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Più burocrazia e costi per le navi che smaltiscono i rifiuti nei porti

Gli armatori denunciano anomalie nel decreto italiano che applica le direttive dell’Ue

di Raoul de Forcade

2' di lettura

Aumentano, anziché diminuire, i costi e i lacci burocratici per lo smaltimento dei rifiuti raccolti sulle navi e che devono essere trasferiti negli impiant di raccolta dei porti italiani. A denunciarlo sono, con una nota congiunta, Confitarma e Assarmatori.

Nel mirino l’entrata in vigore del decreto legislativo 197 dell’8 novembre 2021, relativo, appunto, al recepimento della direttiva (Ue) 2019/883, sugli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi.

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Più costi per le Autostrade del mare

Emblematico, sottolinea la nota, «è il caso delle navi di linea delle Autostrade del mare, per le quali la nuova normativa ha confermato l’impianto dell’esenzione preesistente, in base al quale le navi in possesso dei necessari requisiti verificati dall’Autorità marittima potevano conferire i rifiuti solo in un porto lungo la rotta».

L'unica vera novità introddotta dal dlgs (in aggiunta all’obbligo di stipula di un contratto di servizio con un impianto di raccolta situato in uno dei porti lungo la rotta della nave), «è rappresentata dal fatto - psoegue la nota - che i requisiti devono ora essere verificati dall’Autorità di sistema portuale, che dovrebbe rilasciare apposito certificato di esenzione». Peccato che «le Adsp non rilasciano tali certificati».

Persa di fatto l’esenzione

Di conseguenza molte navi, denunciano gli armatori, «pur mantenendo i requisiti di legge, hanno, di fatto, perso lo status di esenzione, con un conseguente immotivato aggravio di costi e oneri amministrativi per il ritiro rifiuti, in precedenza non previsti».

Al contrario, «per gli erogatori del servizio di raccolta e smaltimento, che nella maggioranza dei casi continuano ad operare in regime di monopolio, sebbene la nuova norma non preveda più la presenza, a prescindere, di un unico operatore, si sta registrando un ingiustificato incremento degli introiti, senza che siano mutati né i piani di raccolta dei rifiuti né i relativi piani di investimento».

Tariffe non conformi alla legge

Altra grave anomalia applicativa, sottolineano ancora le associazioni degli armatori, «si registra nell’interpretazione del concetto di esenzione. Il dlgs 197/2021, recependo fedelmente la direttiva, ha finalmente chiarito che l’esenzione nei porti lungo la rotta della nave riguarda tutti e tre gli obblighi: notifica, conferimento, pagamento; e che le Adsp devono definire specifici criteri per la determinazione delle tariffe da applicare nel solo porto dove, effettivamente, avviene il conferimento».

Purtroppo, invece, afferma la nota, «diverse Adsp stanno prevedendo espressamente l’esenzione solo dagli obblighi di notifica e di conferimento ma non dal pagamento della tariffa, mortificando l’essenza e la portata della norma stessa».

Da anni, concludono gli armatori, «si parla di semplificazione, trasparenza e sburocratizzazione del settore dello shipping; ma un quadro del genere configura una situazione opposta. Le due associazioni armatoriali auspicano, quindi, che queste normative siano applicate nella loro interezza, senza ingiustificate ed errate interpretazioni di regole chiare e indiscutibili».

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