ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCalzature nelle Marche - Produzione di suole

Più green e globale il modello di business di Dami

di Michele Romano

Produzione suole. Sopra Elisabetta Pieragostini direttrice generale Dami a Lineapelle.

3' di lettura

Non essere solo un’azienda, ma provare a diventare un modello di business, di produzione e di policy aziendale in un comparto complesso come quello della produzione di suole per calzature. Una mission impegnativa per Dami, azienda del Fermano che affonda le sue radici nelle botteghe artigiane del Trecento: nata nel 1968 come laboratorio adibito a tranceria cuoio, all'intuizione di Alberto Catalini ed Ennio Pieragostini, oggi la proprietà è in mano a quattro donne: Michela ed Elisa Catalini e di Daniela ed Elisabetta Pieragostini, rispettivamente sorelle e cugine, le quali hanno avuto il coraggio di spingere sull’innovazione, di uscire dalla comfort zone, di occuparsi di ambiente e benessere della collettività, guardando anche oltre il tradizionale confine del distretto, visto che dei 18 milioni di fatturato, la metà arriva dall’export in particolare verso Germania, Spagna e Portogallo, paese quest’ultimo che è uno dei competitori più forti della calzatura italiana.

Per questi obiettivi green è nato il DWay, una sorta di agenda di eco-sviluppo che investe ogni aspetto della filosofia aziendale e che ha nel DLab il suo cuore: «È la nostra area di ricerca, sviluppo e creatività – spiega la direttrice generale Elisabetta Pieragostini – dove testiamo i materiali, progettiamo modelli (800 quelli disponibili) e creiamo i prototipi fino alla loro ingegnerizzazione e industrializzazione, supportando i clienti verso obiettivi di sostenibilità ambientale, design e funzionalità». Quella che ruota intorno allo stabilimento di Sant'Elpidio a Mare (60 addetti, ai quali si aggiungono i 20 che lavorano in Serbia, con 7 milioni di suole prodotte complessivamente ogni anno) è una vera e propria community tecnologica aperta e condivisa, madre del Recycled Eva (realizzato per almeno il 20% da scarti di calzature riciclate), del Nature Bio (suole derivanti da compound bio-based), di Re Sole (ricavate dal riuso di materiale di scarto in TR e TPU) e delle nuove stampanti 3D. Il loro utilizzo consente un processo tecnologico di ultima generazione, che garantisce una prototipazione rapida, un elevato livello di personalizzazione del manufatto, un recupero di materiali biologici e biodegradabili, la riduzione delle emissioni di carbonio, un taglio netto agli sprechi di materiali, una razionalizzazione e organizzazione produttiva basata sul lean management e l’aumento delle soluzioni creative. Tutto questo consente di tradurre in prassi l’idea di poter produrre on demand qualunque forma, taglia e colore di fondi per calzature e abbattere contemporaneamente i tempi del time to market. «Inoltre, grazie alle strutture lattice, il prodotto evolve - spiega Pieragostini -, mantenendo le caratteristiche tecniche del Tpu usato anche nella produzione tradizionale, ma con una struttura di suola reticolare e ad alveare, alleggerita nel peso e più funzionale alla confortevolezza». All’ultima edizione di Lineapelle, Dami ha presentato la nuova collezione realizzata con componenti eco-friendly: dalla bioplastica derivante da microalghe in eccesso (bloom) al liquid wood, un polimero composito termoplastico ottenuto da lignina, cellulosa e fibra di lino o altre piante, tutti materiali naturali, con l’aggiunta di additivi non sintetici.

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Pieragostini va ancora oltre: «Consapevoli dell'importanza di una logica di collaborazione in un tempo che ci ricorda ogni giorno di più, interdipendenza dei fattori economici e sociali, abbiamo deciso di costituire una vera e propria rete d’impresa con altre aziende che operano, insieme a noi, nel mondo degli accessori per calzature». Ad oggi, insieme a Dami, sono direttamente coinvolti il Suolificio Del Papa, che nel Maceratese produce fondi, e Top Model, che nel Fermano si occupa di prototipia e progettazione, che interagiranno per le rispettive competenze. L’imprenditrice parla con orgoglio di connessione e interrelazione come delle chiavi del futuro, che «devono stimolare i cambiamenti collettivi di ciascuno di noi e le imprese non fanno eccezione».

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