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Più economia reale nei piani di Fondi pensione e Casse

di Guido Gentili


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(Imagoeconomica)

2' di lettura

Fronteggiare l'emergenza demografica con un Welfare più efficiente e inclusivo. E sostenere l'economia reale. Gli investitori istituzionali, cioè fondi pensioni, casse di previdenza e fondazioni bancarie, potrebbero giocare su questi terreni una partita molto importante, se non decisiva.

Partiamo dal sostegno all'economia reale. La recentissima indagine della Mercier indica che nel panorama europeo l'Italia è il fanalino di coda, del resto in linea con i dati sulla crescita del Pil. I fondi pensione investono solo il 7% in azioni italiane rispetto ad una media europea del 12% e punte molto più alte come Belgio (30%), Francia (28%) e Spagna (19%).

I dati Covip (l'autorità che vigila sui fondi pensioni) a loro volta evidenziano che le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari assommano a 167,1 miliardi, pari al 9,5% del Pil e al (solo) 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. E come investono i fondi? Gli investimenti nell'economia italiana sono pari a 36,7 miliardi, il 27,7% del patrimonio dei fondi, e i titoli di Stato (28,3 miliardi) fanno la parte del leone. Mentre sono molto marginali gli impieghi in titoli di imprese italiane: 3,7 miliardi, meno del 3% del patrimonio, di cui 2,5 miliardi in obbligazioni e 1,2 miliardi in azioni.

Discorso analogo per le Casse di previdenza, che investono nell'economia italiana – in immobili e titoli domestici- 34,4 miliardi, pari al 40,3% delle attività totali. Nei 34,4 miliardi primeggia la quota immobiliare (18,7 miliardi) seguita da quella dei titoli di Stato (8,4 miliardi) mentre gli investimenti in titoli emessi da imprese italiane si attestano a 4,6 miliardi, il 5,5% delle attività totale, di cui un miliardo in titoli di debito e 3,6 miliardi in titoli di capitale (che comprendono circa un miliardo di quote della Banca d'Italia).

Insomma, ci sarebbe spazio per fare molto di più. Così come, visto il trend demografico e il gap sempre più profondo tra coloro che percepiscono le prestazioni pensionistiche e coloro che contribuiscono a finanziare le prestazioni, ci sarebbe necessità di mobilitare più attenzione attorno alla previdenza complementare e, in generale, su come mettere in pista un sistema di Welfare sostenibile non solo finanziariamente.

La sfida è anche, e soprattutto, culturale, in un paese storicamente bancocentrico, a corto di public company e ricco sì di imprese piccole e medie di successo ma restìo a puntarci sopra. E un Paese (come dimostra il libro di Marco lo Conte “Che ne ho fatto dei miei soldi”, Sole 24 Ore editore) che ha un enorme problema di alfabetizzazione finanziaria. L'Italia è penultima tra i paesi Ocse, ultima è la Colombia. Non c'è altro da aggiungere.

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