Digital divide

Più linee dati in una rete Wan: la ricetta (pugliese) per la banda ultralarga

Uania ha creato una soluzione per fornire maggior connessione alle imprese nelle aree poco servite da infrastruttura in fibra ottica

di Gianni Rusconi

Reuters

3' di lettura

A darle vita, solo due anni fa, ci hanno pensato un 17enne, Giuseppe Di Pierro, incluso di recente nella lista dei 100 innovatori under 30 di Forbes, e uno specialista con esperienza decennale nei servizi informatici, Stefano Aversa.

Siamo a Monopoli, in provincia di Bari, non esattamente la culla per lo sviluppo delle nuove tecnologie in Italia.

Loading...

Eppure, Uania è nata proprio qui, e non ci ha messo molto tempo a farsi apprezzare per una soluzione - coperta da brevetto e completamente ingegnerizzata - in grado di aggregare le linee dati esistenti per garantire una maggiore larghezza di banda alle imprese (soprattutto di piccole e medie dimensioni) che operano in aree geografiche poco servite dalle infrastrutture in fibra ottica.

Due le componenti principali: un dispositivo plug and play (UaniaBox) e un servizio in abbonamento (UaniaCloud). L'apparato viene installato presso l'azienda che già dispone di una linea a banda larga (fissa, mobile o satellitare), si sostituisce al router dell'operatore e assicura la connettività appoggiandosi ai server della società ospitati presso il data center di via Caldera a Milano.

Cancellare il digital divide

In Italia sono circa 11,2 milioni le persone che attualmente non hanno accesso alla banda ultralarga e (dato ancora più preoccupante) sono ben 7mila le aree industriali (su un totale di 11mila) che non possono sfruttare la connettività fino a 100 megabit per secondo.

Se gli interventi previsti dal recovery plan, con oltre sei miliardi di euro destinati alle nuove reti in fibra e al 5G, risolveranno l'atavico problema del digital divide lo possiamo al momento solo sperare. Resta il fatto che a pagare dazio per le connessioni lente e instabili sono migliaia di imprese e professionisti.

Ed è su questo piano che entra in gioco Uania. L'intuizione di Dipierro è stata infatti quella di sfruttare le peculiarità delle reti Wan (Wide area network) “software defined” per creare un unico canale in cui far convergere le linee di operatori diversi.

Una “Wan In One” (gioco di parole dal quale prende il nome la startup), insomma, che permette di aumentare la velocità di connessione là dove la disponibilità delle reti ultrabroadband è per l'appunto limitata, e quindi i piccoli centri periferici, i distretti produttivi, commerciali e agricoli delle cosiddette aree grigie e bianche.

Problema complesso, soluzione semplice

Il principio che rende UaniaBox una soluzione di frontiera nell'ambito della connettività business è semplice ma a va a risolvere una problematica che i diretti interessati giudicano, senza giri di parole, “molto complessa”. In caso di interruzione di una linea dati, infatti, la tecnologia della startup permette alle aziende di lavorare sulle altre reti disponibili (anche mobili) senza creare disservizi. Il tutto condito dalla possibilità di cambiare facilmente operatore telefonico e dalla compatibilità della soluzione con gli apparecchi di rete esistenti.

Ciò che garantisce Uania, in altre parole, è un sistema di business continuity legato alla connettività in banda larga e pensato per incontrare le esigenze di un ampio spettro di utenza attraverso una rete indiretta di distributori specializzati nel campo delle reti e dell'information technology (gli ultimi accordi, in ordine di tempo, sono quelli con Nethesis e Alias).

Versione per smart worker

Non siamo di fronte a una rivoluzione tecnologica (le soluzioni per l'aggregazione di banda esistono da tempo ma sono sempre state appannaggio delle grandi aziende nell'ambito di progetti di reti Secure-Wan) ma, come spiega l'ad di Uania, Christian Guiati, di una soluzione necessaria e facilmente accessibile (oltre che economicamente sostenibile) per le Pmi.

Si parla infatti di un canone mensile nell'ordine dei 200 euro al mese, assistenza e servizio compresi, e di un target di utenza molto variegato, che abbraccia aziende manifatturiere, realtà attive nell'ambito dei servizi di audio e video streaming, scuole, strutture turistiche e ricettive e le Pa locali dei comuni montani.

«La nostra prima vendita – spiega Guiati – risale al gennaio del 2020 e da allora sono alcune centinaia le box installate, mentre i partner che vendono la soluzione sono oggi una sessantina. Siamo appetibili perché un'azienda con 50 dipendenti non può lavorare con 30 o 40 megabit di banda ma ne ha bisogno almeno 100, e per averli a disposizione ha tre opzioni: chiedere all'operatore lo scavo per posare la rete in fibra, aspettare che arrivi Open Fiber oppure puntare sulla capacità di Uania e azzerare il rischio il rischio di fail over legato a possibili blackout del servizio».

Quanto agli sviluppi futuri, dopo il varo già avvenuto della release 2.0 del sistema operativo della UaniaBox, sono sostanzialmente tre le direzioni che la startup vorrebbe intraprendere. Una versione del dispositivo dedicato agli smart worker e piccoli uffici, una multi-site per aziende con più sedi distribuite (concessionarie, catene di negozi o supermercati che necessitano di connettere casse e trasferire dati in real time) e una terza versione per il mercato estero, Germania, Austria e Svizzera in testa.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti