Opinioni

Più crescita con misure ad hoc destinate all’economia circolare

di Matteo Caroli


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3' di lettura

L’urgenza dei problemi ambientali impone un radicale cambiamento dei modelli di produzione, distribuzione e consumo. Non si tratta di crescere meno, ma di crescere in modo diverso: innovare le tecnologie e i modelli di business in maniera che creazione di valore economico, miglioramento sociale e dell’ambiente siano integrati. In questo senso, si sta rapidamente affermando il nuovo paradigma dell’economia circolare, basato su quattro “R”: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero. Sia gli investitori sia i consumatori premiano e sempre più premieranno le imprese che più delle altre si muovono su questa direttrice; a livello di Paesi, l’economia green sarà un traino cruciale dell’occupazione e dell’aumento strutturale del Pil.

Per l’Italia è una grandissima opportunità, perché il nostro Paese è già oggi tra le prime economie verdi nel mondo, con performance eccellenti in tutte le quattro principali problematiche: emissioni atmosferiche, utilizzo di materie prime, consumi energetici e produzione di rifiuti. Secondo le elaborazioni di Fondazione Symbola, nel 2008, consumavamo oltre 17 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro prodotto; oggi siamo intorno a 14, meglio di Francia, Spagna e Germania. L’Italia è al terzo posto tra le cinque grandi economie europee per quanto riguarda le emissioni in atmosfera: (104,2 tonnellate di Co2 per milione di euro prodotto), dietro alla Francia (85,5 tonnellate) e al Regno Unito (93,4 tonnellate) ma davanti a Spagna e Germania. Nelle energie rinnovabili, siamo primi tra i principali Paesi europei, con il 17,4%, per quota di rinnovabili nel consumo interno lordo (la Francia è al 16%, la Germania al 14,8%, e il Regno Unito al di sotto del 10%). Siamo anche il quarto produttore mondiale di biogas - dopo Germania, Cina e Stati Uniti - con circa 1.900 impianti operativi. Insieme alla Germania, l’Italia è leader europeo in termini di quantità di materie seconde riciclate nell’industria manifatturiera: questa sostituzione di materia comporta un risparmio potenziale pari a 21 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 58 milioni di tonnellate di Co2. Nel caso degli imballi (con l’eccezione di quelli in plastica), gli obiettivi di recupero fissati dalle direttive europee al 2025 sono già stati ampiamente raggiunti. Anche sul fronte dei rifiuti, abbiamo risultati eccellenti, pur con differenze ancora rilevanti tra le aree del Paese; su scala nazionale, la produzione di rifiuti risulta infatti largamente inferiore a quelle degli altri Paesi europei e comunque in costante decrescita; inoltre, si calcola che il 79% dei rifiuti è avviato a riciclo, un valore che è più del doppio della media europea, attestata al 38% e molto maggiore di quello di Francia, Regno Unito e Germania, tra il 45 e il 55 per cento.

Per quanto riguarda il sistema produttivo, ancora Fondazione Symbola insieme con Unioncamere Italia, stimano che circa un’impresa manifatturiera su tre in questi anni abbia investito o sia pronta a farlo per un maggior risparmio energetico o per la riduzione dell’impatto ambientale delle proprie attività; risulta, peraltro, che le aziende green sono complessivamente più innovative e internazionalizzate delle altre. Si può dunque pensare che la produzione circolare e l’ecodesign diventino elementi caratterizzanti il made in Italy, come già lo sono la qualità dei materiali e delle lavorazioni. Dall’abbigliamento all’arredo, dalla meccanica all’alimentare, il grande valore immateriale dei nostri prodotti può essere arricchito con la componente del loro migliore impatto ambientale; si troverà così perfettamente allineato con la sensibilità e gli orientamenti che sempre più prevarranno nei consumatori in tutto il mondo.

Per cogliere al meglio questa grande opportunità è importante che lo sforzo delle imprese sia sostenuto dal Governo dello Stato. Non bastano iniziative singole; serve un robusto programma pluriennale, articolato in un pacchetto di misure il più possibile integrate e in grado di coinvolgere sia le imprese in settori diversi, sia le amministrazioni pubbliche e sia consumatori. Sono necessari stimoli che orientino il mercato i verso i prodotti e i servizi green (e magari disincentivi per quelli con elevato impatto negativo), premiando così le imprese che investono fortemente in questa direzione; la stessa domanda pubblica dovrebbe adottare con decisione criteri di scelta che privilegino esplicitamente le offerte di chi opera secondo le modalità dell’economia circolare. Altrettanto significativi sono interventi normativi che facilitino la realizzazione degli investimenti produttivi da parte delle imprese; questo è cruciale, ad esempio, nelle energie rinnovabili, dove l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici è tuttora rallentata dalla complessità delle procedure amministrative.

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