LE NUOVE SFIDE DELLA CERAMICA

Più formazione per capitalizzare gli investimenti

Dopo l’impegno per il lancio delle grandi dimensioni, il settore punta sulla crescita degli installatori e sull’informazione ai consumatori

di Ilaria Vesentini


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La nuova fabbrica 4.0 di Florim a Fiorano Modenese. L’azienda ceramica ha messo in funzione 26mila mq di pannelli fotovoltaici, che si aggiungono ad altri 19mila mq già esistenti

3' di lettura

«Siamo reduci da 2 miliardi di euro di investimenti in tecnologie 4.0 negli ultimi cinque anni, prevalentemente per le grandi lastre, che aprono al settore ceramico utilizzi finora inesplorati sia nell’arredo sia nell’architettura da esterni. Dopo i cambiamenti radicali nel processo e nel prodotto, ora dobbiamo concentrare i nostri prossimi sforzi sul fine linea, sulla logistica, sull’area commerciale, sui servizi al cliente e sulla formazione non solo di nuovi talenti 4.0 da inserire nelle nostre fabbriche, ma anche dei consumatori globali, perché va diffusa la conoscenza dei valori della ceramica rispetto ai materiali alternativi». Insomma, dopo aver rivoluzionato l’hardware ceramico, è il momento di dedicarsi alla parte “software”. È, in estrema sintesi, il messaggio che lancia il presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani, guardando al percorso che nei prossimi anni attende il settore.

Per rientrare della scommessa in impianti e capacità produttiva fatta e bloccare l’emorragia di competitività sui mercati esteri il distretto di Sassuolo – dove si concentra l’80% dell’industria nazionale di piastrelle, in tutto 137 aziende, quasi 20mila addetti, 415 milioni di mq prodotti lo scorso anno per 5,4 miliardi di euro di fatturato - deve ora lavorare alla creazione del mercato «per un prodotto all’avanguardia, le grandi lastre, di cui siamo pionieri e dobbiamo perciò spostare gli investimenti in ricerca precompetitiva e in innovazione fuori dai reparti produttivi e focalizzarli sulla posa, perché è la fase di “installazione” delle lastre il principale neo della nostra filiera», ripete il presidente.

La scarsità di posatori specializzati in grado di trasformare la ceramica in un prodotto finito a regola d’arte, che sia un pavimento, un rivestimento o una facciata, è infatti il primo ostacolo alla crescita e la discriminante dei consumatori nella scelta del materiale. Si calcola che solo per posare gli 80 milioni di mq di piastrelle vendute ogni anno in Italia servirebbero 16mila posatori, quelli certificati che hanno seguito corsi ad hoc sono invece poche centinaia. È nata infatti quest’anno all’interno di Confindustria Ceramica la commissione Posa, già all’opera per verificare come funziona il sistema di qualifica dei posatori nel mondo (ci sono Paesi come Svizzera e Usa con albi appositi, altri come l’Italia dove è un far west) e diventare capofila di uno standard formativo unico internazionale nell’ambito della posa.

In parallelo al tema della posa corre quello dell’educazione dei consumatori e delle forze-vendita ai pregi della ceramica, il materiale più a lunga durata, salubre ed ecosostenibile che una famiglia si possa mettere in casa (non contiene plastica, è completamente riciclabile, igienico, anallergico, ignifugo, inodore e non rilascia sostanze nocive durante tutto il ciclo di vita) e che giustifica il costo più alto rispetto a vinili e moquette. «Valori di resistenza e durata che paradossalmente diventano difetti nella logica della casa usa-e-getta di certe grandi catene distributive dell’arredo ma che stanno tornando in auge per la crescente attenzione ai temi del benessere e dell’ambiente», commenta Savorani, annunciando la partenza in questi giorni della campagna pro-ceramica su social e web anche negli Usa, dopo il successo ottenuto dai video “in pillole” in tutta Europa (hanno già aderito alla campagna lanciata da Sassuolo produttori e distributori spagnoli, tedeschi, olandesi, cechi, polacchi).

E sempre lato “software”, l’industria ceramica sta scommettendo sulla formazione 4.0 di giovani talenti in grado di gestire le nuove fabbriche del distretto e i mercati globali: partirà a ottobre il primo master di II livello per preparare super-tecnici digitali di prodotto, di processo e di mercato, un percorso di specializzazione di 1.500 ore che partirà il prossimo mese con i primi venti iscritti, frutto della sinergia tra Confindustria Ceramica, Federchimica Ceramicolor, Università di Modena e Reggio Emilia, Alma Mater di Bologna e Centro ceramico.

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