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Più antidepressivi e meno antibiotici, come cambia l’uso dei farmaci in Italia

Nel 2021 la spesa farmaceutica secondo il Rapporto di Aifa ha raggiunto quota 32,2 miliardi di euro

di Nicola Barone

(Alessandro Viapiano)

3' di lettura

Per i farmaci la spesa “out of pocket”, quella pagata di tasca propria dai cittadini, supera i 9 miliardi. Una tendenza che andrebbe ridotta, «in quanto fonte spesso di spesa impropria o, in alcuni casi, inutile», secondo il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Nicola Magrini. Non in tutti i casi, come ampiamento documentato, le scelte sono sostenute da solide motivazioni.

Psicofarmaci, verso un tavolo con la Salute

A crescere sono le prescrizioni di antidepressivi, con in Italia un aumento del 2,4% stando ai dati contenuti nell’ultimo Rapporto OsMed. E non sempre in base a una fondata opportunità. Per Magrini i farmaci per la salute mentale «sono stati fonte di eccesso di prescrizione durante il Covid. Si tratta di farmaci non raccomandati per il trattamento di choc o emergenze, ma nonostante questo, a testimonianza di un disagio che comunque c’è, sono stati segnalati aumenti non solo in Italia ma in tutto il mondo». La Toscana è la Regione dove se ne fa maggior uso, con 66 dosi ogni mille abitanti al giorno, a fronte delle 35 della Campania. Un tavolo in via di istituzione con il ministero della Salute servirà a mettere a fuoco la prescrizione ottimale di farmaci psichiatrici per il loro migliore utilizzo.

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Vitamina D, maggiore sensibilizzazione

Torna a salire nel 2021 la spesa per la vitamina D, troppo prescritta in passato per proteggere le ossa. Da marzo è tornata a superare i 25 milioni al mese per la prima volta dopo la Nota dell’Aifa che incentivava una prescrizione più appropriata. La Nota precisa Magrini, «che ha avuto un effetto molto positivo, con il risparmio di diverse decine di milioni l’anno». Ma «vi sono alcune Regioni più virtuose nell’averla adottata e altre meno. Serve lavorare a campagne di sensibilizzazione». Le evidenze sembrano indicare una direzione chiara. «La vitamina D deve essere presente nella dieta, ma assumerla come integratore non offre alcuna protezione dalle fratture nell’anziano, come dimostrato da uno studio molto ampio appena pubblicato, spiega Roberto Burioni, docente all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in merito a un lavoro comparso sul The New England Journal of Medicine.

Per il cuore i più utilizzati

Calano invece del 5,6% i consumi di antibiotici rispetto al 2020. Anche in pandemia, i farmaci per il cuore restano i più utilizzati mentre aumentano i consumi di quelli contro l’acidità di stomaco. Quanto al trattamento del diabete il trend è stabile negli ultimi 8 anni e la metformina resta il farmaco più utilizzato, in quadro dove «le Regioni del Sud consumano il doppio rispetto al Nord». In aumento poi del 13% i farmaci contro l’emicrania cronica dopo l’introduzione degli anticorpi monoclonali. Quanto alla spesa per il Covid-19, cala del 67% quella per l’antibiotico azitromicina ed è «trascurabile quella per idrossiclorochina», in seguito alle indicazioni emerse dalle evidenze, mentre aumenta quella per il primo antivirale autorizzato, il remdesivir, che nel 2021 «rappresenta il 22% della spesa pro capite dei farmaci per Covid, con un aumento rispetto al 2020 del 157,9%».

Come va tra ospedali e territorio

Nel complesso la spesa farmaceutica, sia pubblica che privata, nel 2021 è stata di 32,2 miliardi (+3,5% rispetto al 2020), di cui il 69% è rimborsata dal Ssn. L’87% dei consumi è sul territorio, dove si trattano soprattutto patologie croniche ma con una spesa minore (pari al 41% del totale). Viceversa in ospedale, dove si trattano patologie acute o complesse, si consumano meno farmaci (13%), ma la spesa è maggiore (59%). Sei cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione, ma quelli con più di 64 anni assorbono il 70% della spesa. I consumi sono stabili per tutti i medicinali per le malattie croniche «sintomo del fatto che il sistema ha retto alla pandemia e non c’è stata riduzione di trattamento», commenta il farmacoepidemiologo dell’Iss Roberto Da Cas. Per Raffaele Donini, coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, la spesa per farmaci ha ampi spazi di miglioramento e si chiede che venga dato mandato ad Aifa per la revisione del prontuario. Il neopresidente di Farmindustria Marcello Cattani sottolinea che la spesa è sotto controllo e i prezzi medi dei farmaci per l’assistenza territoriale e ospedaliera, sono più bassi della media di altri Paesi europei.

Bassa incidenza spesa equivalenti

Nel confronto internazionale si evidenzia ancora una bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei, sebbene l'Italia sia al 2° e 1° posto nell'incidenza, rispettivamente, della spesa e del consumo di farmaci biosimilari. Nel confronto sui prezzi emerge come l'Italia, considerando sia i farmaci erogati in ambito territoriale sia quelli in ambito ospedaliero, abbia prezzi superiori solo alla Francia, al Portogallo e alla Polonia. L'Italia, con 31,2 euro pro capite, risulta al 6° posto per la spesa dei farmaci orfani, dopo Austria (43,4 euro), Germania (41,0 euro), Francia (40,3 euro), Spagna (36,7 euro) e Gran Bretagna (33,9 euro). Tutti i Paesi, dopo la riduzione registrata nel 2020, mostrano un aumento della spesa di questi farmaci rispetto all'anno precedente.

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