digitalizzazione

Più giovani e modelli di impresa più etici: ecco la ricetta per la Fase 3

Il 59% vorrebbe entrare nel mondo del lavoro partendo da una startup, mentre solo il 27% privilegia le grandi aziende e il 14% un’agenzia

di Gianni Rusconi

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(bnenin - stock.adobe.com)

Il 59% vorrebbe entrare nel mondo del lavoro partendo da una startup, mentre solo il 27% privilegia le grandi aziende e il 14% un’agenzia


3' di lettura

La fase di riflessione, sicuramente dovuta, sulle modalità di ripartenza del Paese è alle spalle mentre la discussione sulle azioni da mettere in atto per affrontare il cambiamento che la pandemia ha inevitabilmente imposto, a tutti i livelli della società, è sempre di stretta attualità. Fra i tanti “suggerimenti” che la crisi legata al Coronavirus ha portato all’attenzione di manager e professionisti c’è sicuramente quello legato alla necessità di accelerare il percorso di digitalizzazione, funzionale a rendere più efficienti i processi produttivi e gestionali.

Un processo a lungo rallentato in Italia e che oggi emerge con tutte le sue lacune e criticità, come osservano da start2impact, una startup a vocazione sociale che fornisce, attraverso un’unica piattaforma Web, formazione teorica e pratica raccogliendo offerte di lavoro orientate al tema dell'innovazione. Ripartire anche, se non soprattutto, dai giovani, secondo Gherardo Liguori, co-founder e Ceo della società romana, è un imperativo da seguire per evitare che gli stessi giovani, se non coinvolti adeguatamente nei processi di riorganizzazione delle imprese, «paghino il prezzo più alto di questa crisi».

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Ai giovani, dice ancora Liguori, andrebbe invece assegnato un ruolo di primo piano nell’ambito dei progetti di “restart” dell'economia italiana, «puntando sulla loro sensibilità più marcata verso le istanze sociali e ambientali e su una mentalità imprenditoriale orientata a trasformare problemi in opportunità».I giovani come motore della digitalizzazione e come artefici dell’implementazione di nuovi modelli di business sono parte integrante, oggi, della visione strategica delle aziende italiane? Difficile dirlo in modo assoluto.

È più facile credere, come del resto conferma un recente sondaggio condotto proprio da start2impact, che il 59% dei giovani vorrebbe poter entrare nel mondo del lavoro partendo da una startup, mentre solo il 27% privilegia le grandi aziende e il 14% il debutto professionale in un’agenzia. Il Covid-19, e le incertezze che si porta dietro, pone ogni organizzazione e i rispettivi management a un bivio: tracciare con i giovani delle nuove linee di business grazie alle tecnologie disponibili e alle competenze digitali di cui sono oggi i principali fruitori e sostenitori oppure dare continuità a schemi di leadership e di operatività che appartengono all’era pre-Covid?

Anche in questo caso è difficile, se non impossibile, pensare a un’unica risposta. Investire sulla formazione continua è in ogni caso la ricetta a cui tutti devono tendere, perseguendo il rinnovato interesse nei confronti dell'e-learning che si è manifestato chiaramente nei mesi del lockdown e poi proseguito (per molti) in regime di smart working.

«Per le figure legate al mondo dell’innovazione e del digital c’è una forte domanda che non potrà che aumentare ulteriormente nel corso dei prossimi mesi, a fronte di un’offerta decisamente minore», sottolinea ancora Liguori, che proprio sulla propria piattaforma ha implementato una sorta di “job market” dove le aziende possono postare i propri annunci di lavoro. E sui giovani, infine, si può concretamente appoggiare il concetto di poter creare un’occasione di cambiamento (cavalcando gli strumenti digitali) partendo dalle difficoltà anche più consistenti.

Da qui l’idea di start2inspire, un progetto che nei mesi scorsi ha lanciato la sfida di supportare realtà di vario genere (ristoranti, negozi ma anche piccoli uffici e liberi professionisti) per aiutarle a muovere i primi passi nel mondo digital per ciò che concerne la comunicazione con la propria clientela, la gestione delle attività social o l’avvio di un sito di e-commerce. E i risultati ottenuti, dal campo della ristorazione a quello del fitness, sembrano dare ragione alla visione di start2impact.

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