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«Più fiducia alle imprese che a governi e istituzioni»

Un sondaggio globale presentato a Londra indica come le persone siano oggi più disposte a fidarsi del business: a determinate condizioni

di Nicol Degli Innocenti


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(AFP)

3' di lettura

Solo le imprese possono salvare la democrazia e il capitalismo: la fiducia della gente nelle istituzioni, nei governi, nei media e perfino nelle organizzazioni non governative è crollata ai minimi, secondo l’ultima edizione dell’Edelman Trust Barometer 2020, presentata martedì a Londra.

Per la prima volta nella storia del sondaggio globale, che viene condotto ogni anno dal 1999, la fiducia nelle imprese ha superato la fiducia nelle ONG, considerate poco trasparenti. La gente è disposta a fidarsi delle imprese a patto che siano etiche, trasparenti e capaci di comunicare in modo efficace i propri valori.

«L’era della fiducia è finita, adesso spetta al business farsi parte attiva - ha detto Richard Edelman, ideatore del Trust Barometer -. Non bastano più le parole e le promesse, servono comportamenti etici e le tre parole-chiave sono integrità, scopo e affidabilità. La questione della fiducia, che studiamo da vent’anni, è complessa ma importante, perché guarda avanti e determina i comportamenti futuri, mentre la reputazione riguarda il passato».

Secondo quanto rilevato dal sondaggio, condotto in 28 Paesi a fine 2019, la gente vorrebbe vedere più cooperazione fattiva tra imprese e governi e tra imprese e ONG. Il 92% degli interpellati vorrebbe che gli amministratori delegati e i dirigenti delle imprese uscissero dai loro uffici e sale riunioni e parlassero di più e più apertamente sui grandi temi come l'ineguaglianza e le disparità di reddito, l’uso etico della tecnologia, l’automazione e il suo impatto sui posti di lavoro, l’emergenza ambientale.

La gente spera anche che il business possa portare soluzioni ai loro problemi concreti. «La gente ha un senso come di vertigine, si sente mancare il terreno sotto i piedi - ha spiegato Edelman -. La maggioranza ha paura di perdere il lavoro, ritiene che in futuro avrà un reddito inferiore a quello attuale, non si fida dei leader politici a causa delle bugie dette e delle promesse non mantenute e non si fida dei media a causa del proliferare di fake news».

In questa epoca di grande incertezza, i governi tendono a optare per soluzioni di breve termine e questa è la situazione attuale. La crisi finanziaria, una serie di scandali, le fake news amplificate dai social media hanno minato la fiducia della gente nel sistema democratico e nel capitalismo.

«Lo shock maggiore del sondaggio di quest’anno è che per la prima volta la maggioranza (56%) ritiene che il capitalismo stia facendo più danni che del bene - afferma Edelman -. Il sistema di libero mercato deve cambiare e riprendere quota per sopravvivere». Le imprese hanno un ruolo cruciale da giocare in questo ma devono cambiare e non curarsi solo degli azionisti ma avviare un dialogo e una maggiore cooperazione con i dipendenti, con i clienti e con la comunità nella quale operano.

Anche la fiducia nelle imprese è calata, in seguito a scandali come quello sulle emissioni diesel truccate in Germania. «È difficile sovrastimare l’impatto sui tedeschi di uno scandalo che ha coinvolto i maggiori nomi della principale industria del Paese, che hanno mentito e hanno cercato di nascondere le loro bugie», ha detto Edelman.

Anche il settore tech, che per lungo tempo è stato “santificato”, adesso ha perso la posizione di eminenza perché la gente ritiene che non sia sufficientemente regolamentato, che non paga le tasse che dovrebbe e che non è abbastanza trasparente. La convinzione, che emerge dal sondaggio in tutti i Paesi, è che i governi non abbiano le competenze e le conoscenze per tenere il passo con i progressi della tecnologia e quindi non siano in grado di gestire le nuove sfide e tenere in riga i giganti del settore.
L’altro cambiamento di rilievo è che la fiducia è diventata locale, sottolinea il sondaggio: la gente tende a fidarsi di più delle persone, dei politici e delle imprese che conosce e che frequenta, non delle grandi istituzioni che sono viste come remote e giudicate inaffidabili.

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