ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervista a Andrea Missori

«Più attenzione alle Telco Il 65% dei bimbi a scuola si forma per lavori che non esisteranno più»

Parla l'ad di Ericsson Italia: «Servono misure per un settore gravato dai costi energetici e dagli esborsi per le frequenze 5G Rafforzare le competenze digitali, serviranno data analist e esperti di cloud

di Simona Rossitto

Formazione. Occorre investire nella capacità di gestire il cambiamento

4' di lettura

«Il 65% dei bambini che entrano oggi nella scuola primaria si formeranno per lavori che non esisteranno più quando avranno terminato la loro istruzione formale. Il mondo cambia velocemente e bisogna essere preparati, creare oggi le competenze necessarie per il domani». Parola di Andrea Missori, responsabile area Sud Est Mediterraneo ed Eurasia di Ericsson e amministratore delegato di Ericsson in Italia, una carriera interna fino a scalare i vertici della multinazionale svedese. In quest’ottica, si inquadra la nuova edizione del progetto Digital Lab che parte da tre istituti secondari romani: il Volterra, il Ferrari e il Federico Caffè e ha come obiettivo quello di avvicinare i ragazzi alle materie Stem. Il capitolo competenze digitali si innesta in un momento molto particolare per lo sviluppo della digitalizzazione, tra messa a terra del Pnrr e attese sull’impatto del 5G, tecnologia, dice l’ad, ancora «indietro» in Italia ed Europa. Missori, che è anche vicepresidente di Asstel, associazione di filiera delle tlc, al nuovo Governo chiede «attenzione» per un settore gravato dai costi dell’energia, dall’esborso per le frequenze 5G, da un’inadeguata remunerazione da parte degli Ott (Over the top tipo Google e Facebook) e da prezzi delle tlc che continuano a scendere.

Su quali figure professionali occorre investire adesso per ritrovarsele domani?

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Saranno fondamentali lo sviluppatore di codici, il data analyst, il project manager, gli esperti di cloud, machine learning e artificial intelligence. Dal mio punto di vista uno degli aspetti su cui investire è la capacità di gestire il cambiamento, come ci ha insegnato anche il Covid. Eravamo preparati? Nessuno lo era, sono stati più bravi quelli che più velocemente si sono adattati.

Con la messa a terra del Pnrr ci sarà la spinta giusta anche sul piano delle competenze necessarie?

Il Pnrr non è stato particolarmente focalizzato sull’infrastruttura mobile mentre il principale capitolo su cui gli operatori si stanno spendendo è quello della fibra. Certamente, nell’ambito del Pnrr, c’è il piano sullo sviluppo del 5G e noi cercheremo di supportare le telco. Per ora l’Europa e l’Italia sono indietro sul 5G e sul 5G stand alone (tecnologia basata esclusivamente su rete 5G autonoma, che non si appoggia quindi sulla rete 4G, ndr) rispetto a Stati Uniti ed Asia. In Italia la prima rete 5G stand alone è stata realizzata nel mondo del Fwa (tecnologia mista radio e fibra, ndr). Gli operatori mobili al momento hanno scelto i loro partner per realizzare la rete, stiamo lavorando con loro.

Quando, secondo lei, vedremo il 5G stand alone funzionante, tecnologia che permetterà, per fare un esempio, anche le operazioni chirurgiche a distanza?

L’anno prossimo sarà diffusa, per le operazioni chirurgiche a distanza ci vorrà più tempo ed un ecosistema maturo. Al momento non c’è una grandissima copertura del 5G, è limitato principalmente alle città.

Inoltre, gli investimenti degli operatori sono frenati dalla bolletta energetica, dal pagamento delle frequenze 5G e da una mancante fair remuneration della rete. Su quest’ultimo fronte gli operatori non vedono un adeguato ritorno da parte di chi fa schizzare il traffico, ovvero gli Ott, gli Over the top (tipo Facebook o Google, ndr). Inoltre, mentre l’inflazione corre i prezzi delle tlc continuano a scendere. Alcune politiche, alcune riflessioni dal punto di vista regolatorio andrebbero fatte a livello europeo, oltre che da parte dei vari Stati membri.

Che cosa vi aspettate dal nuovo Governo?

Serve una politica di attenzione al settore delle telco che riteniamo un abilitatore della trasformazione digitale delle altre industrie. Non si tratta di dare solo una connettività migliore, ma di abilitare un cambiamento nel modo di lavorare che porta vantaggi dal punto di vista produttivo e della sostenibilità.

Di recente il governo Draghi ha utilizzato la leva del golden power per privilegiare le infrastrutture fornite da vendor europei come voi, siete soddisfatti dell’approccio?

L’approccio italiano, rispetto ad altri, è stato meno drastico, alcuni Paesi europei hanno deciso il ban totale di alcune tecnologie extraeuropee. In Italia ci si è mossi con molta più gradualità. Oggi gli operatori sono chiamati a fare un piano, le tecnologie utilizzate saranno testate, è cioè necessario raggiungere un certo livello
di qualità e garanzia. Lato
nostro, giocando su mercati con situazioni molto diverse tra loro, puntiamo a essere scelti per quello che sappiamo fare, per il valore delle tecnologie, per la presenza in Italia di 2.400 dipendenti con esperienza pluriennale.
Premesso ciò, seguiamo e rispettiamo ovviamente le
politiche decise dai Paesi.

I governi italiani hanno finora garantito un livello adeguato di cybersicurezza?

Il metro italiano è piuttosto alto. D’altronde, gli ultimi eventi, come il conflitto russo-ucraino, ci hanno aiutato a dimostrare l’importanza della cybersecurity. Noi, dal canto nostro, continuiamo a focalizzarci sull’essere partner di riferimento per gli operatori riguardo alla costruzione di rete 5G, accesso, core network, sistemi It, fornendo soluzioni, anche dal punto di vista della sostenibilità energetica, sempre più performanti.

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