allo stato attuale un mercato di sbocco, i prodotti sono penalizzati sul piano qualitativo». Il cuore del rinnovamento è il nuovo laminatoio vergella, acquistato dal gruppo Danieli insieme a una colata continua a sei linee; un impianto di ultima generazione, automatizzato, aggiornato ai più recenti standard dell’industria 4.0. Una scelta che, come ha spiegato il vicepresidente di Confindustria Verona, Giulio Pedrollo, “sono la testimonianza diretta che una politica industriale con una visione di sviluppo e crescita può arrivare a colpire e a ribaltare situazioni anche molto critiche”, e dimostrano come “il piano Industria 4.0 sia in grado di fare la differenza per il rilancio di ogni settore”.

Con l’inizio della primavera l’azienda demolirà 21.300 mq di edifici per realizzare 22.100 mq di nuovi capannoni, destinati a ospitare i nuovi impianti. Gli altri interventi riguardano l’ampliamento del parco rottame, l’ammodernamento dell’area lavorazioni a freddo, il potenziamento del raccordo ferroviario. Sarano poi ristrutturati palazzina uffici, spogliatoi, mensa, officine e carpenterie.

La capacità produttiva non cambierà: le Acciaierie di Verona consolideranno i loro volumi annuali, pari a circa 1,3 milioni di tonnellate, che saranno in larga parte verticalizzate verso gli altri stabilimenti controllati da Pittini, in Italia e all’estero. “Con il nuovo piano – ha spiegato il direttore generale, Leonardo Rizzani – puntiamo a produrre una vergella di elevata qualità, nella gamma di acciai a basso e alto contenuto di carbonio. Con i nuovi impianti vogliamo stabilizzare la produzione, evitando inefficienze, guasti o fermate”. L’azienda intende migliorare la logistica (spostando il più possibile il traffico merci da gomma a rotaia) e punta anche a favorire un ricambio generazionale all’interno dell’azienda (circa 400 i dipendenti), caratterizzata da una età media elevata (. A questo scopo sono già state gettate le basi per un modello di alternanza scuola-lavoro, come già avviene nel gruppo Pittini dal 2000

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