INTERVISTA A Antonio Alunni

«Più industria per lo sviluppo dell’Umbria»

Il presidente degli imprenditori: servono più investimenti in innovazione e manifattura

di Silvia Pieraccini

Antonio Alunni presidente di Confindustria Umbria

3' di lettura

Per l’assemblea pubblica di Confindustria Umbria, che si terrà giovedì 3 dicembre in streaming, il presidente Antonio Alunni ha invitato come relatori il leader nazionale degli industriali, Carlo Bonomi, e la presidente della Regione, Donatella Tesei, e ha scelto un titolo, “Umbria Industriale”, solo in apparenza scontato. «Umbria Industriale è un grido per avere più industria – spiega Alunni – perché avere più industria è l'unico modo per aumentare l’occupazione, la crescita e il benessere. È arrivato il momento di dirlo chiaramente».

Presidente, a chi lo vuole dire?
Ai cittadini. Il collegamento streaming ci dà l'opportunità di andare “oltre” il pubblico tradizionale dell’assemblea confindustriale e di parlare all’intera comunità. Stiamo promuovendo l’assemblea sui social network e con una campagna pubbl icitaria e speriamo che il dibattito, che durerà poco più di un’ora e sarà trasmesso sia sul nostro sito Internet che da alcuni media locali, sia seguito dai giovani ai pensionati, perché in ballo questa volta c'è il futuro. E visto che noi siamo la classe dirigente, il nostro ruolo è indicare la strada.

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E dunque cosa deve fare l'Umbria per superare la crisi?
Deve favorire l’industria, tornare a valorizzare l’intrapresa soprattutto manifatturiera, cosa che negli ultimi 20 anni è mancata. È un tema di cultura imprenditoriale; eppure ricordiamoci che se siamo un Paese civile, moderno, democratico, si deve a una storia industriale che oggi stiamo perdendo e mettendo in discussione.

Come si cambia la rotta?
Favorendo a tutti i livelli, nazionale e regionale, gli investimenti in ricerca e innovazione, che sono fondamentali proprio per l'industria; e migliorando la formazione del capitale umano, in sinergia tra scuola, istituzioni, impresa. Bisogna fare in modo che il privato torni un soggetto attivo e propositivo e bisogna dare il messaggio chiaro alla comunità che, faticando, si può riprendere a crescere.

Teme la rincorsa del posto pubblico?
La valorizzazione dell’intrapresa è un tema fondamentale in un momento in cui sta tornando in modo molto forte la statalizzazione dell'economia, il controllo del governo su ogni azione: il rischio più alto che il Paese può avere è scivolare verso una cultura pubblica e statalista. Sarebbe contro la storia e contro il futuro, e lo dobbiamo dire con forza e serietà.

Si potrebbe obiettare: allora fate vedere che ci sono imprenditori disposti a rischiare
Risponderei facilmente che noi rappresentiamo proprio chi fa impresa, chi si è messo in discussione, chi crea più valore di tutti nel Paese. Per questo gli imprenditori vanno valorizzati, visto che sembrano essere gli ultimi di una dinastia in via d'estinzione.

Per creare una cultura industriale bisogna ripartire dalla scuola?
Bisogna favorire la nascita e lo sviluppo di imprese industriali a tutti i livelli, in tutti i modi. Solo così si può pensare di riprendere il percorso di crescita e di benessere.

In Umbria vede scarso interesse per l'industria?
Non è una critica al territorio, ma se vogliamo tornare a crescere ci vuole più industria, e questo vale per l’Umbria come per l'Italia. Già prima del Covid l’economia umbra non stava andando bene, anche se l'industria – attenzione - è il settore che negli ultimi anni è cresciuto in termini di valore aggiunto.

Secondo l’ultimo aggiornamento congiunturale di Bankitalia, il 2020 si chiuderà con un calo del Pil regionale dell'11% (dati Svimez) e un forte grado di incertezza che grava sulla ripresa.
Appunto. Sappiamo tutti che la situazione è difficile e guardare indietro serve a poco. Invece dobbiamo guardare avanti e puntare, come ho detto, sulla ricerca, sui brevetti, sugli investimenti tangibili e intangibili: Industria 4.0 ha dimostrato il successo, bisogna insistere su questo, e anche sul trasferimento tecnologico.

Serve un cambio di passo?
Sì, bisogna cambiare passo e questo si lega a un tema annoso che è quello della semplificazione: va rimesso mano in modo strutturale alla riorganizzazione dello Stato e va ristabilito lo Stato di diritto, che oggi non c’è. Siamo un Paese straordinario e lavorare per migliorarsi adesso, quando anche gli altri Paesi sono in difficoltà, può aprirci delle opportunità in futuro.

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