Il PNRR

Più che solo con i soldi, Draghi punta a cambiare l'Italia con riforme strutturali

Nelle conclusioni serve però più attenzione sul gap impiantistico ancora forte, che la espone l’Italia a un problema di “sicurezza nazionale”

di Alfredo De Girolamo

(ANSA)

2' di lettura

La lunga introduzione del presidente Mario Draghi al PNRR ci rende chiaro il disegno strategico che presenterà fra pochi giorni al Parlamento e poi a Bruxelles, la sua visione, che finalmente c'è.

Un'accurata analisi sull'economia Italia in crisi prima del Covid19, l'individuazione dei punti di debolezza, la necessità di utilizzare i Fondi europei di Next Generation EU per un nuovo miracolo economico nazionale.Chiara l'importanza delle risorse economiche messe sul piatto dall'Unione Europea, ma chiara soprattutto l'importanza delle riforme che dovranno accompagnare gli investimenti.

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Forse più che solo con i soldi, Draghi punta a cambiare l'Italia con modifiche strutturali di funzionamento che nessuno fino ad ora ha mai voluto mettere davvero in cantiere.

Sul piano delle politiche ambientali il PNRR approvato in Consiglio dei ministri sembra ridurre il peso delle erogazioni ai progetti (prestito o fondo perduto) per quelle attività che beneficiano di un sistema di regolazione efficace (energia, acqua, rifiuti), in mercati in cui esistono operatori pubblici e privati capaci di fare investimenti ed innovazione con i propri mezzi e sulla base di tariffe regolate.

Il testo sembra quindi orientato a distribuire risorse a settori caratterizzati da finanziamento pubblico (difesa del suolo, trasporto locale, scuola, sanità, formazione, sociale) fornendo ai settori strategici delle utilities sostanzialmente un quadro di semplificazione autorizzativa, normativa, sugli appalti. Ci fosse davvero una semplificazione reale potrebbe essere un trade off ragionevole.

Ma sorgono due problemi per cui leggendo l'introduzione al PNRR, sembra la prima parte di un testo cui manca una seconda parte, la conclusione. Prima di tutto alcune infrastrutture nel campo idrico e della gestione dei rifiuti andrebbero finanziate dal PNRR perché infrastrutture strategiche per il Paese (impianti di recupero, reti, invasi).

L'Italia registra un gap impiantistico ancora forte, che la espone ad un problema di “sicurezza nazionale”. Oltretutto sarebbero investimenti rapidamente realizzabili e con doppio o triplo dividendo (economico, ambientale, sociale). Se non si ritiene corretto anche per motivi di concorrenza, finanziare singole opere direttamente, potrebbe essere utile usare i fondi di NGEU per attivare incentivi ambientali adeguati a sostegno degli investimenti verdi (una specie Industria 4.0 green o superbonus), o introducendo strumenti economici nuovi (certificati del riciclo, incentivi al biometano) come propongono Utilitalia e Assoambiente.

Ma se il Governo intende concentrare le risorse economiche su altri settori, ritenendo che quelli delle utilities e le aziende più grandi possano agevolmente realizzare gli investimenti con mezzi propri, senza sussidi o incentivi, deve almeno fare un'altra cosa, indispensabile.

Occorre, accanto a una forte semplificazione normativa e autorizzativa, definire gli investimenti strategici da realizzare in campo idrico e dei rifiuti, approvare un quadro nazionale definito, con tempi certi e responsabilità definite.

Il Governo non può lasciare alle Regioni e agli enti locali la sola responsabilità di fare gli impianti necessari. Avere attribuito risorse ai settori sarebbe stato un segno di indicazione prioritaria, se non sarà possibile occorre comunque un Piano di realizzazioni certo.

Se non cogliamo questa occasione per completare il quadro di impianti e reti necessarie a mettere il Paese in sicurezza, consegneremo il Paese ad uno stato di incertezza e insicurezza.

(@degirolamoa)

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