la relazione di visco

Più nascite e immigrati contro il declino

di Fabio Tamburini


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2' di lettura

«Alzando lo sguardo oltre l’orizzonte della congiuntura non possiamo ignorare il rischio, implicito nelle tendenze demografiche, di un netto indebolimento della capacità produttiva del Paese e la prospettiva di una forte pressione sulle finanze pubbliche». Nelle considerazioni finali del governatore Ignazio Visco, tenute ieri in occasione della relazione annuale della Banca d’Italia, vengono accesi i riflettori su un fenomeno che segnerà l’Italia del futuro: l’invecchiamento rapido della popolazione, destinato a far saltare gli equilibri tra generazioni rendendo i conti pubblici ancora più insostenibili di quanto siano attualmente. Qualche numero, sempre citato da Visco, lo conferma. Da qui al 2030, senza il contributo dell’immigrazione, la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni diminuirebbe di 3 milioni e mezzo, calando di altri 7 milioni nei successivi 15 anni.

Insomma, una catastrofe. Ben sintetizzata dal punto di caduta: oggi, per ogni 100 persone tra i 24 e i 60 anni ce ne sono 38 con almeno 65 anni.

Tra 25 anni ce ne sarebbero 76. Visco definisce «preoccupanti» sia «l’incapacità del Paese di attirare forze di lavoro qualificate dall’estero», sia «il rischio concreto di continuare a perdere le nostre risorse più qualificate e dinamiche». Si può aggiungere che la quasi totalità della politica, assorbita dal teatrino quotidiano, ignora che l’orologio biologico non lascia scampo e rischia di condannare l’Italia a un tramonto ancora più rapido di quanto possa immaginarsi.

La necessità è che il contrasto dell’invecchiamento progressivo della popolazione italiana diventi una priorità. Anche per la politica, a partire da quella nazionale. Serve un piano che preveda interventi a tutto campo: incentivi alle nascite, assistenza alle famiglie, un progetto che renda gli asili nido un servizio disponibile e non un miraggio, il riconoscimento della maternità e della paternità come valore per l’intera società (e non un ostacolo agli avanzamenti professionali). Sia chiaro che sono necessarie scelte coraggiose, non pannicelli caldi destinati a risultare irrilevanti. Per contrastare un fenomeno demografico di tale portata occorre determinazione, volontà d’investire, fantasia.

Nella relazione di ieri il linguaggio felpato scelto da Visco ha escluso ogni polemica diretta con le posizioni salviniane sulla immigrazione pur sottolineando la possibilità che gli immigrati possano «dare un contributo alla capacità produttiva del Paese» nonostante «le difficoltà che incontriamo nell’attirare lavoratori a elevata qualificazione così come nell’integrazione e nella formazione di chi proviene dall’estero».

Non sono gli unici passaggi della relazione che sposano posizioni opposte a quelle sovraniste. Sull’Europa il giudizio è netto: «L’appartenenza all’Unione europea è fondamentale per tornare su un sentiero di sviluppo stabile». E ancora, proprio in chiusura dell’intervento: «Senza l’Europa saremmo stati più poveri; lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario». Ma anche in materia fiscale ogni riferimento alla flat tax risulta accuratamente evitato sottolineando, al contrario, che «il Paese ha bisogno di un’ampia riforma fiscale» e che ciò deve avvenire interrompendo gli interventi estemporanei e disegnando «una struttura stabile che dia certezze a chi produce e consuma, investe e risparmia».

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