INTERVISTA A GIANLUCA BASILE

«Più fondi per riqualificare gli impianti sportivi»

Il commissario straordinario per le Universiadi di Napoli: necessario coordinarsi con il Coni che gestisce risorse per sport e periferie e le mette a bando; si potrebbe ripetere il modello su scala regionale e continuare a investire


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Un momento delle manifestazioni che si sono tenute per la XXX Universiade 2019

4' di lettura

La Mostra D’Oltremare di Napoli in questa estate 2019 è diventata un quartier generale dello sport e non solo di quello napoletano: un ruolo che sembra cucito su misura per questo grande contenitore di impianti e uffici, aree espositive, monumento sotto tutela, da tempo in cerca di una nuova missione. Anche dopo le Universiadi (Olimpiadi degli universitari) – che si sono svolte in Campania dal 4 al 14 luglio con grande fermento di cittadini, turisti, sportivi, delegazioni, accompagnatori – gli uffici dell’Agenzia regionale e quelli del Commissario Gianluca Basile a cui è stato prorogato l’incarico fino a fine anno continuano ad essere aperti e in attività.

Prima di luglio si lavorava in un’ala alla costruzione degli impianti; nell’altra alla organizzazione dell’evento e dei servizi connessi. Oggi sia nell’una che nell’altra area del quartiere generale si lavora prevalentemente alla redazione di un bilancio. Il lavoro è stato affidato alla Ptsclas Spa, che già sei era occupata di un lavoro del genere per Expo.

Commissario Basile, quali risultati scaturiscono dalla esperienza Universiadi? Qual è il bilancio?
Siamo in fase di raccolta dati, non abbiamo ancora risultati. Sono stati distribuiti numerosi questionari. Inoltre stiamo fornendo un mare di dati che nei 15 giorni dell’evento avevamo potuto solo registrare. Una ricognizione, insomma, che non è da poco. Poi la Ptsclas farà un bilancio economico, sportivo e sociale. Sarà molto interessante leggerne le conclusioni.

In attesa del bilancio di un ente terzo, commissario, qual è il suo rendiconto?
Senza dubbio positivo. Abbiamo avuto 300mila persone che hanno acquistato ingressi nei dieci giorni. Abbiamo avuto l’attenzione di televisioni di mezzo mondo: e questo, ne sono convinti gli albergatori, produrrà altri effetti indotti sul medio lungo periodo. Il nostro sito, a esempio, è stato molto utilizzato. Moltissimo direi. Tra i volontari abbiamo coinvolto più di 4mila giovani i quali hanno avuto l’occasione di fare un’esperienza importante nella organizzazione di un grande evento. Un’esperienza che potrà essere utile per una nuova occupazione più duratura.

A proposito dei volontari, c’era un ritardo nei pagamenti dei rimborsi spesa? A che punto siete?
Abbiamo avviato i pagamenti. Con un pò di ritardo ma stiamo recuperando. E per fine settembre avremo saldato tutti i rimborsi.

Più in generale come procedono i pagamenti?
È chiaro che la contabilità di 270 milioni spesi in meno di un anno, con gran parte della somma spesa in una decina di giorni ha una sua complessità. Oggi abbiamo materialmente saldato il 50% delle partite. Sulle altre stiamo lavorando. Siamo certi di aver risparmiato sull’intera cifra almeno 10 milioni. Potrebbe esserci stato un ulteriore risparmio di 15 milioni su opere da completare dopo le Universiadi.

Ci spieghi meglio, c’è una coda di lavori in corso?
Proprio così, ed era previsto sin dall’inizio. Dopo l’evento avevamo alcuni impianti da completare. Come lo stadio San Paolo a cui abbiamo consegnato gli spogliatoi ristrutturati pochi giorni fa. Poi c’erano alcune opere da avviare: per queste abbiamo fatto la progettazione e preparato i bandi, ma della realizzazione si occuperanno gli enti locali. Si tratta di stadio Collana, Albricci, Arechi, quello di Mondragone e di Afragola, per citarne qualcuno.

Mentre gli ultimi cantieri si chiudono è già cronaca di questi giorni la difficile manutenzione delle strutture: il verde è secco, la pulizia carente. Come tutelare il patrimonio?
Servono fondi ad hoc, inutile sperare che, senza altre risorse dedicate, gli enti locali o le associazioni sportive possano provvedervi. Penso sia necessario coordinarsi con il Coni che gestisce fondi per sport e periferia e li mette a bando. Si potrebbe ripetere questo modello su scala regionale e continuare a investire. Ecco, si deve continuare a investire, affidare a società private la gestione e pretendere che queste svolgano un ruolo sociale.

Veniamo al bilancio sociale.
Direi che fa tutt’uno con quello sportivo. La Campania ha vinto 12 medaglie svelando talenti finora poco noti. Tanti giovani del territorio si son potuti misurare anche in questo caso con gare difficili e concorrenti di alto livello. I giovani delle Facoltà di scienze motorie, a esempio, hanno avuto il loro battesimo in molti casi in un agonismo di livello internazionale. Ma direi che l’esperienza è stata preziosa anche per Federazioni, organizzazioni sportive, per il Coni regionale. E tutto ciò lascia un’ eredità che si potrà verificare nel tempo: si pensi che già ad ottobre la piscina Scandone sarà nuovamente terreno di gara.

Quindi oggi con una dotazione impiantistica di buon livello la Campania può candidarsi a ospitare altri eventi. Lo sta facendo? In questo modo si potrebbe anche assicurare risorse per la manutenzione.
Si può e si deve fare. Gli impianti ci sono e anche il knowhow nell’organizzazione anche. La Campania può ospitare qualsiasi campionato europeo o mondiale . Non resta che partire.

Se lei dovesse partire daccapo cosa cambierebbe dell’esperienza fatta per le Universiadi?
Penso che si debba separare la realizzazione delle infrastrutture dalla organizzazione dell’evento. Come si sta facendo per Milano Cortina. E sopratutto penso che si debba partire prima e disporre di un tempo più lungo. Ciò può consentire di anticipare la promozione e attrarre più ospiti. Noi alla fine ce l’abbiamo fatta, ma intorno a noi c’era molto scetticismo. E poi, arrivare a montare l’ultimo sediolino del San Paolo due giorni prima della cerimonia inaugurale è stato davvero un incubo!

Cosa ripeterebbe?
Abbiamo fatto la scelta giusta quando abbiamo deciso di ristrutturare gli impianti esistenti anzicché costruirne nuovi. Così come per il villaggio degli atleti, penso sia preferibile usare strutture esistenti .

Se dovesse coordinare l’organizzazione di un altro evento sportivo, sempre in Campania? Questa volta punterebbe su nuovi impianti?
Assolutamente, no. Continuerei a riqualificare. Ma le strutture ci sono, e adesso le abbiamo r estituite al territorio. A chi ne aveva diritto, ma in tanti casi non le aveva mai viste in funzione.

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