ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervista a Mauro Fabbretti

«Più business e sportelli per le Bcc, vero presidio dei territori»

Parla il presidente di Bcc Emilia Romagna: «Noi modello vincente, mentre le grandi banche hanno chiuso 145 presidi noi ne abbiamo aperti 9. Utili in aumento a 75,7 milioni nel 2021, cresce la raccolta»

di Ilaria Vesentini

4' di lettura

Che la globalizzazione e le multinazionali non sarebbero state la via maestra per un benessere equo e sostenibile lo dichiara da tempi non sospetti, ben prima che pandemia e guerra in Ucraina riportassero al centro delle economie occidentali l'importanza di investire sulle filiere corte e sullo sviluppo di imprese e comunità locali, quale presidio per salvaguardare occupazione e ricchezza diffusi. Oggi Mauro Fabbretti, ingegnere forlivese, classe 1962, dal 2019 alla guida della Federazione Bcc Emilia-Romagna (e prima presidente della Bcc Sarsina) ha uditori più attenti quando parla del «piccolo è bello» e dei valori della mutualità e della cooperazione nei territori fragili, che hanno permesso al sistema “bianco” delle Bcc di «restare l'unica presenza bancaria in 11 comuni della regione e di continuare ad aprire sportelli, 9 in più lo scorso anno, mentre le grandi banche chiudevano filiali».

Le nove banche di credito cooperativo rappresentate dalla Federazione, con 351 sportelli in 162 Comuni della via Emilia (oltre la metà in località con meno di 10mila abitanti), 2.780 dipendenti, quasi 141mila soci, hanno chiuso il bilancio 2021 con 16,77 miliardi di euro di raccolta diretta, 12,9 miliardi di impieghi e rappresentano oggi il 18% della presenza bancaria in regione con quote di mercato superiori al 20% nei finanziamenti ad artigianato, agricoltura, turismo.

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Presidente, come si fa a rimanere competitivi nel sistema finanziario non solo mantenendo ma addirittura rafforzando la presenza e gli organici sui territori, invece di digitalizzare e centralizzare i servizi?

Siamo attenti ai cambiamenti tecnologici in atto e anche a contenere i costi, ma le dinamiche di razionalizzazione non possono scalfire il nostro Dna mutualistico. Siamo rimasti le uniche banche davvero locali in mano a famiglie, imprese, dipendenti dei territori in cui operiamo. Loro sono i nostri soci ed è a loro che rispondiamo di ogni euro: per statuto raccogliamo le risorse dalla stessa comunità cui poi le restituiamo. La nostra forza competitiva e la capacità di reggere il confronto con i grandi gruppi bancari stanno in questo nostro legame speciale con i soci e con il territorio, di fatto siamo un bene della comunità.

E i bilanci quadrano lo stesso?

Sì, abbiamo chiuso il 2021 con utili in aumento a 75,7 milioni di euro. E mentre le nostre nove Bcc aprivano altrettanti sportelli, in regione chiudevano 145 presidi bancari. Abbiamo aumentato la raccolta (depositi e obbligazioni) dell'11,9%, quasi il doppio del trend regionale, e il distacco è ancora più netto quando si parla di impieghi alla clientela, ossia mutui e finanziamenti: il nostro sistema cooperativo-mutualistico ha fatto il +10,4% contro una media del +1,4% in Emilia-Romagna.

La digitalizzazione sta però portando i servizi, inclusi quelli bancari, in tutt'altra direzione: la vostra non rischia di essere una strategia anacronistica?

Affatto, noi stiamo investendo moltissimo in sistemi informativi e soluzioni digitali e smart per tutte le operazioni automatiche, ma il presidio territoriale e il rapporto diretto con il cliente restano gli asset che ci garantiscono una sostenibilità nel tempo. In filiale ci stiamo spostando sempre più sull'erogazione di consulenza e servizi a valore aggiunto. I bisogni della comunità sono variegati e noi, vivendo il territorio, possiamo ancora permetterci di valorizzare progetti di sviluppo, esigenze dei giovani, istanze sociali che sfuggono alla rete dei big.

Però le regole bancarie che dovete rispettare sono le stesse di Unicredit e Intesa Sanpaolo…

Questo è il nodo dolente, siamo schiacciati da regole e adempimenti sovradimensionati rispetto ai volumi di attività di una singola Bcc e su questo fronte siamo stati i primi a trovare l’appoggio istituzionale della Regione, che ci sta affiancando nella battaglia per chiedere all'Unione europea di rivedere il quadro normativo degli Accordi di Basilea, dopo il Regolamento 468/2014. Vanno riconosciute forme di proporzionalità, perché è vero che aderiamo a un gruppo per fare scala su servizi come l'Ict o i controlli, ma operiamo come singoli istituti sui territori, spesso i più fragili e a rischio spopolamento, e non siamo in grado di sostenere gli stessi oneri normativi, amministrativi, informativi e di requisiti patrimoniali delle grandi banche.

State aumentando anche soci e dipendenti. Si trovano ancora giovani che sognano di lavorare in banca come i loro genitori?

Trovare ragazzi da assumere è difficile anche per noi, per fortuna il nostro turnover è molto basso. Lavoriamo moltissimo con i giovani nei nostri territori, fin dai banchi di scuola, con progetti specifici per diffondere la cultura finanziaria e per tramandare da padre in figlio il valore della mutualità. Stiamo dedicando grande attenzione anche a temi come il welfare integrativo, per affiancarli prima nel percorso di studi e poi nella costruzione di una pensione sicura. I nostri giovani saranno anche i nostri azionisti di domani, investire su di loro è un atto di responsabilità, un'attività fondamentale per il sistema Bcc. E abbiamo avviato anche un master ad hoc sulla cooperazione bancaria con l'Università di Bologna. La differenza delle Bcc non sta nella parte bancaria o di prodotto, ma nella relazione con le comunità locali in cui operiamo e che dobbiamo tutelare.

Di fatto siete degli antesignani dei principi ESG…

Infatti le Bcc oltre al bilancio civilistico redigono per statuto, da sempre, il bilancio di coerenza, che di fatto è un bilancio di sostenibilità, ben prima che questo strumento fosse tanto di moda, noi facciamo da sempre vera finanza circolare. La nostra sfida è accompagnare il cambiamento della società che si sta tecnologizzando mantenendo le nostre radici secolari di banca etica a servizio e di proprietà della comunità locale.

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