a caccia di liquidità

Più ricorso all’arte a garanzia dei prestiti

L'attuale volatilità dei mercati finanziari spinge i collezionisti a porre le opere come collaterale della liquidità

di Maria Adelaide Marchesoni e Marilena Pirrelli

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L'attuale volatilità dei mercati finanziari spinge i collezionisti a porre le opere come collaterale della liquidità


4' di lettura

Il crollo del prezzo del petrolio da inizio febbraio e dell’indice S&P500 a Wall Street (S&P500) da inizio marzo hanno dato la stura alla caccia alla liquidità. Dopo i diversi crolli in borsa anche l’arte si è trasformato in un asset di garanzia per chiedere denaro alle banche. A New York un cliente del Fine Art Group ha chiesto finanziamenti con sottostante un dipinto da 10 milioni di dollari di Jean-Michel Basquiat e un’importante galleria londinese ha chiesto capitale per cogliere l’opportunità di acquisto di una collezione d’arte contemporanea. «Abbiamo avuto già un primo trimestre intenso, ma nelle ultime due settimane le richieste di prestiti con sottostante arte sono raddoppiate» ha spiegato Freya Stewart, ceo Art Finance e Group General Counsel di Fine Art Group. I timori negli States non si sono placati neanche dopo la dichiarazione del presidente Donald Trump dello stato di emergenza, anzi. Alcuni investitori hanno cercato liquidità nell’arte, ponendola come garanzia per poter approfittare di eventuali opportunità d’investimento sui mercati finanziari o per compensare il costo di coperture su vendite di titoli azionari. Del resto Ubs Group AG e Credit Suisse Group AG chiedono ai clienti di fornire garanzie aggiuntive, secondo il «Financial Times». Così l’attività di richiesta di credito su opere di Picasso e Warhol si sta espandendo, sebbene il mercato dell’arte sia quasi fermo. L’ultima fiera a New York, Armory Show , ha avuto un discreto successo, ma dopo la dichiarazioni di Trump le grandi gallerie – Gagosian, Pace, Zwirner e Hauser & Wirth – hanno deciso di chiudere e Frieze New York 2020 è stata cancellata. E dopo la cancellazione delle fiere in Asia, in primis Art Basel Hong Kong trasferitasi ora sull’online con 235 gallerie in Viewing rooms, ed Europa con la chiusura anticipata di Tefaf a Maastricht e il rinvio probabile di Art Basel a Basilea (prevista il 15 giugno) a metà settembre (come miart ), il mercato si sta bloccando del tutto. Le aste primaverili vengono monitorate di mese in mese. Le aste di Christie’s di arte australiana, vini e fotografia di marzo e aprile si svolgeranno online, mentre le aste di beni di lusso di Ginevra sono spostate da metà maggio alla fine di giugno-inizio luglio. Le aste di arte del XX secolo di metà maggio di New York sono previste in giugno, a partire dal 12 gli Old Master a seguire dal 23 Impressionist & Modern Art Evening Sale sino al 25 Post-War & Contemporary Art Evening Sale. Sotheby’s ha annunciato lo spostamento di tutte le aste di marzo e aprile sul web e l'asta di Milano in programma per aprile è stata rinviata all'11 giugno. Mentre Bonhams ha chiuso le salerooms fino al 21 aprile e Phillips rimandato tutte le aste.

La ricerca della liquidità
Il finanziamento con l’arte come collaterale ha valutazioni decorrelate dagli altri mercati finanziari, sia azionari che obbligazionari, oggi particolarmente volatili. «In Bank of America Corp in settimana molti collezionisti hanno richiesto di spostare l’investimento in essere da strumenti finanziari che quotano ogni giorno a mercati meno esposti come l’arte, altri invece dovevano compensare il costo delle coperture dopo il ricorso al prestito, un modo per ridurre il rischio» ha spiegato Evan Beard, dirigente dell’art-services della banca americana all’agenzia Bloomberg. Di solito in America le banche utilizzano nel wealth management tutte le attività del cliente per determinare la linea di credito e, in genere, prestano liquidità fino al 50% del valore della garanzia. E consentono ai clienti con grandissimi patrimoni (Uhnwi) di mantenere a domicilio l’opera con tassi sui prestiti almeno dell’1%. Per altri le finanziarie offrono finanziamento in tempi più rapidi ma a tassi più elevati. Secondo il Rapporto «Art & Finance» del 2019 di Deloitte, in quest’epoca di bassi tassi d’interesse già molti ricchi collezionisti d’arte avevano aumentato i loro prestiti garantiti da opere, saliti del 40% dal 2016 a oggi (dato di agosto 2019) fino a raggiungere il totale globale di 21-24 miliardi di dollari, con valori per singolo prestito tra i 18-20 milioni. Il Gruppo Fine Art è stato contattato da gestori patrimoniali, broker e collezionisti con sede a New York, Regno Unito e Hong Kong in questi giorni. «Probabilmente ci sono molti collezionisti in cerca di liquidità che non sanno che i finanziamenti basati sull’arte possono consentire un accesso veloce a capitale fresco» conferma Stewart. E la diffusione del coronavirus e la conseguente chiusura delle attività commerciali in molti Stati stanno spingendo gallerie e antiquari a prepararsi ad essere sufficientemente capitalizzati per un periodo di attività commerciale potenzialmente ridotta.

L’ARTE VA IN SOCCORSO DELLA LIQUIDITÀ
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Dove si può l’art lending
Ottenere un prestito in modo più veloce in paesi come il Regno Unito e gli States è possibile offrendo l’arte posseduta a garanzia, tipologia d’indebitamento ancora più ricercata oggi con la crisi da Covid-19. Gli attori sul mercato non mancano e fanno leva sulle diverse asset class rappresentate da collectible di lusso (arte, auto d’epoca, orologi, gioielli) consentendo ai clienti di ottenere liquidità con velocità, privacy e in alcuni casi senza avviare un’indagine sul merito del credito su tutto il patrimonio come avviene con le banche tradizionali. In Europa la mancanza di un quadro giuridico ha sinora frenato il mercato del prestito con sottostante arte. Non si riconosce all’arte lo status di asset class e non esiste una registro di carico dei beni mobili come l’US Uniform Commercial Code (UCC). In Italia in gennaio Fidartis si è presentata al mercato come advisor tra cliente e banca per semplificare il processo di finanziamento su pegno e ha due operazioni in corso.

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