Le nuove regole di Banca d’Italia

Più donne nei Cda delle banche non quotate: dal 2022 saranno il 33 per cento

Adeguamento al primo rinnovo integrale dal 2022 ed entro il 30 giugno 2024, ma più tempo agli istituti minori

di Milena Prisco

Nicodano: "Donne piu' colpite dalla crisi, ma vedo opportunita'"

3' di lettura

Sale dal 20% al 33% la quota di genere nei Cda e negli organismi di controllo delle banche non quotate. È l’effetto dell’aggiornamento, deciso da Banca d’Italia il 30 giugno scorso, delle Disposizioni di vigilanza per le banche, contenute nella circolare 285/2013. Nel ridefinire l’assetto del governo delle banche, quotate e non, è stata portata in maniera vincolante la quota di genere al 33% per gli organi con funzione di supervisione strategica (vale a dire i Cda) e di controllo (come collegio sindacale, consiglio di sorveglianza o comitato per il controllo sulla gestione, a seconda del modello di amministrazione e controllo).

I tempi

L’adeguamento deve essere assicurato non oltre il primo rinnovo integrale dell’organo, effettuato dopo il 1° gennaio 2022, e comunque entro il 30 giugno 2024. Per le banche di minori dimensioni o complessità operativa, l’adeguamento deve essere assicurato in maniera graduale nella misura di almeno il 20% dei componenti dell’organo non oltre il primo rinnovo integrale dell’organo, effettuato dopo il 1° gennaio 2022, e comunque entro il 30 giugno 2024; per i rinnovi successivi, e comunque non oltre il 30 giugno 2027, anche a queste banche si applica la quota del 33 per cento.

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Il perimetro

Le nuove Disposizioni di vigilanza si applicano alle banche italiane e alle società capogruppo di gruppi bancari. Non sono toccate dalla nuova soglia le banche quotate, che già devono rispettare la quota del 40% prevista dal Testo unico della finanza (decreto legislativo 58/1998).

Sono quindi le banche non quotate a dover ora adeguare gli statuti e disciplinare gli aspetti rilevanti per garantire il rispetto delle quote di genere: ad esempio, le modalità di sostituzione dei componenti degli organi e di formazione delle liste e la presenza tra i sindaci supplenti di componenti del genere meno rappresentato per garantire il rispetto della quota di genere in caso di sostituzione.

Le istruzioni

Inoltre, Banca d’Italia raccomanda che:

1) in tutti i comitati endo-consiliari almeno un componente sia del genere meno rappresentato;

2) le cariche di presidente dell’organo con funzione di supervisione strategica, presidente dell’organo con funzione di controllo, amministratore delegato e direttore generale non siano ricoperte da persone dello stesso genere;

3) nelle banche che adottano il modello monistico la quota di genere sia rispettata anche con riguardo alla composizione del comitato per il controllo sulla gestione.

Tre punti che, anche se sono raccomandazioni non vincolanti, sono uno sprone alla nomina di donne ai vertici delle aziende.

Le politiche di genere devono poi essere riflesse in un regolamento interno che identifica le misure per il perseguimento degli obiettivi fissati da Banca d’Italia, che andranno comunicati non solo all’assemblea dei soci ma al mercato e alla generalità degli stakeholders.

Poche donne

L’intervento di Banca d’Italia è il frutto dell’insoddisfacente presenza femminile nei board delle banche italiane, confermata dai risultati del Report dell’Eba sull’esercizio di Benchmarking svolto nel 2020 e relativo alle prassi in materia di diversity a livello europeo (Eba/Rep/2020/05) e dall’Analisi di impatto della regolamentazione allegata al documento di consultazione, che evidenzia come nel 2020, su 834 banche dell’Ue e dell’Area economica europea, il 41,61% non aveva ancora implementato policy di diversity e non tutte le policy specifiche di diversità di genere e il 66,95% degli istituti interpellati aveva amministratori esecutivi di un solo genere.

Le Disposizioni hanno provocato reazioni non unanimi soprattutto riguardo all’obbligo per le banche di minore dimensione, che da più parti si è ritenuto doversi attestare al 20% e non al 33 per cento. Ma Banca d’Italia ha rilevato che proprio nelle banche minori occorre puntare sulla parità di genere per rafforzare la qualità della composizione del funzionamento del board e dell’organo di controllo. Banca d’Italia monitorerà l’adeguamento: la violazione non comporterà la decadenza dell’organo per mancato raggiungimento della quota di genere (in base al decreto ministeriale 169 del 23 novembre 2020) ma solo l’irrogazione delle sanzioni amministrative previste dal Testo unico bancario.

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