scommessa sull’elettrificazione

Più rame e meno petrolio nel futuro di Bhp Billiton

di Sissi Bellomo

Il ceo Andrew Mackenzie (Reuters)

2' di lettura

Più rame, per cavalcare il boom dell’elettrificazione (e non solo dell’auto elettrica). E meno petrolio, grazie alla cessione delle attività nello shale oil americano che potrebbe avvenire entro fine anno. Sono questi i piani di Bhp Billiton , in parte ispirati dalle pressioni del fondo attivista Elliott Management , uno dei suoi maggiori azionisti con una una quota del 5,4%, che spinge per l’uscita dal settore degli idrocarburi.

Alla presentazione dei risultati semestrali, che mostrano utili in aumento del 25% a 4,1 miliardi di dollari, il ceo Andrew Mackenzie ha aperto uno spiraglio anche su un’altra delle richieste del fondo di Paul Singer, ossia la riunificazione della mineraria, che ha doppia sede legale (oltre che doppia quotazione) a Londra e a Sydney.

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«Di per sè la compagnia sarebbe più semplice se unificata – ha concesso Mackenzie – Se le stelle saranno allineate e ci sarà possibilità di creare valore, allora ci prenderemo il premio legato alla semplificazione».

Il ceo di Bhp – che questa settimana incontrerà Elliot e altri investitori per discutere la questione – ha comunque ribadito le sue riserve dopo la recente pubblicazione di una ricerca commissionata dall’hedge fund, che stima un potenziale guadagno di 22 miliardi di $per gli azionisti. «Per ogni studio che indica un forte premio ce ne sono altri che dicono che sarebbe rischioso», ha detto Mackenzie.

Quanto al petrolio, Bhp sta facendo un importante passo indietro. Le attività nello shale oil Usa – comprate nel 2011 e costate pesanti perdite – sono vicine alla vendita: il gruppo ha aperto la data room e si aspetta le prime offerte tra marzo e giugno. «Abbiamo ricevuto grande interesse da molti soggetti», assicura Mackenzie. «Stiamo approfittando del rafforzamento del mercato petrolifero».

La cessione degli asset, che hanno un valore di libro di 14 mliardi, potrà rafforzare ulteriormente il bilancio e remunerare gli azionisti, con cui Bhp si sta già mostrando generosa (anche se non quanto la concorrente Rio Tinto ).

Il dividendo a interim è salito a 55 cents, dai 40 cents di un anno fa, il massimo dal 2014 ma non abbastanza per la borsa, che ha punito il titolo con un ribasso del 4% a Londra.

Gli utili d’altra parte hanno deluso le attese, a causa di un aumento dei costi legato solo in parte a eventi eccezionali, come l’uragano Harvey negli Usa o il ciclone Debbie nel Queensland (Australia).

A trainare i conti di Bhp è stato il rame, che ha generato profitti per 3,2 miliardi di $ (+83%). Ed è proprio su questo metallo che la mineraria intende scommettere.

«Abbiamo forti piani di sviluppo», afferma Mackenzie, convinto che questa sia la strategia migliore per approfittare non solo della diffusione dei veicoli a batteria, ma anche dello sviluppo delle infrastrutture elettriche che si porterà appresso. «Il mercato del rame ha un altro ordine di grandezza rispetto a come potrà mai essere quello del cobalto o del litio», ricorda il ceo di Bhp.

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