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Più servizi in agenzia, riforma a rischio flop

La legge europea avrebbe dovuto estendere le competenze offerte

di Adriano Lovera

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(Adobe Stock)

La legge europea avrebbe dovuto estendere le competenze offerte


3' di lettura

L’era dell’agente 4.0 deve attendere ancora un po’. Di fatto non si è ancora realizzata l’apertura del mercato introdotta lo scorso anno con Legge europea (3 maggio 2019, n. 37) che ha modificato la legge 3 febbraio 1989 n. 39 sul tema delle incompatibilità e che mirava ad ampliare la gamma di servizi potenziali offerti dagli agenti, a partire da quelli più affini e richiesti come la mediazione del credito, la gestione degli affitti e l’amministrazione di condominio.

«Purtroppo è vero – conferma Gian Battista Baccarini, presidente nazionale della Fiaip –. Nonostante i principi generali della norma siano chiari, c’è bisogno ancora di chiarimenti ministeriali, su cui stiamo lavorando».

L’iter in Cdc
Nel pratico, tanti agenti immobiliari stanno provando, presso la relativa Camera di Commercio territoriale, ad aggiungere alla propria partita Iva un altro codice Ateco, diverso dal consueto “68.33.00 – Attività di intermediazione immobiliare”. L’intento è poter fatturare regolarmente altri servizi al cliente. Ma quasi sempre la risposta è negativa.«Ci sono differenze tra le varie Camere, ma in generale i funzionari, per non rischiare, si attengono alla vecchia norma e negano ogni commistione», aggiunge Baccarini. La conferma arriva dalla Camera di commercio di Milano-Monza-Brianza-Lodi, orientata a vagliare caso per caso, ma in linea di principio scettica: «La legge europea ha introdotto delle novità rilevanti, dando la possibilità agli agenti di iscrizione anche in altri settori di impresa – dichiara il consigliere Beatrice Zanolini –. C’è però la questione del conflitto di interessi, concetto nuovo introdotto dalla norma e che per ora lascia margine di interpretazione».

Rischio conflitto di interessi
Il Ministero ha già chiarito che l’amministrazione di condominio è incompatibile, ma non si è ancora pronunciato espressamente su altri ambiti come per esempio quelli di gestione di patrimoni, gestione servizi per affitti brevi, homestaging, consulenza creditizia, pur avendo anticipato che – trattandosi di servizi afferenti il settore immobiliare – possono far insorgere situazioni di incompatibilità. Sulla base di una rilevazione caso per caso, quindi, al momento è possibile che non venga accettata l’iscrizione se il settore può essere motivo di conflitto di interessi e in attesa di un orientamento definito a livello nazionale.Le associazioni di categoria, tra dicembre e gennaio, hanno incontrato il sottosegretario allo Sviluppo economico Alessia Morani, insieme ai dirigenti del settore Mercato e concorrenza dello stesso ministero, per arrivare presto a una circolare interpretativa dettagliata. Intanto a rimetterci sono gli agenti.«Il problema è ancora più sentito dai piccoli e da chi opera in provincia, dove la ripresa del mercato è assente», racconta al Sole 24 Ore Francesco Davalli, consulente immobiliare di Unicredit Subito Casa e presidente di Fimaa Mantova –. A Roma o Milano, un’agenzia di grandi dimensioni può ovviare il problema organizzandosi in forma di multiservizi, cioè diventare un luogo in cui il cliente incontra tanti professionisti diversi, capace ciascuno di rispondere alle varie esigenze riguardanti un acquisto. E comunque, tutti devono fatturare separatamente, non si può ancora agire con la partita Iva unica dell’agenzia . Ma soprattutto in provincia, è il singolo agente che non vede l’ora di allargare il ventaglio di soluzioni proposte. Solo così il mestiere può sopravvivere, cioè se l’agente diventa un consulente a 360 gradi. Se ci limitiamo alla sola compravendita, nel giro di poco tempo saremo spazzati via dall’avvento dell’on line”. Resta sullo sfondo un tema di impostazione della normativa italiana. La caduta delle incompatibilità nasceva su sollecitazione di Bruxelles, che ci chiedeva una sostanziale apertura del mercato.

Restano i paletti
Il Parlamento, invece, ha partorito un testo pieno di paletti, teso a consentire agli agenti di allargarsi verso il tema generale dei “servizi”, ma che nel contempo difende la categoria da ingressi esterni. L’attività di agente è preclusa per tutti i dipendenti pubblici e privati, con lo specifico dei dipendenti di banche e assicurazioni, resta proibito l’incrocio tra agente e «professioni intellettuali affini al settore», che dovrebbe significare ad esempio geometri, architetti, certificatori, e rimane l’incompatibilità tra l’intermediazione e l’attività di produzione/vendita, in sostanza imprenditori edili.Ma sono tutte specifiche che vanno messe nero su bianco. E non stupisce che le Camere di commercio aspettino un pronunciamento dettagliato del Ministero, per evitare di dar corpo a situazioni di conflitto.

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