internazionalizzazione

«Più accordi italo-russi per creare Pmi globali»

di Antonella Scott

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Nuove frontiere. Il ponte Nikolaevskij a Krasnojarsk, Siberia. Lo sviluppo delle infrastrutture nell’Estremo Oriente russo è tra le priorità della politica economica del governo


3' di lettura

Quattro anni all’ombra delle sanzioni: nessuno, in Russia, nega l’impatto negativo del collo di bottiglia che dalla primavera 2014 influenza gli scambi con il resto del mondo. «Qualsiasi restrizione politicamente motivata che entra nella sfera economica ne ostacola lo sviluppo», osserva Igor Karavaev, rappresentante commerciale della Federazione Russa in Italia. E tuttavia, spinta dalla necessità di adattarsi a uno scenario più problematico, l’industria russa ha reagito: «Le sanzioni ci hanno fatto prestare attenzione a molte lacune, e intraprendere nuove direzioni di sviluppo: la transizione verso un nuovo regime tecnologico, la digitalizzazione dell’economia, la crescita della produttività. Specialmente nel campo della produzione industriale, credo che le sanzioni siano state una delle cause del recupero della nostra economia».

Il riorientamento della politica industriale si basa sul programma di sostituzione delle importazioni, lanciato nel 2015. Obiettivo è ridurre la dipendenza dall’esportazione di prodotti minerali, creare un prodotto russo competitivo, orientato all’esportazione, insieme alle condizioni per espandere la presenza di prodotti russi sui mercati mondiali. «Ma non stiamo cercando di ritirarci in noi stessi - spiega Karavaev -: siamo aperti alla cooperazione con partner stranieri, all’attuazione di progetti comuni, allo scambio di idee e tecnologie». Insieme a lui abbiamo approfondito gli spazi che questo scenario riserva alle imprese italiane.

«Russia e Italia - dice Karavaev - hanno competenze simili in molti settori, quindi è più produttivo ed efficiente non competere, ma sviluppare la cooperazione e incoraggiare l’incorporazione di imprese comuni, in particolare piccole e medie, nelle catene di produzione globali». Il paradosso è che l’Italia, pur presentandosi come uno dei Paesi europei più vicini alla Russia, è meno attiva di altri nell’incoraggiare la presenza delle proprie imprese. «Abbiamo esempi di successo di cooperazione con partner stranieri - continua Karavaev -, nel campo dell’ingegneria dei trasporti e delle apparecchiature energetiche: purtroppo, non con l’Italia».

L’imperativo è dunque andare oltre la cooperazione nelle aree tradizionali, «cercare nuovi driver per ottenere benefici reciproci», come dice il responsabile commerciale russo a Roma. «Paesi come Francia, Germania o Stati Uniti - spiega - perseguono una politica molto pragmatica, cercano di ridurre al minimo le conseguenze negative, utilizzando opportunità vantaggiose. Così come vengono occupate nicchie emergenti nei Paesi in via di sviluppo, per preservare i mercati (questi Paesi, ndr) prendono rapidamente decisioni relative allo spostamento della produzione». A questo riguardo, «la posizione degli imprenditori italiani è sorprendente: se dubitano, saranno gli imprenditori francesi o tedeschi a entrare in azione».

Riflessioni a cui si ribatte notando che la localizzazione spesso fa paura alle piccole imprese che ritengono di non avere la forza, da sole, di affrontare un trasferimento produttivo in un Paese complesso come la Russia. «In effetti, per le piccole e medie imprese è più difficile entrare nei mercati esteri - ammette Karavaev -: per mancanza di risorse, o di competenze. Tuttavia, ormai sia in Italia che in Russia si rivolge grande attenzione all’internazionalizzazione dei “piccoli”. Dobbiamo concentrarci sull’integrazione delle Pmi nelle catene di produzione globali».

Nata nel 2002, è attiva la Task Force Italo-Russa sui distretti industriali e le piccole e medie imprese: piattaforma che permette di stabilire contatti diretti e firmare accordi bilaterali fra le Pmi russe e italiane. Nel 2013 il Fondo russo per gli investimenti diretti (Rdif) ha creato con Cdp Equity una piattaforma di investimento italo-russa, per rilanciare progetti comuni. «In Russia e in Italia - aggiunge Karavaev - ci sono istituzioni che sostengono l’esportazione e l’internazionalizzazione delle imprese, nel loro arsenale ci sono diversi strumenti, finanziari e no, per facilitare l’uscita all’estero. In Russia, il Centro di esportazione collabora con tutti gli esportatori di beni e servizi, senza restrizioni di settore, fornendo supporto in qualsiasi attività di esportazione, dalla consegna al servizio post-contrattuale, anche tramite canali di e-commerce. E anche l’Italia ha meccanismi molto efficaci. Poiché registriamo una gran differenza di opinioni tra chi osserva da lontano e chi sta già realizzando progetti in Russia, cerchiamo di diffondere informazioni sugli esempi di successo per la comunità imprenditoriale italiana».

Viste le nuove linee-guida del governo russo sulla digitalizzazione dell’economia, Mosca si aspetta un aumento dell’interesse degli investitori nel settore tecnologico, accanto ai fronti più “quotati”, agricoltura e infrastrutture. Considerando invece l’aspetto geografico, Karavaev concentra l’attenzione sull’Estremo Oriente: «Le richieste di operare nella regione sono in crescita - spiega - e noi stiamo sviluppando vari meccanismi per incoraggiare l’attività economica: regimi fiscali e amministrativi preferenziali, basati sul rapido sviluppo della cooperazione con il Sud-Est asiatico».

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