l’indagine

Più sei ricco, meno siedi in Aula: la mappa di redditi e presenze in Parlamento

di Riccardo Ferrazza

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Da una parte i venti parlamentari più assenteisti da inizio legislatura; dall’altra i «superpresenzialisti», i dieci deputati e i dieci senatori che da febbraio 2013 hanno partecipato a quasi tutte le 22mila votazioni in Aula. Cosa accade se si calcola il reddito complessivo cumulato da inizio legislatura da ciascuna delle due squadre e lo si mette a confronto? Non c’è partita: il gruppo di chi “snobba” l’Assemblea è molto più ricco di chi, invece, non si perde una seduta. Ecco i numeri: alla Camera finisce 30 a 3,6 (milioni). Al Senato 23,2 a 3,9 (milioni).

Poveri ma presenzialisti, ricchi e assenteisti? L’equazione esiste, anche se non sempre è vera. Lo è sicuramente per Antonio Angelucci. Il deputato di Forza Italia, secondo i dati elaborati da Openpolis, detiene stabilmente la palma d’oro dell’assenteismo: il “re” delle case di cura e cliniche private romane, è risultato presente ad appena 86 votazioni elettroniche sulle 22.054 registrate da inizio legislatura. La questione è che l’imprenditore della sanità ed editore (Libero, Il Tempo e Riformista, chiuso nel 2012), villa nel parco dell’Appia Antica e una passione per le Ferrari, risulta anche uno dei parlamentari che dichiara redditi più alti. Se si sommano i valori delle quattro dichiarazioni patrimoniali di questa legislatura si arriva alla cifra di 15,2 milioni di euro. Dopo l’uscita dal Parlamento di Silvio Berlusconi per decadenza sancita dalla legge Severino nessuno fa meglio di lui.

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La stessa combinazione - poche presenze/alto reddito - si ritrova anche nel caso di Gregorio Gitti. Avvocato «specializzato negli ambiti societari, finanziario, bancario e della concorrenza» (dal suo curriculum), genero di Giovanni Bazoli (ha sposato la figlia Francesca), entrato in Parlamento con Scelta civica e passato al Partito democratico, è al decimo posto nella top ten degli «invisibili»: in Aula non si è presentato 7 volte su dieci e il suo reddito cumulato dal 2013 al 2016 è stato di 7,4 milioni di euro. Gitti è l’unico esponente dem nella lista dei super-assenteisti, specialità in cui dominano i partiti del centrodestra. Rocco Crimi (Forza Italia), ex tesoriere azzurro e farmacologo, ha un tasso di assenteismo dell’80% (quinto in assoluto) e redditi dal 2013 per 1,8 milioni di euro. Supera il tetto di 2 milioni Pasquale Maietta: commercialista 45enne di Latina (è stato anche presidente della squadra di calcio locale), il deputato e tesoriere di Fratelli d’Italia - finito nell’inchiesta “Olimpia” sulle presunte irregolarità nella gestione della piscina comunale del centro pontino - risulta assente nel 72,3% delle votazioni.

Se si passa al versante opposto della Camera, cioè tra i primi dieci per numero di presenze, i rapporti si invertono: molte presenze/basso reddito. Nella classifica (dominata dal Pd) si va dal 100% di Cinzia Maria Fontana (ex segretaria della Cgil di Crema) al 98,4% di Lorenzo Basso. A queste latitudini non ci sono paperoni: Fontana stessa non hai mai varcato la linea dei 100mila euro annui dichiarati e nessuno supera la soglia del mezzo milione di euro nel periodo 2013-2016. Perciò, se si sommassero tutti gli stipendi, questo gruppo sarebbe solo terzo nella graduatoria dei deputati assenteisti. Risultato finale a Montecitorio: assenteisti battono presenzialisti 30 a 3,6 (milioni).

DEPUTATI
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Si passa al Senato e il gioco si ripete. Niccolò Ghedini, esponente di Forza Italia e storico avvocato di Silvio Berlusconi, non frequenta l’Aula di Palazzo Madama: assente nel 99,23% dei casi. Il Cavaliere, disse qualche tempo fa Ghedini giustificando la sua condotta, «d’intesa con il capogruppo al Senato di Forza Italia, Paolo Romani, mi ha concesso la possibilità di fare politica fuori dal Parlamento». Quindi aula sì, ma di tribunale. Dove Ghedini come legale guadagna molto: circa 2 milioni di euro l’anno. Meno comunque di Giulio Tremonti: l’ex ministro dell’Econonia nei governi Berlusconi, ora iscritto al gruppo Gal, da quando è tornato alla sua attività professionale nello studio fiscale e legale ha visto risalire il suo reddito: da 940mila del 2013 ai 2,5 milioni dello scorso anno per un totale di 10,5 milioni di euro. In contemporanea sono crollate le sue partecipazioni ai lavori d’aula: assente in otto votazioni su dieci.

SENATORI
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Berlusconi mi ha concesso la possibilità di fare politica fuori dal Parlamento

I redditi 2013-2016 di Tremonti, sommati a quelli maturati nello stesso periodo degli altri nove colleghi che i critici hanno ribattazzato “senatori per hobby”, totalizzano 23,1 milioni di euro. Sei volte quanto può vantare la squadra dei “virtuosi” di Palazzo Madama: nella lista che va da Carlo Pegorer (Art.1-Mdp, impiegato, 99,89% di presenze) a Valeria Cardinali (Pd, dirigente di cooperativa sociale, 97,52%) ci sono solo due oltre i 500mila euro: sono un dirigente d’azienda (Federico Fornaro, Art.1-Mdp) e un avvocato (Giuseppe Luigi Cucca, Pd). In totale non si va oltre quota 4 milioni di euro. Metà di quanto ha cumulato nello stesso periodo Ghedini. Risultato finale a Palazzo Madama: assenteisti 23,1 milioni, presenzialisti 3,9 milioni.

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