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Più estero ed e-commerce per il rilancio C.P. Company

di Giulia Crivelli


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2' di lettura

Da qualche anno i marchi del prêt-à-porter e del lusso hanno scoperto il potenziale creativo e commerciale del casualwear e nel 2017, secondo i dati elaborati da Bain, a crescere di più nell’alto di gamma sono sneaker, parka, t-shirt e jeans. Di lusso, naturalmente (si veda anche Moda24 del 3 novembre). Ma l’Italia, come quasi sempre accade nella moda e non solo, ha avuto in questo settore dell’abbigliamento un pioniere assoluto, il creativo bolognese Massimo Osti: negli anni 90 fu lui, di fatto, a inventare lo sportswear da città, dando vita a marchi e aziende.

Una delle sue creature più famose, oltre a Stone Island, è C.P. Company, che sta vivendo una fase particolarmente felice, grazie al rilancio orchestrato dalla Tristate Holdings, gruppo di abbigliamento di Hong Kong che fa capo all’imprenditore Peter Wang e che rilevò C.P. Company dalla Fgf di Enzo Fusco alla fine del 2015.

«Il marchio è nato nel 1975 e la sua notorietà è rimasta intatta negli anni, nonostante le alterne fortune commerciali – spiega Leo Scordo, direttore generale di C.P. Company, forte di una quasi ventennale esperienza nel gruppo Zegna –. È sorprendente come su internet si incontrino e scambino opinioni e ricordi i fan della prim’ora del marchio. Poi ci sono i giovanissimi, che postano sui social le foto con la “Goggle jacket”, forse il capo più iconico di C.P. Ora che Tristate ha messo capitali freschi, partendo da una visione di medio periodo, la crescita dei prossimi tre anni è sicura, perché le basi sono solidissime».

Entro il 2020 Scordo punta ad aprire 15 negozi monomarca nel mondo, partendo quasi certamente da Milano, appena trovata la location giusta, e a portare l’incidenza dell’e-commerce al 10% delle vendite. «In mercati come Germania, Francia, Medio Oriente, Est Europa, cresciamo del 20-30%. E lo facciamo con collezione ancora piccole, fatte in sostanza di capispalla. Quando le integreremo con maglieria e altre categorie, sell-in e sell-out aumenteranno di molto».

Tristate non rilascia dati sui singoli brand che ha in portafoglio, ma è ragionevole pensare che il fatturato sia intorno ai 20 milioni. Quando, nel 2010, la Fgf di Enzo Fusco comprò C.P. dalla Sportswear Company di Carlo Rivetti, i ricavi erano di circa 7 milioni, raddoppiati nel 2014 e con un export intorno al 75%: numeri che confermano le potenzialità del brand, a fronte di investimenti in retail e collezioni.

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