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Più dialogo per superare le doppie imposizioni

di Federica Micardi

2' di lettura

I l fisco “condiviso” dell’Unione europea si va formando sulla disciplina delle doppie imposizioni. È dell’ottobre scorso la riforma sulla direttiva Map (Mutual agreement procedure) che dovrà essere operativa entro il giugno del 2019, per tutelare chiunque si trovi a subire una doppia imposizione sulle operazioni cosiddette cross border.

Il tema è stato trattato ieri durante il convegno «Dialoghi sul Fisco» organizzato ieri a Como da Codis. Un titolo che riflette il rapporto avuto quest’anno tra i commercialisti e l’agenzia delle Entrate: «un’interlocuzione costante e collaborativa» come l’ha definita il presidente del Cndcec Massimo Miani.

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Due sono le azioni che in questi anni si sono concretizzate per fronteggiare la doppia imposizione, in fase preventiva gli Apa (istanze di accordo preventivo), anche noti come tax ruling, che di recente hanno creato un forte dibattito a livello europeo, e in fase successiva, una volta che la doppia tassazione è conclamata, appunto i Map. Gli Apa presentati, che nel 2013 erano stati solo 48 (di cui 3 bilaterali) nel 2017 sono stati 121(di cui 41 bilaterali). Di questi 51 sono stati conclusi. In Italia gli accordi preventivi chiariscono quali sono i criteri e i metodi che il contribuente deve adottare per quantificare il suo debito tributario ma, sottolinea Giuliano Donatiello, capo ufficio accordi preventivi e controversie internazionali dell’agenzia delle Entrate, durante il suo intervento al convegno , «Non facciamo riduzione di base imponibile né possiamo in nessun modo ridurre le aliquote». Gli Apa facilitano la vita non solo alle imprese, ma anche agli accertatori che si sono trovati in difficoltà nell’indagare, dopo anni, su operazioni di transfer pricing che rappresentano il 90% di questi accordi.

L’altro fronte su cui l’Europa sta accelerando è quello delle Map che in Italia sono passate all’agenzia delle Entrate dal 2017, anno in cui sono state discusse 131 Map e concluse 70 per importi molto variabili, da pochi milioni a qualche centinaio. Fino ad ora le Map sono state di due tipi: da un lato, quelle bilaterali perché previste da convenzioni tra Stati ma senza obbligo di giungere a una soluzione oppure arbitrarie; dall’altro, quelle accessibili solo alle imprese e dove c’è un obbligo di risultato. Ora sia l’Ocse che l’Unione europea stanno spingendo per estendere e rafforzare le Map. L’Ocse ha introdotto uno standard minimo, per cui ogni Paese deve garantire l’accesso alle Map a chi subisce una doppia tassazione e introdurre la clausola arbitrale. La Ue ha, invece, previsto che la clausola arbitrare scatta in automatico e non sarà più vincolata al parere favorevole degli Stati coinvolti se non si trova un accordo.

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