ECONOMIA CIRCOLARE

«Più progetti green e tecnologia nel futuro di Maire Tecnimont»

Parla il presidente Di Amato: «Investiamo sul riciclo e sulla chimica del futuro. I rifiuti? Il petrolio del terzo millennio».Nuovo centro ricerca nella sede storica in via Tiburtina a Roma

di Nicoletta Picchio


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Progetto in corso per il cliente Gazpromneft a Mosca

4' di lettura

Da Roma nel mondo, in 45 paesi con 50 società, per poi chiudere il cerchio e ripartire dalla Capitale nella sfida della transizione energetica, con il rilancio della sede storica di via Tiburtina, oggi centro di eccellenza per la ricerca del gruppo, e un altro polo alla Magliana, dove lavorano ingegneri e tecnici.

È quella “circolarità” che Fabrizio Di Amato, presidente del gruppo Maire Tecnimont, ha intuito prima ancora che il green deal diventasse la parola chiave quotidiana dell’economia e della politica. Lui che nasce in uno dei settori più tradizionali, gli impianti petrolchimici, e ora ha nel gruppo uno stabilimento tra i più innovativi nel riciclo della plastica, a Bedizzole, in provincia di Brescia, in grado di produrre a regime circa 40 mila tonnellate all’anno di polimeri riciclati. «Siamo andati in retromarcia», dice con una battuta Di Amato, nel suo ufficio di piazzale Flaminio, a Roma. E poi spiega: prima i tecnici dell’azienda hanno individuato il prodotto finale da realizzare, poi è stato studiato il processo di riciclo che avrebbe consentito di concretizzarlo, partendo da materiali plastici di scarto.

«Un percorso virtuoso, un esempio reale di economia circolare», continua Di Amato, mentre accende il maxi schermo per proiettare il video dell’impianto di Bedizzole nel bresciano, con tutti i processi produttivi: si vedono i rifiuti plastici, provenienti sia dalla produzione industriale sia dalla raccolta urbana differenziata, i ganci che li sollevano, i contenitori dove vengono selezionati sia per colore sia per peso specifico, infine il polimero finale. Un impianto che ha un’efficienza di recupero del 95%, e che punta a superare il gap qualitativo tra plastica riciclata e vergine.

Ma sul versante green ci sono anche altre iniziative, come l’accordo firmato a giugno del 2019 con Eni, per la conversione di rifiuti urbani secchi e plastiche non riciclabili per la produzione di idrogeno e metanolo, nelle raffinerie di Porto Marghera e Livorno.

«Già dieci anni fa ho aggiunto all’attività tradizionale del gruppo un’azione forte sulla transizione energetica», dice Di Amato, che ha creato proprio una società ad hoc all’interno del gruppo, la NextChem. «Il nome dice tutto, è la chimica del futuro». E quindi si studiano tecnologie per la riduzione dell’impatto ambientale in tre direzioni: i processi di trasformazione tradizionali nel settore oil&gas, utilizzando energia da fonti rinnovabili; l’economia circolare, l’individuazione di materie prima sostitutive del petrolio e soluzioni per produrre bio-carburanti e bioplastiche da fonti rinnovabili.

Un’attività in crescita che beneficia della piattaforma internazionale di ingegneria del gruppo Maire Tecnimont, oggi arrivato a oltre 3,6 miliardi di euro di fatturato, che ha circa 10mila tra dipendenti e collaboratori, soprattutto ingegneri e tecnici, titolare di 1300 brevetti. Il gruppo ha una quota di mercato del 30% in termini di capacità installata di impianti di poliolefine su licenza di terzi, il 54% nelle licenze di tecnologie urea ed è tra i leader nelle tecnologie per la produzione di idrogeno, recupero zolfo e tail gas.

«Nei paesi in via di sviluppo c’è grande e continua richiesta di questi impianti, abbiamo allargato il raggio al Sud Est asiatico, ci attendiamo una forte crescita dell’Africa, vista la grande dotazione di materie prime», continua Di Amato. È nell’ impiantistica che ha mosso i primi passi come imprenditore, a 19 anni, con tre dipendenti. Il salto più importante lo compie nel 2004, con l’acquisizione di Fiat Engineering dal gruppo Fiat, trasformandosi in general contractor e cominciando l’espansione all’estero. Nel 2005 ne avviene un’altra: Di Amato (che è nato nel 1963) compera Tecnimont da Edison, espandendosi nel petrolchimico e nell’oil&gas, un’operazione valutata come la seconda più importante in Italia. Nel 2007 avviene la quotazione in Borsa, attualmente il flottante è circa il 49%, mentre Di Amato mantiene per sé il 51. Subito dopo Di Amato completa l’acquisizione della controllata indiana, con sede a Mumbai, dove lavorano 3mila ingegneri. Seguono la Stamicarbon e la Kinetics Technology, grazie alle quali il gruppo allarga le proprie competenze. Decenni di impegno, che gli hanno portato nel 2016 l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro.

Dal suo quartier generale romano (ha anche una grande sede nelle due torri Garibaldi a Milano con uffici e centri di ricerca) guarda non solo le cupole delle chiese di piazza del Popolo, ma anche al futuro dell’azienda nei prossimi dieci, vent'anni: «mi immagino un gruppo sempre più tecnologico, più sostenibile e più digitale, settori in cui stiamo investendo molto. La sfida green vogliamo vincerla, utilizzando una materia prima di ingresso sempre meno fossile», dice l’imprenditore romano, che nella ricerca per la trasformazione energetica ha investito negli ultimi cinque anni 50 milioni.

Per l’impianto di Bedizzole, che è entrato in piena attività a fine 2018 dopo tanti anni serviti per lo sviluppo tecnologico e la sua realizzazione, Di Amato, stimando in media un anno per la sola costruzione, sta studiando con i suoi collaboratori «un piano d'azione nei confronti degli stakeholder. Ne vorremmo realizzare altri, in Italia e all’estero, standardizzando gli iter autorizzativi per accelerarli. I rifiuti sono il petrolio del terzo millennio».

Anche l’accordo con Eni per Livorno e Porto Marghera si concretizzerà nei prossimi mesi: «saranno i primi impianti al mondo di questo tipo per bioraffinerie, con una tecnologia tutta studiata al nostro interno». E già sono maturate altre novità, come lo studio attualmente in corso nella sede romana di via Tiburtina per estrarre dalle alghe componenti ad alto valore aggiunto come gli Omega tre e il betacarotene, o ancora l’amido come base per la produzione di polimeri: «Vorremmo arrivare a miscelare un polimero biodegradabile, che può avere uno sviluppo in produzioni di nicchia, anche nella cosmetica». Il green deal in Maire Tecnimont è già una realtà.

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